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Tutte le ragioni che hanno portato Guardiola a dire no all'addio e a rinnovare a Manchester. Il City Football Group non è solo una visione: è il futuro delle grandi società, una strada che le proprietà di Milan e Inter studiano con attenzione

Tutte le ragioni che hanno portato Guardiola a dire no all'addio e a rinnovare a Manchester. Il City Football Group non è solo una visione: è il futuro delle grandi società, una strada che le proprietà di Milan e Inter studiano con attenzione
venerdì 20 novembre 2020 08:00Editoriale
di Marco Conterio
Nato a Firenze il 5 maggio del 1985, è caporedattore e inviato di Tuttomercatoweb.com. In passato è stato firma de Il Messaggero e La Nazione oltre che speaker di RMC Sport e Radio Sportiva.

Il racconto dei retroscena e dei perché del rinnovo di Pep Guardiola col Manchester City parte dalla provincia fiamminga. Il Lommel, formazione quarta in classifica in Proximus League, seconda divisione belga, a maggio è passata nelle mani del City Football Group. Che ha appianato i debiti di circa 1.75 milioni di sterline e acquisito la sua terza società in Europa dopo Manchester City in Inghilterra e Girona in Spagna. Nono club della galassia CFG, che sarà poi allargato a dieci con i francesi del Troyes, quarto del Vecchio continente, il chief executive della galassia City Ferran Soriano ha spiegato che tra i fattori che hanno portato il Gruppo a scegliere il Lommel ci sono "cultura, strutture e capacità di crescere giovani talenti". Vicino all'aeroporto di Eindhoven, quindi interessante anche per una questione logistica, il Belgio peraltro non ha limitazioni nell'acquisizione di calciatori extracomunitari. In estate il piccolo club belga ha preso per oltre 4 milioni due talenti assoluti del calcio brasiliano: Vinicius Souza e Caio Roque, centrale e terzino sinistro del Flamengo. Poi quello che di fatto è considerato il milgior prospetto del calcio bulgaro come Filip Krastev, diciotto anni dallo Slavia Sofia, per 2.3 milioni, ma anche tanti altri talenti: il ventenne nigeriano Jordan Kadiri dall'Ostersund, Svezia. Il diciannovenne algerino Ishak Boussouf in patria, dal Setif, poi la punta Manfred Ugalde dal Costa Rica, dal Saprissa. A questi si sono aggiunti anche molti prestiti dal Manchester City più altri due giocatori di squadre dal City Grouè: la seconda punta giapponese Koki Saito dallo Yokohama e l'esterno destro Juan Cejas dal Montevideo City. Una rosa letteralmente rivoluzionata e in panchina pure l'ex direttore del settore giovanile di un altro club del gruppo, l'inglese Liam Manning, preso dal New York City FC.

Un mercato globale L'antefatto è lungo ma spiega perché Pep Guardiola abbia deciso di rinnovare col Manchester City. Perché quella del CFG è una struttura che ha deciso di sposare a pieno le idee e la visione di Ferran Soriano ma anche di costruire il proprio progetto attorno a quelle tattiche e di gioco del catalano. Ognuna legata alla propria dimensione e nazione, chiaro, ma tutte le squadre del City Group cercano di impostare il proprio schema in campo sulla base della filosofia di Guardiola. E la creazione di una piccola grande galassia di mercato ha anche favorito la crescita e lo sviluppo del progetto del Manchester City. I due del Flamengo sbarcati in Belgio sono un esempio ma pure la punta argentina Nahuel Bustos e il terzino brasiiano Yan Couto al Girona sono due esempi. Andiamo più avanti: il New York City FC ha potuto sfruttare l'ampia rete di osservatori uruguaiana del Montevideo City per scoprire pregi e virtù di Nicolas Acevedo, preso dal Liverpool di Montevideo. Pure gli Yokohama Marinos, in Giappone, si sono spinti oltre prendendo due dal Palmeiras ma nel caso dei nipponici l'obiettivo è cercare di offrire ai giocatori di quella nazione una strada alternativa rispetto alla 'comfort zone' solita della Bundesliga.

