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La resa dei conti

La resa dei contiTUTTOmercatoWEB.com
venerdì 15 maggio 2020 00:45Il corsivo
di Raimondo De Magistris

Sono ore decisive per la ripresa della Serie A, che mai come questa sera sembra lontanissima dalla ripartenza. Sembra strano dirlo, al termine di una giornata in cui Malagò ha affermato che al 99% si ripartirà il 13 giugno, ma le notizie arrivate in serata al termine dell'Assemblea di Lega ci consegnano un muro contro muro da cui è difficile venir fuori.

La Serie A passa all'attacco e ora vuole dettare le regole - Le società di Serie A non hanno per nulla digerito il nuovo protocollo imposto dal Comitato tecnico-scientifico. E hanno rovesciato lo scenario all'indomani della lettera spedita dalla FIGC, che invece aveva fatto sapere di essere pronta ad assecondare il Cts.
La Federazione, ma non la Lega Serie A. L'unica che realisticamente ha qualche margine (a questo punto pochi...) di ripartire a giugno.
Perché per i club del massimo campionato italiano i paletti che ostacolano la ripresa dei lavori sono troppi, molti di più rispetto a quelli imposti dal Governo tedesco alla Bundesliga. Le responsabilità civili e penali per i medici sociali, la quarantena obbligatoria per tutto il gruppo squadra in caso di positività di un calciatore o di un membro dello staff, ma anche il ritiro nei primi 15 giorni di allenamento a partire dal 18 maggio: tutti punti che i dirigenti di Serie A chiedono di rivedere.
La richiesta è quella di un cambio radicale del protocollo. Una rottura totale dopo un certosino lavoro di mediazione che sembrava aver prodotto un equilibrio, seppur precario. Lo scenario nelle ultime ore è completamente cambiato e alla Lega è stato chiesto un nuovo confronto con FIGC e FMSI per poi presentarsi al tavolo del Governo con nuove regole da concordare.

Ma perché il Governo, adesso, dovrebbe cambiare idea? La domanda è quasi retorica, e una inversione a U del Comitato tecnico-scientifico sulle regole della ripartenza avrebbe del clamoroso. Perché fino a questo momento la posizione del Governo è sempre stata chiara: per ripartire, servono regole rigide, molto più rigide rispetto a quelle imposte dal Governo tedesco. Ed è difficile pensare che queste regole possano esser completamente bypassate a tre giorni dall'inizio degli allenamenti collettivi e, soprattutto, dopo settimane in cui non è stata fatta alcuna concessione.

E alla FIGC una conclusione anticipata dei campionati non fa più così paura - Nel mezzo - tra la Lega e il Governo - c'è la Federazione, che oggi si confronterà nuovamente con i vertici del campionato italiano e poi incontrerà il Governo per un summit che a quel punto sarà da 'dentro' o 'fuori'.
La possibilità che sia la Federazione e non il campo a dover decidere i verdetti è sempre più alta, ma al presidente Gravina non fa più paura come qualche giorno fa. Il motivo? Si trova nel DL Rilancio, in quell'articolo che dà alle Federazioni il potere di decidere "dell'annullamento, della prosecuzione e della conclusione delle competizioni e dei campionati, professionistici e dilettantistici, ivi compresa la definizione delle classifiche finali per la stagione sportiva 2019/20, nonché i conseguenti provvedimenti relativi all'organizzazione, alla composizione e alle modalità di svolgimento delle competizioni e dei campionati per la successiva stagione sportiva 2020/2021".
Potere senza precedenti nelle mani della FIGC, insomma. Anche grazie al comma 2 dell'articolo 211-bis che concentra la Giustizia Sportiva in un unico grado (Collegio di Garanzia dello Sport) e dà tempi serrati ai due soli possibili appelli, quello al TAR e quello al Consiglio di Stato.
Una decisione, quest'ultima, che farà discutere e non poco. Ma non nelle prossime ore, quelle della resa dei conti. Riuscirà la Serie A 2019/20 a cambiare il suo destino nei minuti di recupero?

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