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Travaglio e i travaglini, i 3 indizi. Milan, parliamoci chiaro Napoli, Higuain ci tiene a te. Curve di Roma, Taranto e Andria ringraziano

08.04.2017 00:00 di Mauro Suma   articolo letto 11252 volte

Marco Travaglio ha detto come noto che i soldi versati per l'acquisizione del Milan sono capitali di Silvio Berlusconi di rientro all'estero. E molti lo hanno seguito, condiviso, assecondato. Non siamo qui per fare piazzate o per lanciare anatemi. Per consentire a tutti di farsi un'idea, è sufficiente seguire semplicemente la traccia e l'inspirazione forniteci in settimana dal nostro buon amico Rossonerosemper su twitter. E' presto fatto: ricordate l' Operazione Fuorigioco del 26 Gennaio 2016, perquisizioni della Guardia di Finanza in tutte le sedi con quella del Milan sbattuta in primo piano? Sìquella! Le reazioni perfettamente in sintonia con una logica che definiremmo dei travaglini e del travaglismo sono perfino elementari da ricordare: “Hanno beccato Galliani“, “finalmente le mazzette allo scoperto” “cravattaro vattene” eccetera. Poi però si va a processo e al momento dei deferimenti il Milan non c'è. Galliani manco per idea. Gli unici risultati sono l’Inter (ma dai) che patteggia 29.000 euro, fino al Napoli che ne patteggia 10.000. Non è finita. Ricordate il Crac Parma? I titoli dei media italiani ed esteri misero in croce Adriano Galliani con un devastante danno d'immagine per lui e per la sua famiglia, ma alla fine sono stati deferiti la Lazio ed il Genoa. Non il Milan, non Galliani. Eppure anche qui nel frattempo la travaglite aveva già espresso le sue sentenze e le sue condanne. C'è ancora qualcosa di esemplare da ricordare: la presunta collaborazione di Galliani con Cosentino nell’ultimo mercato estivo, il celeberrimo lodo Mati Fernandez. “Guai” “Vergogna” “Scandalo!” “Il Milan tratta con un radiato“. L'unica prova era lo sfogo del Ds del Cagliari. Poi però, interrogato davanti alla Procura federale, lo stesso Capozucca è stato il primo a sminuire la vicenda. Nel frattempo in ogni caso la logica travaglina, la stessa dei soldi di ritorno dall'estero, aveva già radiato Galliani da ogni tipo di ordinamento sportivo. Si fa presto a parlare, molto meno a dimostrare. E ancor meno ad attendere la realtà dei fatti.

Quindi, alla luce di tutto questo, fino a prova contraria, la vicenda della cessione del Milan è una trattativa vera, seria. Certo anche controversa e contradditoria. Certo mediaticamente oscura e a tratti drammatica. Ma vera. E chi continua a provocare i tifosi del Milan con battute d'avanspettacolo sui social e con pretesti ridanciani che non mettono di buon umore proprio nessuno, ne tenga conto. Non ne prenda atto, perchè non siamo certo in uno studio legale, ma si faccia almeno un robusto nodo al fazzoletto. Il resto. Oggi non è il momento di tifare o di mettere le mani avanti. Non è il momento dei pasionari o dei democristiani (di liane negli ultimi tempi ce ne sono state fin troppe). E nemmeno della retorica, dal momento che è da Luglio dell'anno scorso che tutti hanno rievocato storicamente tutte le tappe, meravigliose e irripetibili, del Milan di Silvio Berlusconi. Ma siccome il Milan di Silvio Berlusconi viene ceduto perchè da cinque anni non è più sè stesso, questo è solo ed esclusivamente il momento del Milan. Del futuro del Milan. Del bene del Milan. I tifosi del Milan sognano un Club sempre più competitivo e coraggioso sul mercato, meno allusivo e più realista nelle dichiarazioni, una Società più serena nella tutela e nella valutazione del lavoro degli allenatori, ma naturalmente anche e soprattutto il ritorno delle ambizioni, della passione e della compattezza ad ogni livello societario. E pensano che il cambio di proprietà sia l'unica strada per arrivare a tutto questo. E' qui che nasce la posizione del tifo ed è qui che scatta il tifo. Sul quale, a favore del quale o contro il quale, è perfettamente inutile disquisire. Così è e ne prendiamo atto. Poi però ci sono le sensazioni più profonde di tutto un mondo che attiene al cuore del Milan, molto più vicino al Club e particolarmente addentro alle sfumature. Sappiamo bene che la stragrande maggioranza delle difficoltà incontrate da Yonghong Li è dovuta alla valutazione enorme che è stata data al pacchetto azionario del Milan. Non è una battuta e nessuno si offenda, se il Milan fosse stato messo in vendita alle condizioni e alle cifre di Roma e Inter, non solo ci sarebbe stato già il closing ma ci sarebbero stati molti più acquirenti. "Se" dopo il 13 e 14 Aprile non ci saranno più "se" e "se" il closing sarà davvero stato effettuato, i nuovi proprietari del Milan dovranno essere seri, pazienti e rassicuranti su un punto fondamentale, cruciale, decisivo per il già citato bene del futuro dell'AC Milan di Milano 7 volte Campione d'Europa. E cioè, tutti gli sforzi e le difficoltà affrontati da Yonghong Li per reperire le somme fondamentali per il closing hanno trasformato il closing stesso nell'ultima spiaggia per non perdere quanto investito in precedenza con le caparre e distolto numeri e disponibilità dalle somme necessarie per il funzionamento quotidiano della imponente macchina rossonera e per il grande mercato necessario al rilancio del Milan in Europa e nel Mondo, oppure no? Non è un dubbio gratuito o una tagliola disseminata sul campo. E' il pensiero fisso del Milan. Di tutto il Milan. E' questo il nodo psicologico da sciogliere, per trasformare la voglia di Milan vero che c'è oggi in tutti i Milanisti non in un atto di fede ma in un progetto praticabile.

