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Il Milan punta su Pioli: la scelta vi convince?
  Si, è l'allenatore giusto
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La Giovane Italia
Editoriale

Un morto, poche forze dell’ordine: il boxing day fallimentare. Paga l’Inter, ma non si risolve il problema razzismo. Senza l’applauso di Koulibaly avrebbero fatto finta di niente. Mazzoleni disastroso

28.12.2018 00:00 di Enzo Bucchioni   articolo letto 17532 volte
© foto di Federico De Luca

C’eravamo illusi che qualcosa fosse migliorato, che il livello di civiltà attorno al calcio fosse cresciuto, invece il Boxing day all’italiana ci ha riportato alla più drammatica delle realtà. Quattro anni dopo la fine del povero Ciro Esposito prima della finale di coppa Italia fra Napoli e Fiorentina, la morte è tornata a colpire attorno a uno stadio. Dove c’è lo sport, dove si esalta la vita, è tornata la morte: inaccettabile. E pensare che era un giorno di festa, avevamo pensato ingenuamente di poter fare come gli inglesi, andare allo stadio con i bambini, con le famiglie, proprio perché è festa, c’è più tempo per gioire, per stare assieme, per divertirsi. Su tutto questo è calata la morte. E’ evidente che non siamo pronti, né come stato, né come organizzazione calcistica, né come persone. Se poi è vero (come si dice) che le forze dell’ordine schierate mercoledì negli stadi italiani erano meno del solito perché Santo Stefano è un superfestivo e non c’erano i fondi necessari per mandare lo stesso numero di poliziotti o carabinieri di sempre, non facciamolo più questo Boxing day. E’ impensabile che nei dintorni di uno stadio due tifoserie rivali possano venire a contatto come è successo nell’agguato fra interisti e napoletani, è evidente che qualcuno abbia sbagliato o sottovalutato nell’opera di controllo e di prevenzione.

E’ altrettanto evidente, da mesi, che il clima nel calcio sia di nuovo pesantemente avvelenato per colpa di tutti, nessuno escluso. Tutti noi del Grande Circo del Pallone abbiamo delle responsabilità, più grandi o più piccole a seconda del ruolo e delle responsabilità, ma certi episodi, certe tensioni vengono da lontano. Sono alimentate da comportamenti e parole sbagliate di dirigenti, giocatori, anche media. Nessuno escluso, lo ripeto. Troppi semi malati vengono sparsi al vento, le malapiante crescono anche così. E’ il momento di una riflessione profonda che deve essere avviata dal nuovo presidente della Federcalcio Gabriele Gravina che ha una straordinaria opportunità. E’ fresco di nomina, è forte, non ha bisogno di curare voti o di alleanze, faccia subito quello che serve al calcio senza guardare in faccia nessuno. Chieda leggi più severe e punizione più dure. Si impedisca a tesserati di alimentare comportamenti e dichiarazioni che sono liquido infiammabile nelle mani dei più deboli, di chi non ha la possibilità o la voglia di analizzare e di capire. Si rendano conto i protagonisti del calcio, del loro ruolo delicatissimo. E se non se ne rendono conto, qualcuno lo faccia loro capire e li faccia pagare.

Ma vi siete accorti che da qualche mese i veleni sono tornati insopportabili, l’aria è irrespirabile? Non è un caso, purtroppo, se in questo clima c’è scappato il morto. E non è un caso se negli stadi è tornata prepotente l’inciviltà condita dal razzismo. Da troppo tempo tutti sono stati colpevolmente a vedere, minimizzando, sottovalutando. Sapete perché è scoppiato il caso razzismo a San Siro? Perché Koulibaly s’è permesso di fare un gesto eclatante, sbagliato, ma forse necessario. Senza l’applauso a Mazzoleni, oggi i cori razzisti sarebbero finiti in un trafiletto nascosto sui giornali. Molti avrebbero parlato di cretini. E invece no, serve intervenire, serve punire, serve espellere dal calcio questa gente prima che il fenomeno dilaghi. C’è finito in galera quel tifoso inglese che ha lanciato una banana? Perchè non ci possono finire anche da noi quelli che fanno i buuuu, perché non si individuano e puniscono severamente come meritano?

E perché, mi chiedo, Mazzoleni ha scelto di essere Don Abbondio buttando via la possibilità di diventare un esempio. E forse anche un piccolo eroe? Perché non l’ha sospesa lui quella partita? Lui che non deve temere più nulla, è vicino alla pensione, non deve far carriera, deve dar conto solo alla sua coscienza, eppure neppure lui l’ha fatto. E chissenefrega del regolamento. Sono i don Abbondio sparsi nel calcio che impediscono la risoluzione dei problemi.

E Icardi, il capitano dell’Inter, che ieri ha condannato pubblicamente i razzisti e di questo gli rendiamo atto e merito, si rende conto di quanto sarebbe cresciuto come uomo e come atleta se fosse andato sotto la curva dei suoi tifosi razzisti a dire basta o smettiamo di giocare? Forse al suo posto non lo avrebbe fatto nessun altro capitano, non si preoccupi Icardi, è il segnale che questo sport è ancora lontano da quello che vorremmo fosse. Purtroppo.

Alla fine per l’assenza di regole, per l’incapacità di far pagare i responsabili, pagano tutti i tifosi dell’Inter, anche quelli sani, anche quelli veri, anche quelli che andrebbero volentieri allo stadio per fare festa e sono la maggioranza. Ho sentito il questore chiedere che ai tifosi nerazzurri siano vietate le trasferte da qui alla fine dell’anno. Allora chiudiamo le banche per evitare le rapine. Non è questa la strada. Devono pagare i responsabili e non è difficile individuarli, almeno i loro capi sono noti. Deve aumentare il livello di attenzione delle società e le regole devono diventare durissime, come in Inghilterra.

Non è un processo semplice, crescere non sarà immediato, ma nell’immediato servono atteggiamenti e parole diversi da parte di tutti i tesserati, le società devono smettere una volta per tutte di avere rapporti con gli ultrà (li hanno…li hanno...). Parallelamente regole più severe, pene più dure e una procura federale più dinamica e più attenta per stangare chi sbaglia.

Se vogliamo ancora bene al calcio, se vogliamo espellere i delinquenti, i violenti, i razzisti, facciamo tutti un esame di coscienza, ripartiamo su basi nuove, più coraggiose, più pulite, più serene. Più libere. Ci sono troppi uomini che contano nel calcio che non sono liberi. Liberatevi in nome per conto della vostra coscienza.

Ora il campionato si ferma. I dirigenti hanno venti giorni di tempo per riflettere e adottare tutti i provvedimenti che riterranno opportuni. Non c’è tempo da perdere e ricordatevi, non pensate, che basti aver fatto pagare i tifosi dell’Inter per i cori, Koulibaly per l’applauso e Allegri per aver denunciato l’assenza delle istituzioni calcistiche, per essere in pace con voi stessi. Questa è la punta, sotto c’è l’iceberg.


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