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Ma la Serie A vuole davvero ripartire?

Ma la Serie A vuole davvero ripartire?TUTTOmercatoWEB.com
© foto di Stefano Di Bella
giovedì 14 maggio 2020 21:00Il corsivo
di Ivan Cardia

C’è una data, il 13 giugno, annunciata ieri con un comunicato. E poi c’è il dietrofront, in questo caso non ufficiale ma arrivato dopo l’assemblea di Lega di oggi (e, con toni morbidi, confermato anche dal successivo comunicato). La Serie A rimette in discussione, di fatto, la ripresa, e non solo per la questione relativa alla responsabilità del medico del club e del datore di lavoro. Le società chiedono anche deroghe sul maxi-ritiro e sulla quarantena di tutta la squadra in caso di nuova positività. In concreto, tutti i punti fermi su cui il Comitato Tecnico Scientifico non ha mai fatto alcuna concessione. E sui quali la FIGC, pur auspicando che l’applicazione particolarmente rigorosa della quarantena volontaria possa presto lasciare il passo a modalità meno rigide, aveva dato rassicurazioni al governo.

”Vogliamo ricominciare”. È il mantra del calcio italiano, soprattutto dei suoi vertici. In via Rosellini, in videoconferenza, i 20 club hanno da tempo certificato l’unanimità su questa posizione, pur con qualche distinguo. E la stessa Federcalcio non ha mai aperto spiragli alla chiusura anticipata della stagione. Almeno a parole. Perché poi, nei fatti, la volontà di ripartire si sgretola contro le prescrizioni del CTS. Complicate al limite dell’impraticabilità, se vogliamo, ma sulle quali la politica è stata molto chiara: bolla sterile e non solo, o si fa così o non si riparte.

La Serie A vuole davvero ripartire? È l’interrogativo di fondo al quale, a questo punto, il massimo campionato deve rispondere. A livello politico si può discutere finché si vuole delle restrizioni imposte dal governo. Ma è un dato di fatto che, rispetto agli sberleffi social di qualche settimana fa, l’esecutivo abbia aperto discreti spiragli per la ripartenza. Se è davvero voluta. Altrimenti riecheggiano le parole di Gravina sul potenziale sollievo circa uno stop imposto dal governo, un potere che a questo punto è nelle mani sue e del Consiglio Federale. O quelle dello stesso Spadafora quando parlava di una maggioranza silenziosa che vuole, ma non osa dirlo, finire qui la stagione 2019/2020. E viene il sospetto che, in fin dei conti, il vero tavolo su cui il calcio stia giocando sia quello del braccio di ferro con le Pay Tv, unica vera fonte di ossigeno di un movimento arrivato a questa crisi in profonde difficoltà respiratorie.

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