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La Giovane Italia
Editoriale

Tutti gli errori di una Juve che resta superiore a un'Inter immatura. Conte, è già mercato? De Ligt, critiche eccessive. E sul mano in area il regolamento è incomprensibile

Nato a Firenze il 5 maggio 1985, è caporedattore di Tuttomercatoweb.com. Già firma de Il Messaggero e de La Nazione, è stato speaker per Radio Sportiva e per RMC Sport.
27.10.2019 07:58 di Marco Conterio  Twitter:    articolo letto 33277 volte

La Juventus è ancora incapace di tritare, l'Inter di esser grande. Per questo i pareggi di ieri contro Lecce e Parma, hanno poche similitudini. Sono storie diverse, percorsi differenti. Maurizio Sarri ha deciso di far rifiatare Cristiano Ronaldo ma sarebbe certamente mancare di rispetto all'intera rosa di campioni parlare di mossa azzardata. Paulo Dybala ha vissuto un sabato illuminato, gli è mancata la zampata e con lui a un Gonzalo Higuain meno acceso e brillante. Della mano di Matthis de Ligt, e di De Ligt, discorreremo tra poco, è semmai giusto ragionare sulle parole di Leonardo Bonucci che spiega che "non concretizzare le palle gol è un campanello d'allarme". Ha giocato di superbia, ieri, la Juventus? L'onda del primo tempo, come ha schiacciato il Lecce per gran parte della gara, fa pensare il contrario. Solo che poi sotto porta manca lucidità e anche in fase di rifinitura, ieri su tutti Federico Bernardeschi, hanno mancato di precisione. Sarri ha spiegato senza mezzi termini che questa Juventus, ancora, non è cattiva, non è cinica, non è solida come vorrebbe. E' forse troppo dipendente da Miralem Pjanic, in Rodrigo Bentancur non ha ancora saputo trovare un alter ego all'altezza. Ha dei difetti perché è all'inizio di un nuovo percorso e di questo la dirigenza era ben conscia quando ha scelto il nuovo manico. Però non pensava certo che lo score realizzativo, dopo nove gare, fosse a quota sedici e che quella che era la Maginot d'un tempo non fosse più la miglior difesa d'Italia, almeno in numeri. Sarri lamenta carenze ma deve esser lui a sistemare i movimenti e pure la postura di De Ligt, a oliare i meccanismi arretrati, a far sì che davanti alla porta Higuain e Dybala arrivino con maggior serenità e che Bernardeschi trovi la porta più che solo effimeri tacchi.

In difesa di De Ligt Cosa avrebbe dovuto fare, il ventenne olandese, contro Bologna e Lecce? Il gesto atletico è quello, non cerca la palla con la mano. E' la regola a esser folle, semmai, sbagliata, errata, fuorviante. Non si capisce più quando sia rigore oppure no. Con gli emiliani sembrava, ieri certamente no. Eppure, viceversa. Ha sbagliato troppo per gli standard della Juventus? Certamente. Però l'idea del club non era quella di acquistarlo e di lanciarlo subito. La presenza di Bonucci e di Chiellini doveva essere propedeutica alla sua crescita, a un graduale inserimento. La cifra di 75 milioni spesa da Fabio Paratici è stata eccessiva? Le cose sono due. O chi critica è pronto per una scrivania di un grande club, o Manchester City, Paris Saint-Germain e Barcellona hanno forse semplicemente perso la corsa a uno dei migliori centrali del mondo, in potenza forse anche il numero uno. Era abituato a un altro calcio, ricordo ancora la chiacchierata con l'ex dirigente dell'Ajax, David Endt, fatta ad Amsterdam prima della Champions della scorsa stagione. Disse "con Guardiola o al Barcellona si inserirebbe in pochi giorni, altrove gli servirà tempo, il calcio olandese è ben diverso ma poi sarà leader ovunque". La storia è questa. Non ha colpe del prezzo, è stato il giocatore che la Juventus doveva comprare in estate. I giudizi a fine stagione, adesso la fotografia è di un ragazzo immaturo e non pronto per la responsabilità ma che non ha paura di prendersele.

Mano e fuorigioco. Così non VAR Il discorso si collega a quello fatto poc'anzi, per quanto riguarda il mani di De Ligt. Ha pienamente ragione Sarri quando dice che "il movimento del braccio mi sembra naturale. Con le nuove regole per il difensore evitare certe cose è quasi impossibile". Il giocatore dovrebbe essere tutelato e garantito, così la serenità è persa, il difensore è costretto a pensare più all'inevitabile presenza del braccio che all'attaccante o al pallone. La regola deve necessariamente cambiare, ne va della credibilità del calcio. Lo stesso dicasi per le posizioni di fuorigioco: come poteva essere quello di Cristiano Ronaldo a Parma un posizionamento irregolare e quello di ieri di Candreva no? Le linee tracciate, perché di quella prospettiva dobbiamo fidarci, ovvero delle immagini in sala VAR, continuano a confonderci le idee. A non chiarirle, piuttosto che a semplificare il tutto. E poi, a corollario di questo, una decisione non può durare dei minuti, lasciando i giocatori e gli spettatori inermi e senza spiegazione alcuna.

Inter, che occasione persa L'ultimo capitolo è per un'occasione fallita in modo incredibile da parte dell'Inter. Certo, ogni gara è facile solo quando riesci a vincerla, però a differenza della Juventus contro il Lecce, i nerazzurri coi ducali non hanno neanche dato l'impressione di esser dominanti. Non cambierà magari niente perché ora i punti contano meno, però l'orgoglio, la voce grossa, la posizione di dominio, la sensazione del primato, fanno tanto. 'Vincere aiuta a vincere' recita un vecchio adagio e mai storia fu più vera. L'Inter, ieri sera, ha perso un'occasione ghiotta di dimostrare di essere la più forte. Lo è ancora la Juventus. Un altro segnale? La richiesta di rinforzi da parte di Antonio Conte dopo il fischio finale di ieri. Qualche ragione può averla ma pure il suo progetto è partito ora e partiva da presupposti ben diversi da quello di Sarri. Marotta e Ausilio, coi paletti estivi, hanno fatto molto. Lui manda già messaggi alla società. Forse troppo presto, nonostante l'intento legittimo di tenere il passo della Juventus. Che resta ancora superiore, all'ottobre 2019.


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