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La Giovane Italia
Editoriale

Un giallo: il Milan accerchiato. Bocciato o no il piano finanziario, l’Uefa non si fida di Li Yonghong. E Montella non andava esonerato adesso. Napoli, resta solo lo scudetto: De Laurentiis investa a gennaio e fuori subito dall’Europa League

08.12.2017 09:19 di Enzo Bucchioni   articolo letto 34754 volte
© foto di Federico De Luca

E’ l’anno del Milan, l’anno nero intendo. Il nuovo corso cinese che doveva riportare i rossoneri al vertice del calcio mondiale, in realtà sta portando soltanto enormi problemi. In campo e fuori. “Aridatece il Berlusca”, urla il popolo milanista e chissà lui quanto starà godendo.
L’ultimo episodio della serie, già perché non pensare a una serie tipo Milanismi, è un vero e proprio giallo sull’asse Milano-Nyon.
Stamani sono uscite alcune indiscrezioni sui media secondo le quali il piano presentato un mese fa da Fassone per il rientro graduale nei parametri dei conti del Milan sarebbe stato bocciato dalla commissione con tanto di sanzioni e probabile-possibile blocco del mercato. Qualche ora dopo la smentita dell’Uefa che ha tenuto a precisare come “la commissione sia un organismo autonomo” e che “la decisione verrà presa soltanto nella prossima settimana”.
Cosa è successo?
Conoscendo i polli dell’Uefa, è probabile che qualche membro della commissione abbia anticipato qualcosa e anche se la decisione ufficialmente non c’è ancora, è verosimile che la linea sia quella del no ai piani del Milan. Staremo a vedere, pochi giorni e sapremo, ma ormai è chiarissimo che il Milan è circondato.
Nessuno si fida più di Li Yonghong, delle sue miniere di rame, del suo patrimonio che sembra ormai una trippa di gatto, viene tirato a seconda delle situazioni. Non è un caso che autorevoli giornali internazionali si siano interessati alla vicenda accendendo luci inquietanti. Non è un caso neppure che ambienti finanziari di alto livello stiano preparando dei paracadute e cercando dei nuovi soci o compratori, per evitare il crac di una operazione da quasi mille milioni di euro complessivi, evidentemente troppo grande per il signor Li.
Non solo Li non è riuscito a ricapitalizzare come nelle previsioni, ma la restituzione del prestito al fondo Eliott (quasi 400 milioni interessi compresi) prevista per il mese di ottobre dell’anno prossimo sembra pressoché impossibile. Le risorse non le ha, soci non ne trova. Che fare?
Per evitare che il Milan finisca al fondo si sta lavorando per coinvolgere investitori arabi che potrebbero mettere le mani sulla società rossonera rilevando appunto il debito con Eliott.
Ma oltre a non essere un grande magnate, mister Li non è neppure fortunato. Forse in giro ci potevano essere manager più scafati di Fassone e Mirabelli che hanno toppato pure il lato sportivo?
Infatti, se il Milan fosse andato a mille, magari a lottare per la Champions o lo scudetto (soldi ne hanno spesi tanti) forse sarebbe stato più facile trovare soci.
E invece la sensazione dell’acqua alla gola c’è ed è forte. Alla gola nel campo finanziario e nel campo sportivo.
In attesa dell’ufficialità delle decisioni dell’Uefa (tutti a toccare ferro), anche l’esonero di Montella è stato intempestivo, forse inutile, speriamo non deleterio. Che senso ha aver cacciato l’allenatore alla vigilia di due-tre partite facili? La decisione andava presa a ottobre, alla prima sosta della nazionale. Era già evidente allora che Montella non aveva le idee chiare, era in difficoltà. Dico questo perché Montella a Benevento avrebbe vinto. Auguro a Gattuso di fare bene, spero che mi smentisca per la stima e l’affetto che ho per lui, però averlo messo su questo tipo di panchina è un grandissimo azzardo. E per lui un rischio che forse si poteva evitare.
Gattuso a Benevento ha dato segnali negativi alla squadra, si è chiuso in area, ha messo dentro difensori, manca poco che entra pure lui. In quelle occasioni si tiene palla, si cambia l’attaccante per metterne uno fresco, non si fanno le barricate. Sei il Milan…ca….spita.
E sei anche il Napoli. L’eliminazione ci poteva stare, la partita maledetta è quella con lo Shakhtar in settembre. Ma con il Feyenoord la pratica andava chiusa nei primi dieci minuti, aspettando il City. Comunque una grande squadra come il Napoli, anche per orgoglio, in Olanda doveva fare un’altra partita e vincerla. Ma la stanchezza fisica e mentale è tanta. Troppa. Sarri avrebbe dovuto dare qualche mezz’ora in più e anche qualche gara a gente come Rog o Zielinski, Diawara o Chiriches. Le partite meno impegnative forse le avrebbe vinte anche con qualche panchinaro. Il Napoli paga l’usura, ma anche la preparazione anticipata.
Adesso però, dopo la delusione, serve un piano immediato per proteggere il grande patrimonio di lavoro di Sarri, il grande gioco, la grande immagine del Napoli, per provare a centrare il vero obiettivo che resta: lo scudetto.
De Laurentiis sa benissimo che questo gruppo non potrà ripartire un altro anno senza aver centrato obiettivi. Diventerebbe frustrante. Oggi o mai più. Quindi obbligatorio spendere a gennaio, dare qualche elemento pronto subito a Sarri e poi, lo dico a malincuore, serve anche una scelta drastica. Il Napoli non può competere in campionato e in Europa League, la coppa va sacrificata per provare a vincere lo scudetto.
La Juve, invece, ha un organico tale che le consente tutto. Sta entrando ora in un assetto accettabile, dopo qualche mese così così. A Napoli l’ha vinta Allegri. Ha capito che se si fosse giocato la partita probabilmente l’avrebbe persa. Ha preferito ricorrere alla vecchia tattica italiana della difesa e contropiede che in certe occasioni è una bella cultura. Allegri lo stratega ha vinto ancora e il lavoro di questo allenatore è da tempo sotto le lenti di grandi club europei. Ultimo, ma non ultimo, il Psg che a fine stagione (se non prima con qualche traghettatore) vuole chiudere con Emery. Lo sceicco Al Khelaifi ha cercato di riprendersi Ancelotti, ma ha ricevuto in cambio un e adesso sta puntando dritto su Allegri. E’ l’anno buono? Chissà. Certo, su Allegri c’è sempre un’aria strana che arriva dal mondo Juve e non mi meraviglierei, soprattutto in caso di altri titoli, se l’allenatore a fine anno salutasse la compagnia.


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