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Editoriale

VAR, ecco la fase di rigetto. Gli arbitri lo usano meno. Allegri soffre Sarri, per restare non basterà lo Scudetto. La verità sul futuro di Gattuso

02.03.2018 00:00 di Enzo Bucchioni   articolo letto 21978 volte
© foto di Federico De Luca

Penso alla straordinaria volata fra Napoli e Juve e, chissà perché?, mi viene in mente il Var. Bene. Avete fatto caso che gli arbitri lo usano meno? 
Anche nelle partite di coppa Italia (rigore su Matuidi, mani di Masiello), magari un’occhiata sarebbe stato meglio darla. E’ vero che il protocollo, in sostanza le regole, parla di intervento dovuto solo in occasione di errore chiaro, ma fino a qualche domenica fa il Var interveniva su tutto. Anche per consigliare la marca del the da bere e fine partita. 
Anche un’occhiatina alla maglietta tirata di Mertens in area del Cagliari e al fallo di Barella (era da espulsione) forse sarebbe stato il caso di darla, che ne pensa il Var Doveri? 
Sottolineo questo per un motivo semplicissimo: visto che c’è uno strumento in grado di aiutare gli arbitri perché non approfittarne fino in fondo? Ma soprattutto, lo dico oggi quando mancano dodici giornate (tredici per la Juve) del campionato più incerto degli ultimi dieci anni, perché complicarsi la vita e lasciare margini ai dubbi e alle irregolarità? 
Ha pensato l’arbitro Giacomelli cosa sarebbe successo se Cagliari-Napoli fosse finita zero a zero dopo un rigore così netto e non fischiato? Ecco, allora usatelo questo Var. A meno che gli arbitri non comincino ad annusare un’aria contraria che arriva dal presidente dell’Uefa Ceferin che non vuole la tecnologia in Champions League, ma non solo da lui. Ma, signori arbitri, qui siamo a livello di politica sportiva che a voi non compete. Il Var si sta sperimentando in Italia e per voi corre l’obbligo di sperimentare. Lo dico perché vorrei che questa straordinaria volata fra Napoli e Juve finisse in gloria, senza nubi, polemiche e dubbi. 
Anche per questo credo che Rizzoli per Napoli e Juve, da qui in avanti, dovrebbe formare le coppie migliori arbitro-varista, le più affiatate, le più esperte, quelle veramente in grado di andare oltre la carriera e le rivalità, per pensare solo agli errori da evitare e quelli da cancellare o rimediare. A qualcuno queste considerazioni sembreranno una banalità, ma vi assicuro che non è così. Vi siete mai chiesti perché con un arbitro importante in genere c’è un varista non altrettanto quotato? Per evitare contrapposizioni di giudizio e dare più autonomia a chi arbitra in virtù della maggiore esperienza.
Detto questo, la volata ce la stiamo godendo. Ci stiamo godendo soprattutto questo straordinario Napoli. Visto il cinque a zero al Cagliari? Lo dico soltanto per quelli che amano il calcio, al di sopra delle fazioni e dei partiti presi. Non so chi vincerà lo scudetto, non voglio neppure sminuire la forza della Juventus, capisco pure i tifosi bianconeri, tifare è qualcosa di diverso, ma chi non riesce o non vuole accettare la straordinarietà del gioco del Napoli non ha capito niente del calcio. Tanto per dire, prima Guardiola (il miglior allenatore al mondo) e l’altro giorno Pochettino, non gente qualsiasi, hanno fatto sapere che guardano il Napoli per lo spettacolo e per accrescere la loro cultura calcistica. 
La Juventus nella storia c’è già per le sue vittorie, il suo modo di fare calcio che si esalta nel mix fra tattica, mentalità e forza dei giocatori, il gioco non è mai al primo posto della programmazione. La Juve funziona così, stop. E la Juventus l’abbiamo celebrata e lo faremo ancora, ora è il turno del Napoli. Non ha ancora vinto niente, ma comunque nella storia c’è già. Non doveva dirlo Sarri, a volte l’umiltà aiuta, ma che questa squadra abbia raggiunto dei vertici di organizzazione, di spettacolarità e di idea di gioco altissimi è evidente. 
L’esaltazione del gioco collettivo di questo Napoli è di sicuro avvicinabile all’Olanda, al primo Barcellona. Squadre che hanno lasciato il segno. E se ancora oggi, qualche volta, ci capita di ricordare il Foggia di Zeman che squadra perfetta non era, anzi non aveva equilibrio, fra dieci, venti, cent’anni si celebrerà il gioco di questo Napoli che ha raggiunto vette altissime senza avere in squadra neppure un campione, ma soltanto qualcuno sopra la media. L’Olanda aveva Crujff, il Barcellona un certo Messi, il Napoli ha Sarri.
Di questo dualismo non soffrono soltanto i tifosi della Juve, è evidente il nervosismo di Allegri quando è sollecitato sul tema. Si rilassi. La contrapposizione è sbagliata e chi la usa sa di fare qualcosa di scorretto. Allegri nella storia c’è già anche lui per i suoi trionfi,ma la sua cultura è diversa. Ognuno sceglie la sua strada, ha le sue idee, il suo credo. Il calcio di Allegri è fatto di altri principi e funziona, quindi non capisco dove stia il problema. Se Allegri si aspetta che qualcuno dica della Juventus che è bella e spettacolare si sbaglia. A volte è stata anche bella, ma in certe occasioni, con il trucco fresco. Altrimenti è solida, concreta, affidabile, matura e vincente: non mi sembra poco. Però Allegri ci soffre, è evidente. Patisce soprattutto il fatto che anche una parte della tifoseria bianconera tiri fuori dubbi sulla sua capacità. Ogni tanto, puntualmente, basta una partita sbagliata per riavviare vecchi discorsi. Dico questo perché il problema Allegri alla Juve c’è. Esiste. Se non dovesse andare avanti in Champions mercoledì col Tottenham saranno già processi. Aspettateli. E si allargherebbe la forbice del dubbio guardando il Napoli….
Che succederà? Se non dovesse vincere lo scudetto e non centrare la finale Champions mi sembra chiaro che chiuderebbe qui la storia di Allegri alla Juve. Anche il solo scudetto forse non sarà sufficiente. Credo che soltanto un improbabile Triplete potrebbe far continuare questo matrimonio nato per caso e durato già tanto. E la Juve sta studiando la situazione. Proprio il nome di Pochettino sta frullando in testa a un dirigente bianconero che l’ha buttato lì in una cena fra amici. Di sicuro il Tottenham è da anni un mix di buon calcio e di buoni risultati. Ma siamo solo all’inizio, sabato con la Lazio per il campionato, mercoledì con gli inglesi, tocca alla Juve dimostrare che anche senza un gioco spettacolare il calcio funziona.    
Chiudo esaltando il lavoro di Gattuso. Molti lo paragonano a Conte. I due si assomigliano in panchina, ma fuori so che Gattuso ha preso il meglio ed ha miscelato i metodi di due suoi grandi allenatori: Ancelotti e Lippi. Poi ci ha messo del Gattuso. 
La scorsa settimana ho scritto qui che il Milan ha già deciso di confermarlo e lui lo sa benissimo. Non c’è la firma su un nuovo contratto, manca la burocrazia anche perché Gattuso ne vuole parlare soltanto a fine stagione, ora non vuole distrazioni, ma sono tutti d’accordo: Gattuso resterà al Milan.  


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