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Tutti all'ombra del Milan. Insigne e Mertens grandi "acquisti". Spagna-Italia: noi ci siamo?

02.09.2017 06:33 di Mauro Suma   articolo letto 14049 volte

Una lotta senza quartiere. Ma soprattutto senza lucidità. Il Milan è diventato un nervo scoperto, il chiodo fisso di chi smania per avere a tutti i costi l'ultima parola. Il tutto esaurito, il solo posti in piedi, nella pletora di ansiosi di trovare a tutti i costi la magagna sul Milan, fa in modo che tutti gli altri se ne stiano abbottonati e coperti, protetti all'ombra della grande quercia della sospettite sui rossoneri. Essere avversari del Milan oggi significa essere avvolti dal silenzio e protetti dalla bonaccia. Qualche piccolo esempio. A Luglio, il presidente della Roma affonda sul Milan. Poi, le scuse. Che secondo gli avversari del Milan non erano naturalmente scuse. Poi, però, tre giorni fa, la notizia. Che se avesse riguardato il Milan, apriti cielo. Invece era sulla Roma dopo l'acquisto di Schick: "Esposto del Codacons, i conti del Club sono a rischio". Che l'abbia fatto o no l'esposto, i dubbi restano. Che nessuno approfondisce. Nel frattempo, è anche cambiato l'autore del Vangelo. Senza essere blasfemi, sul Milan del pre-closing l'esperto di Cina Alberto Forchielli era per l'appunto vangelo. Le sue teorie sulla causa che Yonghong Li voleva fare al Milan per riprendersi i soldi del closing mancato, erano miele per le api. Oggi nessuno se lo fila quando dice sull'Inter:“La sbornia dei soldi Cinesi nel calcio è finita. Io assolvo Zhang, è un uomo in pericolo, sotto la canna del PCC.”. Lo aveva detto in altri termini anche il sindaco di Milano, ma avevano fatto più notizia le inesattezze del primo cittadino dei tifosi interisti sul Milan...Non è vittimismo o sindrome di accerchiamento, solo cronaca. Lo conferma l'interpretazione delle parole di Marco Fassone al "The Guardian" sul top player. Invece di soppesare un Club che è così chiaro e sicuro delle sue strategie che ne elenca in maniera trasparente tutti gli scenari possibili, ci si è soffermati sull'ansia da cessione del top. Anche sulla diretta prodotta dal Milan a fine mercato sulle "Cose Formali", concepita per essere di servizio ai media e fornire le cifre reali sul mercato del Milan soprattutto ai giornali che le attendevano, sono passate sotto silenzio molte cose. Ad esempio, le commissioni. All'epoca del caso Donnarumma, i pasionari della vittoria di Raiola avevano sottolineato in matita rossa e blu che al procuratore sarebbero andate fior di percentuali, invece niente: tutto entro il cinque per cento come il bilancio del Milan confermerà. A proposito del top player da cedere: in caso di mancata Champions, anche Inter e Roma dovranno provvedere a farlo. O no? La differenza è che il Milan lo dice, altri no. E se tutti fossero chiari come il Milan, forse capiremmo meglio cosa intendono dire Forchielli e Sala e che invece è stato tenuto taciuto a forza per un mese e mezzo, fino ad arrivare al mancato acquisto di un difensore centrale che serviva come il pane. Altre due domande: visto che non è stato ancora possibile fare il confronto fra il bilancio del Milan e quello di altri Club, quando faremo il rapporto fra le commissioni-Pogba e le commissioni-Gigio? Non solo: Nikola Kalinic ha firmato il contratto con il Milan lunedì 21 Agosto, eppure domenica 27 Agosto era tesserato regolarmente e in campo. Le fidejussioni in soli sei giorni? Come hanno fatto ad arrivare così presto? Il Milan non era traballante su questo lato? Oppure qualcuno ha verificato le solvibilità del Milan, come ha dichiarato l'ignoratissimo presidente del Venezia Tacopina, e le ha emesse in tempi brevissimi? Piuttosto che discettare di sanzioni UEFA su cui la rete è stata immediata e implacabile nel valutarne il peso, sarebbe cosa e buona giusto visto che si parla sempre e solo di Milan, parlare di tutto. Non solo di quello che fa comodo per accumulare click. In ogni caso facciano pure, il mercato è chiuso e da ieri il Milan pensa e penserà solo al campo.

C'è un rumore di fondo che vale la pena chiarire, sulle pagelle al mercato del Napoli. Gli avversari dei partenopei, anche quelli ben pettinati e forbiti, quelli con la camiseta dell'ultrà ben nascosta sotto la giacca dell'inviato integerrimo, se la prendono con i voti alti in pagella per un mercato sostanzialmente fermo. Abbiamo già avuto modo di sostenere in questa sede che la tesi di Sarri "meno lavoro e più mercato", meriti ampiamente una apertura di credito. Ma c'è dell'altro. Aver tenuto due top come Mertens e Insigne, impresa non riuscita con Higuain ad esempio tanto per capirci con tutti, è come averli riacquistati. Mertens e Insigne sono due grandi giocatori, forti e belli da vedere sul campo, a misura dei Club più grandi della noblesse europea. Averli tenuti lontani dal richiamo della foresta dei soldi, nel nome di un gruppo e di un progetto, merita non voti alti. Ma altissimi.

A proposito di Insigne, gioca stasera? Spagna-Italia non è una partita, è la partita. Lo Stadio Bernabeu non è uno stadio, ma lo stadio. Ecco perchè non ci si può presentare con una formazione. Ma con la formazione. La formazione dei più bravi, di quelli che hanno piedi, cuore e classe per reggere una sfida così cruciale e così affascinante. In uno Spagna-Italia spartiacque mondiale al Bernabeu di Madrid, non ci sono scorciatoie. E non hanno diritto a circolare speculazioni e piccoli pensieri. Bisogna andare a giocare a calcio in un teatro del calcio. Esattamente come la Spagna ha fatto all'andata, a Torino. Se scenderemo in campo per vedere cosa succede, siamo destinati alla sconfitta. Se si scende in campo invece per giocarcela, abbiamo qualche speranza. Non molte per il valore dell'avversario, ma sicuramente più di zero. Sta a noi. Come sempre nel calcio di oggi.


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