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Editoriale

Tutti sono soddisfatti del proprio intelletto, ma non del proprio denaro... monito per il Diavolo

Nato a Magenta il 28/4/1974, giornalista professionista dal 2001. Vanta collaborazioni con diverse testate web e cartacee, oltre ad esperienze da telecronista. Opinionista Campionato dei Campioni. Direttore del mensile cartaceo CALCIO2000
29.04.2015 00.00 di Fabrizio Ponciroli   articolo letto 29246 volte
© foto di Federico De Luca

Nel giorno del mio compleanno (sera del 28 aprile, stesso di Zenga), mi par doveroso dare sfogo a pensieri più profondi e, forse, indigesti per alcuni lettori della rete, in particolare rossoneri. Non riesco a fingere, sono preoccupato dalla piega che sta prendendo la trattativa del secolo, ovvero la cessione del Diavolo. Comprendo che, per un uomo che ha amato (e ama) il Milan alla follia, il Cavaliere, non deve essere semplice rinunciare al suo gioiello preferito. E’ come se mi chiedessero di separarmi dal mio album di figurine preferito (Calciatori Panini 1983/84, quello con le caricature degli stranieri della Serie A ndr). Lo so, siamo su mondi, economicamente parlando, distanti anni luce ma era per rendere l’idea… Comunque, tornando al Silvio, capisco l’ansia che sta vivendo, giorno dopo giorno, ora dopo ora ma, dall’altra parte, ritengo che, come quando c’è un dente che duole e non è più salvabile, convenga darci un taglio netto.

Prima lo si fa, meglio è. Giocare a fare l’asta, dando più credito ad una cordata un giorno e, il seguente, lodare l’altra non mi pare una strategia vincente anche perché, potrebbe anche accadere, che la pazienza di chi è sulle tracce del club rossonero, alla fine, si esaurisca. Parliamo di una montagna di milioni, non penso che, a questi livelli, 30/50 milioni in più o in meno possano fare la differenza, se in gioco ce ne sono 500/600… Come se non bastasse, il Milan ha un passivo decisamente corposo, di quelli che spaventano. Meglio, quindi, arrivare, in tempi rapidi, ad una conclusione e lasciare che il Milan del domani diventi quello del nostro presente. Anche perché, vi invito a riflettere insieme a me, cosa accadrebbe se si decidesse di seguire il cuore e rinunciare al denaro? Come lo vedreste un Milan, stagione 2015/16, fuori da tutte le coppe, nelle mani di un Berlusconi senza la forza economica dei bei tempi? Io, onestamente, non benissimo (eufemismo). Certo, si è sempre soddisfatti del proprio intelletto ma mai del proprio denaro ma, in questa particolare circostanza, direi di serrare gli occhi e mettere quella benedetta firma sul documento di cessione. Non mi ispira neppure la soluzione “quote di minoranza”… O si cede il Milan o si tiene il Milan, non ci sono vie di mezzo. In tutto questo Can-can, mi intristisce pensare al povero Pippo. L’idea di essere l’ultimo allenatore dell’era Berlusconi e, dati alla mano, uno dei peggiori (come dico sempre, le colpe le cercherei più nella rosa scarsa), deve dargli un fastidio enorme, in particolare per lui, innamorato pazzo del Diavolo, quel Diavolo che, mi auguro, riparta presto con un nuovo timoniere. Il tempo dei Moratti e dei
Berlusconi è giunto al capolinea. Ci resta la famiglia Agnelli ma questa è tutta un’altra storia…


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