L'Higuain del Napoli-Juve di Campionato non ci era piaciuto. Non solo per la prova sostanzialmente impalpabile fornita sul campo a livello di prestazione, ma soprattutto per la passività con cui aveva vissuto il suo ritorno al San Paolo. Una indifferenza poco argentina, un campione ridotto a subire cori, fischi e sfottò senza colpo ferire. Quasi che lo ritenesse giusto, al punto di far pensare anche alla coda di paglia da parte del bomber della Juventus e della Seleccion. Invece, evidentemente, e questo è un motivo di riflessione che poniamo all'attenzione di tutta Napoli, il Pipita ci ha sofferto per quell'uragano di dileggio e di insulti. Ci ha dormito male. Non si è fatto scivolare tutto addosso. Ecco perchè, tre giorni dopo, fin dal momento del riscaldamento, Higuain ha dimostrato di essere tornato al San Paolo non per fare la comparsa ma per mettere i puntini sulle "i". Quello che in sostanza il Pipita ha voluto fare prima delle partita di Coppa Italia e dopo il suo primo gol, non è stato solo aprire una sterile polemica con il suo ex presidente. In realtà, nell'indicare e segnare con il dito ADL, Higuain ha mandato un messaggio chiaro a tutti gli sportivi partenopei. E cioè: fosse per me, io sarei ancora qui a cantare Un giorno all'improvviso con voi. Invece in realtà non sono stato io a scappare per fare le visite mediche di nascosto, ma è stato il presidente del Napoli a cedermi. Vero o non vero che sia, solitamente in operazioni ingenti come questa la verità sta nel mezzo o quasi, Higuain ha voluto parlare alla gente. Non si è limitato a fare il professionista che va in campo per la sua nuova squadra, ha dimostrato di avere sangue che scorre nelle vene, di voler dire la sua e una città come Napoli un aspetto del genere anche se non è ancora pronta ad apprezzarlo, deve quantomeno coglierlo. Higuain ci ha messo il cuore, De Laurentiis non gli ha risposto facendo sostanzialmente spallucce.

Non è facile parlare di Curve in questo Paese. Perchè in quei settori c'è sempre stato tanto amore per le rispettive squadre, dietro gli striscioni ci sono sempre stati tanti momenti anche di solidarietà e aiuto a qualunque genere di bisognosi. Oggi purtroppo però c'è anche dell'altro, che non appartiene al calcio e che non viene dal calcio. Qualcosa che non riguarda, sia ben chiaro, solo la Juventus. Il rischio di una contaminazione delle Curve e quindi di tutto il calcio, è presente e non può trovare i Club da soli ad affrontarlo. Non possono farcela. Ma senza ricorrere ai massimi sistemi, andiamo al punto. Siamo stati i primi ad apprezzare i colori e la passione delle Curve biancoceleste e giallorossa prima, durante e dopo il derby decisivo di Coppa Italia. Un Olimpico senza Curve è qualcosa di malinconico e il problema ha accompagnato e scandito tutta la stagione del calcio romano. Il senso del dibattito e il senso di responsabilità che ha accompagnato i giocatori di Lazio e Roma, prima della partita, sotto le rispettive Curve, per ringraziare i tifosi della loro presenza, l'abbiamo ben presente. Ma non possiamo dimenticare di omettere che questo è avvenuto a pochi giorni di distanza dalle aggressioni subite dai giocatori del Taranto e dal portiere dell'Andria. Tutto il mondo non è Paese, ma anche se sono lontani dalla luce dei riflettori, i giocatori delle città pugliesi sono uomini e sportivi come quelli della Roma e della Lazio. Giusto salutare il ritorno delle bandiere, dei tamburi e dei cori a piena voce, ma giusto anche ricordarsi delle botte e delle umiliazioni subite dai colleghi nelle serie inferiori.


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