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Preziosi resta il primo colpevole ma Andreazzoli ci ha messo del suo

21.10.2019 10:45 di Franco Avanzini    per genoanews1893.it   articolo letto 902 volte

Allenatore e mezza squadra sono stati pescati nel mazzo delle retrocesse: ci si può dunque meravigliare di un Genoa saldamente ancorato alla zona baratro? La goleada subita a Parma non è che l'epilogo di una crisi diventata irreversibile. Paga Andreazzoli, al quale una buona fetta delle responsabilità occorre addebitarla, ma le sue colpe non sono superiori a quelle della dirigenza e dei giocatori, che in troppi match non hanno dimostrato neppure dignità, oltre ad un'indiscussa carenza di qualità. Perdere ci sta nel calcio, a non come all'Olimpico laziale e soprattutto al Tardini, contro una squadra che da sempre fatica anche a segnare un misero golletto.

La società toglierà di torno agli atleti il tecnico massese, privandoli anche dell'ultimo alibi. Starà a loro dimostrare che certe prestazioni indecorose sono dipese principalmente dalla disposizione tattica e dalla preparazione atletica e non dal loro atteggiamento inaccettabile, che in certi momenti ha fatto pensare ad un ammutinamento.
Non c'è un innocente in questo baillamme, ma c'è una vittima: il popolo genoano, specialmente chi si è sobbarcato la trasferta in Emilia per assistere a certi po' po' di spettacoli. Purtroppo, il mercato di riparazione è ancora lontanissimo, sicché ci si dovrà arrangiare con l'unica mossa consentita dal regolamento: sostituire la guida tecnica. Provvedimento indifferibile, che era già maturo da tempo, forse dal giorno dell'assurda sconfitta in casa dell'Atalanta, quando il Prez cominciò a prendere dialetticamente le distanze dal mister che lui stesso aveva fortissimamente voluto per non soffrire più. I pessimi risultati successivi, con la “perla” delle sostituzioni in massa nella gara di Cagliari, la partitaccia di Roma e l'affannosa e per nulla segreta ricerca presidenziale di un personaggio presentabile per la panca rossoblù hanno sempre più delegittimato il trainer toscano, che si è presentato a Parma – calcisticamente parlando – come un morto che cammina.

Va detto che mister Aurelio nulla ha fatto per rivalutarsi agli occhi del patron e dei tifosi, sempre più scettici. Da che mondo è mondo, le salvezze – non solo gli scudetti – si conquistano incassando pochi gol: ebbene, questo Genoa è al primo posto in fatto di reti subite e mai una volta è stata provata una nuova via per irrobustire una cerniera così slabbrata. Certo, qualche gendarme è stato sopravvalutato – in primis Zapata, lontanissimo dalle sue annate migliori – ma anche difensori più gagliardi andrebbero in crisi quando davanti a loro si spalancano voragini. Innegabile che Sturaro sia ancora in convalescenza e il parco rincalzi non rigurgiti di degne alternative, ma anche un allenatore di Terza Categoria, dopo due mesi, avrebbe capito che i “lenti a contatto” Schone e Radovanovic non possono giocare assieme.

Anche il modulo da tempo non convince: da sempre, quando la casa brucia, è consigliabile rifugiarsi nel prudentissimo 4-4-2, il migliore per chi deve puntellare la fase difensiva, riducendo i rischi. Insistere sulla retroguardia a tre è stato un atto di presunzione, testardaggine e autolesionismo.

Le scelte di formazione sono le più opinabili, ma presentarsi dal primo minuto a Parma con un Pandev decisivo solo se impiegato nell'ultima mezz'ora, con gli avversari stanchi, è equivalso ad un harakiri.

L'errore più grave commesso da Andreazzoli, però, si riferisce alla compravendita estiva: aver rifiutato un centravanti esperto, che Preziosi – a quanto pare – gli avrebbe acquistato, e indirizzare elogi sperticati alla società, che – a suo dire - lo avrebbe accontentato in tutto. Alla prova dei fatti, troppi elementi (in specie quelli da lui indicati) – appena il campionato è entrato nel vivo - sono parsi modesti, inadeguati al contesto e probabilmente alla categoria, poveri di peso specifico nella costruzione e nella finalizzazione e fragili in copertura. E qui si torna all'assunto iniziale, che riguarda la loro recente provenienza calcistica. Affidarsi a freschi retrocessi oppure a scommesse come Pinamonti, Favilli (ospite cronico dell'infermeria), Cassata e qualche altro o ancora a veterani al tramonto della carriera (Zapata e lo stesso Schone, che ha l'attenuante del costante impiego fuori ruolo) ha sortito questo quadro a tinte fosche.

Il nuovo allenatore – chiunque sia – provvederà a schiarirlo con qualche mossa dettata dal semplice raziocinio – ma non illudiamoci che possa rivoltare come un calzino l'ennesima squadra che il Prez ha costruito in economia, quando parecchi suoi colleghi – a capo di Atalanta, Bologna, Sassuolo, Fiorentina, Parma, non di club dal superiore bacino di tifosi – hanno invece investito una cifra cospicua per garantirsi un'annata tranquilla e qualche soddisfazione.

In attesa del secondo tecnico stagionale (ma in annate non gasperiniane la costante è tre), ricordiamo al Joker che il miglior.. salvagente in un mare così tempestoso si chiama Davide Ballardini. Quando si cammina sull'orlo del precipizio, l'orgoglio va accantonato.

                       PIERLUIGI GAMBINO


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