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Cristiano Ronaldo alla Juve: ora chi andrà via?
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Editoriale

Un finale di stagione aperto, come le prospettive. In che direzione andranno le 6 grandi? A partire dagli allenatori...

03.05.2018 06:55 di Luca Marchetti   articolo letto 18824 volte
© foto di Federico De Luca

Ora che tutto sta per finire e che alcune cose sono in via di definizione, allora si cominceranno a muovere anche le prime pedine.
La vetrina spetta naturalmente alle prime della classe. Juventus e Napoli. Da dove iniziamo? Per dovere di classifica dai bianconeri. Se dovesse arrivare, come pare, il settimo scudetto di fila, il quarto dell’era Allegri, la Juventus sarebbe davanti al solito dubbio, forse quest’anno più forte che mai... come ridare vigore e “fame” a un gruppo che ha vinto tanto e che in alcuni dei suoi giocatori è arrivato a fine corsa? Bisogna rinfodare, ricostruire. Come la Juventus è stata capace di fare in questi sette anni in almeno 3 circostanze. Ora è arrivato il momento anche della vecchia guardia, che per motivi anagrafici, non ne ha più. In cinque hanno vissuto tutti e questi sette anni (con i sette titoli consecutivi ad un passo): Buffon, Barzagli, Chiellini, Lichtsteiner e Marchisio. Non rimarranno tutti, anzi. In più ci sono anche gli altri (come Asamoah) che hanno già deciso di lasciare. Ci saranno Caldara e Spinazzola, molto probabilmente Emre Can. Forse Darmian. Ma non basteranno. Soprattutto se la Juve vuole inseguire ancora il bersaglio grosso. Ed è qui che si giocherà molto della programmazione con Allegri: può anche rischiare (dopo aver vinto tanto) di diventare il primo allenatore a non riuscire a vincere ma nell’ambito di una riflessione collettiva sul concetto di rifatare per ripartire. Prendersi il rischio di un anno da protagonisti, ma non assoluti. Proprio per prendere la rincorsa e tornare ad essere magari ancora più competitivi. Accettare questa sfida deve essere condiviso da tutti, altrimenti c’è il rischio che comunque vada quest’anno le strade possano dividersi.
Concetto esasperato ancora di più a Napoli. Sarri fondamentalmente deve decidere cosa fare. Se sposare il progetto De Laurentiis, con tutti i pro e tutti i contro, per poter continuare a dare a Napoli una crescita che non significa per forza vincere lo scudetto ma avere ogni stagione le stesse chanches, o magari perché no aumentarle... costruire un nuovo Napoli, consapevoli che questo è arrivato a fine ciclo (Callejon, Mertens, Hamsik, Reina). Sicuramente partendo da un’ottima base ma rimettendosi anche qui in discussione. Difficile prevedere ora un altro patto per lo scudetto. Più facile vedere le solite manovre per cercare di stanare “l’avversario” nella trattativa per il rinnovo.
Meno dubbi in casa Lazio (sempre che qualcuno non arrivi per portare via Simone Inzaghi) o in casa Inter. Certo che andare in Champions o meno pesa eccome, ma nel contesto di una stagione giocata punto a punto non può essere un particolare a definire il futuro di un progetto. Certo, alla fine, soprattutto in casa Inter, qualcuno dovrà porsi degli interrogativi per cercare di non ripeterli. Ma il punto (o i pochi punti) che mancheranno si potranno trovare dappertutto. L’importante è essere onesti e capire l’errore. Possano stare tranquilli i tifosi di entrambe le squadre: per come sono strutturate le società (e questo è sicuramente un merito) la partecipazione alla Champions League ha più risvolti di prestigio che economici. Cerco di spiegarmi meglio: sicuramente gli introiti europei fanno la differenza e fanno comodo, ma non spostano praticamente nulla nel discorso FFP (per Inter) o per la ricerca dei talenti in casa Lazio. Certo per Icardi o Milinkovic Savic giocare la Champions o meno potrebbe invece essere decisivo...
Non abbiamo inserito la Roma non perché sia già sicura della prossima Champions League (posto che lo scontro diretto fra Lazio e Inter comunque in teoria regala più chanches ai giallorossi) quanto perché il progetto di Di Francesco sembra il più avanzato. La Roma la sua dimensione e la sua rotta sembra averla trovata. Ora dovremo ragionare a lungo in realtà sulla caratura degli arbitri europei. La Roma nel complesso delle due partite contro il Liverpool ha dimostrato di essere a tratti devastante, di potersela giocare a viso aperto. Forse ha trovato il gol quando il Liverpool ha mollato psicologicamente (sia all’andata che al ritorno) ma nel complesso le partite potevano andare diversamente. Di sicuro aver segnato 6 gol e non aver passato il turno la dice lunga anche sugli errori commessi (soprattutto nella partita di andata). Ma nonostante tutto la Roma ci ha creduto fino alla fine e per poco non riesce la doppia rimonta pazzesca. Certe partite possono decidersi per episodi (come il punto di cui sopra): in queste circostanze valgono molto anche quelli degli arbitri. Sarà che siamo abituati al VAR ma errori così grandi come in queste semifinali di Champions raramente ne abbiamo visti (ditelo anche al Bayern) e soprattutto è vero che in queste due gare (anzi 4 considerando anche Bayern e Real Madrid) hanno sbagliato in molti, ma errori così macroscopici, così tanti e tutti insieme, avremmo preferito non vederli, anche perché somo “correggibili” con estrema facilità. Ma la Roma ha la consapevolezza di essere diventata una realtà europea. Non ha avuto paura e se l’è giocata. E alla fine è andata più vicina alla qualificazione alla finale di quanto si potesse immaginare. Ora anche la Roma dovrà sottostare al FFP e fare delle scelte dolorose in estate: con la consapevolezze che il nuovo corso è già iniziato e che ha solide basi.
Ultimo, ma solo per una questione di classifica il Milan. Ieri nell’assemblea degli azionisti ci sono state parole rassicuranti di Fassone sul futuro. Il rifinanziamento non sarà un problema, entro 30/40 giorni cercherà di dare un piano ai cinesi su come rientrare dal debito con Elliot e neanche preoccupazioni sul mercato visto che Elliot (eventualmente) avrebbe diritto di surroga e che quindi gli esperti che serviranno per rinforzare la squadra arriveranno lo stesso (visto che le cessioni saranno cessioni sportive e non di bilancio. Per il momento le parole di grande ottimismo dell’ad rossonero sono quello su cui basarci. Di sicuro se le cose dovessero cambiare (per la proprietà cinese, non per il Milan) si saprà entro i famosi 30/40 giorni. Fino ad allora avanti con questo management e con questo allenatore. Al di là degli ultimi risultati deludenti anche il Milan ha posto le sue basi. Se si passa una stagione a dire che è stato l’anno zero e che all’inizio non tutto può riuscire bene, cambiare troppo poi sarebbe una sconfessione di quanto professato finora.


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