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Gazidis sconfessa mesi di lavoro. Incomprensibile, a meno che non sia il preludio alla cessione

Gazidis sconfessa mesi di lavoro. Incomprensibile, a meno che non sia il preludio alla cessioneTUTTOmercatoWEB.com
© foto di Daniele Buffa/Image Sport
mercoledì 22 luglio 2020 13:15Il corsivo
di Marco Conterio

Il Milan conferma Stefano Pioli e a Stefano Pioli va un applauso. Perché ha compattato il gruppo, ha dato un'anima e un'identità alla squadra. Dopo la pausa ha lasciato libera la mente dei giocatori, e giocar senza tifosi si è dimostrato per molti fattore importante, con risvolti positivi. Però finisce qui. Che applausi merita Ivan Gazidis, che da novembre ha preso contatti con Ralf Rangnick? Che con il tedesco ha strutturato un progetto: gli ha dato le chiavi in mano, gli ha dato la possibilità di scegliere lo staff. Poi la pandemia ha portato a ridimensionare i piani rossoneri e a metter sulla scrivania di Rangnick un budget inferiore. Meno uomini nello staff. Per aver cercato di cambiare percorso, è saltata la scrivania di Zvonimir Boban e nelle ultime settimane Gazidis ha anche proposto a Paolo Maldini un ruolo diverso, più da ambasciatore e meno da direttore. Per Frederic Massara parevano aprirsi le porte dell'addio, comunque l'aria che si respirava tra la dirigenza non era certo delle più serene e tranquille. Perché stava per arrivare Rangnick, come uomo di un nuovo corso e di una storia differente. Vidimato dagli uomini di Elliott a Londra, scelto da Gazidis a Milano.

Può un periodo sui generis, eccezionale, unico, pur positivo se non migliore, aver convinto Gazidis a sconfessare mesi di lavoro? Mesi che hanno portato il Milan a intraprendere strade e contatti di mercato ad hoc, con e per Rangnick. A far saltare Boban, a creare squilibri in dirigenza, a far parlare Maldini in modo forte e netto. L'ex dirigente dell'Arsenal dice che "Stefano Pioli era la mia prima scelta" ma se l'allenatore merita applausi per questa sua (ultima parte di) gestione, lo stesso non vale per questa uscita del ceo del Milan. Perché non corrisponde al vero e lo sanno anche le mura, a Milanello, a Lipsia, a Londra. Rangnick rappresentava non solo un allenatore ma un intero progetto di lavoro. Una filosofia.

Questo Milan aveva deciso di chiudere un capitolo e di iniziarne un nuovo. Adesso no. Dietrofront. Come se l'istinto, in un'azienda, potesse superare la strategia. Sconfessata, per un periodo straordinario. A meno che non ci sia un motivo più profondo, dietro. Un Nuovo Milan all'orizzonte. Con una nuova proprietà in arrivo, magari proprio Arnault, che vuol scegliere ogni suoi tasselli e non trovare un progetto articolato e completo come quello Rangnick al suo inizio. Magari dopo la decisione sul nuovo stadio, il cui annuncio sembra prossimo ad arrivare. Ecco. Questo potrebbe essere l'unico motivo logico. Altrimenti non c'è spiegazione alcuna e resterebbero soltanto gli applausi per Pioli, comunque andrà.

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