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Editoriale

Una croce per la Juve: si chiama Perisic. Allegri-Dybala: la società doveva intervenire. Coppa Italia: Sosa gioca, Gabigol no. Arbitraggi: dopo De Paul, si può tutto

04.02.2017 00:00 di Mauro Suma   articolo letto 29491 volte

Il giocatore più in forma dell'Inter ha un nome e un cognome: Ivan Perisic. Lui e il suo amico e connazionale Brozovic sono usciti dal tunnel De Boer e la loro importanza si è riequilibrata con Pioli rispetto a quella di Icardi. Per cui, per Perisic tutto bene sul piano ambientale. A questo, lui ha avuto la fortuna e la bravura di abbinare uno stato di condizione assolutamente eccellente. Nei momenti della partita in cui ingrana la marcia alta, è assolutamente immarcabile e anche letale per gli avversari. Questo può generare due problemi alla Juventus. Uno di campo e uno di società. Negli ultimi due Inter-Juventus a San Siro, in Coppa Italia e in Campionato, Perisic ha sempre segnato. In Coppa Italia dopo aver dato una bella bambola a Rugani, in Campionato dopo aver creato qualche problema addirittura allo strepitoso Barzaglione che anche i non juventini non possono non ammirare per rendimento, squisitezza e professionalità. La febbre di Barzagli pre Juventus-Inter è una notizia pessima per i colori bianconeri. Ma anche la società ne viene chiamata in causa: con i soldi ricavati dall'Inter proprio per Perisic, il Wolfsburg ha acquistato nell'estate 2015 dallo Schalke 04 quel Draxler che è stato un obiettivo mancato della Juventus, quel centrocampista di qualità che in quella finestra e nelle successive sessioni di mercato proprio il Club bianconero non è più riuscito ad acquisire, ripiegando prima su Hernanes e poi su Rincon.

Massimiliano Allegri ha fatto buon viso a cattivo gioco, in sala conferenze a Reggio Emilia al termine di Sassuolo-Juventus. Ha minimizzato il brutto gesto di Dybala ma fin dai primi chilometri del ritorno verso Torino, al termine di tutte le incombenze tv post-partita, ha iniziato a pensare che in questo caso e in quel momento toccava alla Società intervenire. E se non lo avesse fatto, per non turbare i delicati equilibri della trattativa per il rinnovo del contratto con l'argentino, ne sarebbe derivato un danno per il rispetto che tutto il gruppo avrebbe avuto per l'allenatore. Da Torino, ci garantiscono che, pur senza dare pubblicità, la società e i big dello spogliatoio sono intervenuti per spiegare portata e negatività del gesto a Dybala. Prendiamo atto, ci fidiamo. Ma pubblicamente non è trapelato nulla. E nel mondo mediatico di oggi, quello che non accade pubblicamente è come se non fosse mai accaduto. Piuttosto che tentare di oscurare il caso Dybala provando a coprirlo con il caso Donnarumma, sarebbe stato utile affrontare il caso vero, quello visto con gli occhi di tutti a Reggio Emilia, una volta per tutte. Senza compromettere il rapporto con il giovanissimo talento, ma con chiarezza.

Sappiamo bene che il clima sui social è contaminato dalle fissazioni settimanali a orologeria del solito cuore interista arricchito da un noto feeling moggiano (un impasto che sembra fatto apposta per andare a nozze con il più autentico dna rossonero...complimenti per l'infiltrazione e per i tanti Tafazzi che la applaudono): l'ultima di la sai l'ultima è la seguente: Locatelli ha tutto il diritto di avere qualche problema di crescita, ma i problemi veri arrivano da chi ha preso un Sosa venuto a Milano a svernare. Sarà. Sosa non è la pietra miliare del calcio, certo. Ma cerchiamo di uscire dal prato della zizzania. In Coppa Italia, contro il Torino, Sosa ha giocato, anche bene, e il Milan si è qualificato. Contro il Napoli, sempre senza svernare, Sosa ha giocato e anche benino. In ogni caso anche se Sosa fosse un grave problema, sarebbe un problema da 7 milioni e mezzo. Poi, sempre accompagnati dal pensiero che qualcuno farebbe bene a pensare a casa propria, abbiamo preso atto delle formazioni iniziali di Inter-Lazio, sempre di Coppa Italia. Turno sacrosanto di riposo a Icardi che, da Agosto, gioca sempre e comunque. Quindi, abbiamo pensato, visto che c'è solo Sosa che sverna a Milano, al posto di Icardi ci sarà Gabigol. E invece no, sorpresa. Largo all'ottimo Palacio, per il quale vale in tutto e per tutto, dopo una onoratissima carriera, lo stesso discorso fatto per Barzagli. L'Inter poi esce dalla Coppa, e il buon infiltrato che ha drammatizzato Juventus-Milan 2-1, è tutto impegnato a troncare e sopire su Inter-Lazio 1-2. Accenni a Gabigol invece...sverna? Non sverna? E' un problema da almeno 30 milioni oppure no? Nemmeno una parola. Alla prossima.

Quando si affrontarono a Ottobre, a Marassi, Genoa e Milan tre giorni dopo il clamore mediatico del gol regolare annullato a Pjanic, non avremmo mai voluto essere nei panni di Banti designato proprio per quella gara. E proprio per questo arrivammo a capire l'atteggiamento di un arbitro che non voleva essere tritato nella scia mediatica della partita precedente. Il mancato rigore per il fallo in area di Veloso su Locatelli e l'espulsione di Paletta per un fallo spettacolare ma sulla palla, li capimmo perfettamente. Udine no. Nè capita, nè digerita. Il salto in lungo di De Paul, il tacchetto alto e la palla lontana ormai calciata da De Sciglio, sono ancora ben ferme sul piloro. La partita era sull'1-1 e con la doverosa espulsione (della quale ha ben scritto Paolo Casarin e sulla quale sono ben intervenuti all'unanimità tutti gli arbitri-opinionisti) di De Paul, chissà cosa sarebbe potuto accadere. Ma, al di là di questo, il lunedì dopo Udinese-Milan, De Sciglio e le sue stampelle sono arrivate alla clinica La Madonnina. Un mese di assenza. A questo punto, Banti si sarà accorto che De Sciglio è stato colpito da De Paul, oppure lui e i suoi assistenti ci stanno ancora pensando sopra? I giocatori del Milan, da Kucka a Paletta fino a Romagnoli, vengono espulsi con grande disinvoltura in questo Campionato. Sugli avversari del Milan notiamo invece grande indecisione e grandi titubanze. In ogni caso, caro Banti, ebbene sì: De Sciglio a Udine non si è infortunato per opera dello Spirito Santo, ma perchè colpito dal suo avversario.


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