Come Red Bull La storia del City Group è quella di una visione e di tanti milioni spesi e investiti. Le logiche sono molteplici. Tecniche, commerciali, di sviluppo. Però c'è un trait d'union che è il filo conduttore di tutto il progetto e che continua a far sentire Pep Guardiola parte di qualcosa di più grande di una singola società. Il Gruppo è una galassia che dimostra come lo scouting sia realmente basilare per una società così importante e rilevante. Che quella intrapresa prima dalla Red Bull, che ha fallito sì l'esperimento in Ghana ma ha indovinato quello brasiliano col Bragantino dopo aver messo le tende in MLS a New York, in Austria con Liefering e Salisburgo e poi sublimato il tutto in Germania a Lipsia, è possibile. Chiaro, è riservata solo a un'elitaria galassia di superpotenze, ma nell'era della continua ricerca di risorse, di fondi, di possibilità, quella scelta dal visionario Ferran Soriano e sposata in tutto e per tutto da Mansour bin Zayed Al Nahyan e da Khaldoon Al Mubarak.

Tentativi indovinati e falliti Le multiproprietà sono pratica che hanno provato in molti: Vincent Tan ha acquisito Cardiff City, FK Sarajevo, KV Kortijk, Los Angeles FC tra 2010 e 2015. Quattro club e per ora nessun trofeo, un fallimento l'avventura tra Charlton, Sint-Truidense, Alcorcon e Standard Liegi per Roland Duchatelet, ora proprietario di Carl Zeiss Jena in Germania e Ujpest in Ungheria. La famiglia Pozzo ha fallito l'investimento spagnolo col Granada ma ha fatto fortune prima con l'Udinese e poi in Inghilterra col Watford. E' stato quello il piccolo grande esempio di multiproprietà a livello internazionale, ma la dimensione attuale dei due club, uno nella parte destra della Serie A e il secondo in Championship, racconta che nel 2020 serve più di un mecenate per sostenere un simile investimento.

Suning ed Elliott Così il pensiero corre all'Inter. Già proprietari del Jiangsu Suning, gli Zhang sono scesi in campo anche in Italia con l'acquisizione del club milanese. Una partnership per ora molto a latere, che ha portato in Cina giocatori come Eder, Miranda, ma poco altro. Il panorama cinese è di difficile connessione a livello di scouting e di mercato, e lo sanno bene due che hanno provato a far da apripista come Walter Sabatini e Frederic Massara, scontratisi però con la burocrazia e la politica del gigante con gli occhi a mandorla. Però l'idea di un'interconnessione sempre più forte deve essere nei futuri pensieri di Jindong Zhang e di Steven Zhang. Mentre in passato tentativi come quelli di ENIC (Tottenham, Slavia Praga, AEK Atene) non sono andati a buon fine, quello del City Football Group può essere un modello replicabile anche da Suning e che sta, in modalità differente, portando avanti Elliott tra Milan e Lille, con il fondo americano che controlla entrambe le società. Nel caso dell'hedge fund la situazione è chiaramente ben differente, mentre i cinesi potrebbero decidere presto di allargare l'orizzonte in club di seconda fascia tra Belgio, Francia e Portogallo. Un programma che prima della pandemia sarebbe stato in cantiere e che adesso è in stallo e non nella prima casella delle priorità. Però c'è coscienza, nelle due sponde di Milano, che l'idea di Red Bull e City Football Group è redditizia sia nel presente, con partnership economiche e commerciali, ma anche per il futuro se ben strutturata a livello di scouting e interconnessione.

Il rinnovo di Guardiola Anche per tutti questi motivi, Pep Guardiola ha rinnovato col Manchester City. Anzi. Col City Football Group. Perchè sa di esser parte di qualcosa di globale, di unico e di connesso. Sa che il suo mondo aperto può essere anche una piccola galassia che può offrire molteplici strade e vie di carriera ai suoi giocatori. Sa che l'indotto non dipenderà solo e soltanto dai flussi in arrivo dagli Emirati ma da una struttura che vuol camminare sempre più da sola. Sa che può aver adesso ancor più sotto mano e sott'occhio i migliori talenti brasiliani o argentini, ma pure giapponesi e transalpini. Sa che il Manchester City può rischiare e osare sul mercato perché prima del Girona, prima di questa galassia, dove avrebbe trovato posto nella sua rosa uno Yan Couto? Invece il CFG conquista così un più ampio raggio di calcitori, non soli i Lionel Messi ma anche i Nahuel Bustos. Che poteva andare alla Roma, al Milan, alla Real Sociedad, al Bordeaux, e che invece è finito in Segunda spagnola al Girona.

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