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Editoriale

Tutte le ragioni di Allegri e l'eccesso di critiche al tecnico bianconero. Inter, il progetto è ancora in alto mare e il ciclo Spalletti è al termine. Valzer dei ds: si parte da qui

Nato a Firenze il 5 maggio del 1985, è caporedattore di Tuttomercatoweb.com. Già firma per Il Messaggero e per La Nazione, è stato speaker di Radio Sportiva ed è ora voce di RMC Sport.
03.03.2019 12:42 di Marco Conterio  Twitter:    articolo letto 32197 volte

Impeccabile e ineccepibile. Massimiliano Allegri, in venticinque minuti di conferenza stampa, ha raccontato le ossessioni del calcio italiano, di chi gravita attorno, di chi lo considera missione più che passione. L'uscita dai social è per non essere fagocitati da un mondo dove una virgola è un punto esclamativo. Dove il pù pavido degli ultimi crede d'avere la criniera del leone, incapace di articolare un pensiero e forte solo di uno scudo coi pixel. "Siamo stati dati per morti prima di essere eliminati", ha accusato critica e critici. "Siamo degli esempi, a fine gara non sono uno da gesti e capriole", frecciata alle 'uova' di Diego Simeone. Ha sinceramente ammesso, senza sorprese, che con Andrea Agnelli si vedrà per fare il punto sul futuro. La sensazione è che qualcosa, nell'ambiente bianconero, non sia più come prima e siccome il toscano non è uomo che le cose le sottintende, ma le dice e le ammette, la strada per l'addio non è certo stata negata. Anzi. Allegri è uno che piace ai Presidenti, inevitabile. Ha carisma, qualità e capacità. Sa gestire l'ambiente e le pressioni, vivaddio sbagliare una partita è capitato ai più grandi e può toccare a un allenatore che è sì vincente ma che è pure giovane. "Criticare ci sta, quando si eccede no". Ha ragione, Allegri, su tutta la linea e il fatto si giochi due terzi di Scudetto al 3 marzo la dice lunga.

Dall'altra parte c'è la crisi d'identità dell'Inter e di Luciano Spalletti. L'arrivo di Giuseppe Marotta ha portato forse quei binari e quella progettualità societaria che mancavano, ma allo stesso tempo ha scoperchiato il vaso di Pandora. Vien da sorridere pensando che adesso Ivan Perisic, quello che se non guadagnava i soldi di Icardi era pronto ad andare, quello che voleva lasciare Milano, si erga a paladino della giustizia proprio nei confronti dell'ex capitano. Stupisce la gestione del caso della punta argentina: se prima dell'accensione della miccia, Icardi poteva esser ceduto a una cifra importante, adesso non è certo superiore. Anzi. Comunque vada l'Inter ci guadagnerà soldi e farà plusvalenza ma non come se avesse deciso di lavare i panni sporchi in casa, gestendo meglio anche la figura e il rapporto con Wanda Nara. L'ambiente nerazzurro sta faticando a far pace con sè stesso e quel che ne gravita intorno, polemiche e lamentele, sono giustificazioni che seppur legittime in alcuni aspetti non sono da grande squadra. Spalletti pare aver perso il timone, l'addio è già maturato nelle menti della proprietà e c'è da capire, ancora, perché sia stato rinnovato il contratto in corsa. "Per dare continuità al progetto", scrivemmo. Quale?

Chiusura col valzer dei direttori sportivi. Nelle grandi confermate le figure di Fabio Paratici (Juventus) e Cristiano Giuntoli (Napoli), anche se negli azzurri la figura di Maurizio Micheli sta convincendo sempre di più Aurelio De Laurentiis. Al Milan per ora non sono previsti scossoni: il mercato di gennaio ha convinto la proprietà a confermare Leonardo, all'Inter la situazione è più complessa. Piero Ausilio vorrebbe rinnovare e restare, la figura di Marotta è chiaramente ingombrante e l'ex bianconero vorrebbe garantirsi una posizione diversa da quella avuta da Walter Sabatini in passato. Per questo le riflessioni del dg sono in corso, Ausilio piace alla Roma dove Monchi può uscire (Arsenal su tutti oppure il ritorno al Siviglia). Per l'Inter avanza l'idea Riccardo Pecini, ora dg dell'Empoli, per quanto riguarda Massimiliano Mirabelli spunta l'ipotesi Cagliari dove però Giulini è soddisfatto dall'operato di Marcello Carli. A Firenze separazione in vista con Carlos Freitas: resterà Pantaleo Corvino, confermato dalla proprietà.


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