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O i club accettano l'idea del maxi-ritiro o è inutile anche solo provarci

O i club accettano l'idea del maxi-ritiro o è inutile anche solo provarciTUTTOmercatoWEB.com
© foto di Daniele Mascolo/PhotoViews
martedì 12 maggio 2020 00:45Il corsivo
di Raimondo De Magistris

L'esempio della Dinamo Dresda è lì a insegnarci che, in questa fase, non esistono soluzioni intermedie. Se si vuole venir fuori da questo momento, riducendo al minimo i danni, servono sacrifici straordinari. La scorsa settimana, dopo aver scovato la positività di due calciatori al coronavirus, le autorità sanitaria di Dresda hanno optato per mandare in quarantena tutta la squadra. Col risultato che il nuovo calendario di Zweite Bundesliga, redatto giovedì scorso, sabato sera era già da rivedere.
La Federcalcio tedesca è già al lavoro per risistemare i prossimi due match della Dinamo Dresda. Ma intanto è evidente che, dovendo restare ai box per altri dieci giorni, la squadra della bellissima città sassone dovrà ripartire con un gap palese. Che sarà ancor più critico e palese dopo gli ultimi due mesi.

Il modello tedesco, insomma, rischia di naufragare ancor prima di partire. In Germania si andrà avanti sulla scia di un protocollo che prevede - autorità locali permettendo - l'isolamento dei soli positivi. Ma cosa succederà in caso di nuove quarantene di gruppo a campionato magari già ripreso? Nessuno sa rispondere.
Il rischio è altissimo, l'individuazione di nuovi positivi è quasi matematica. Basta fare i test sierologici, per scoprire che anche nel mondo del calcio ci sono tanti positivi che nemmeno sapevano di aver contratto il virus. E basterà ripartire, pur con tutte le precauzioni, per rimettere in moto un meccanismo pericoloso.

E allora come fare? Come conciliare le preoccupazioni sanitarie con quelle economiche? Perché da un lato c'è la certezza che non si può ricominciare presto a rischio zero, dall'altro che provare a partire è necessario per evitare l'implosione di tutto il movimento.
La soluzione ideale sarebbe stata quella di rinviare tutto a settembre. Ma la UEFA, non poco miope da questo punto di vista, ha chiesto di decidere, di fare una scelta entro fine mese e concludere, se si riparte, entro agosto.
E allora, ricominciare il più possibile in sicurezza vuol dire lasciarsi dietro chi questa sicurezza non se la può permettere (la Lega Pro, probabilmente anche la Serie B), vuol dire controllare maniacalmente i giocatori. Significa fare test a tappeto e inserire tutti i negativi in quel gruppo squadra da cui poi, di fatto, non si può più uscire fino alla fine dei giochi.
Un maxi ritiro fino alla fine della stagione. E' la soluzione proposta dal Governo per riattaccare la spina al campionato di Serie A, anche l'unica che sembra avere in sé un minimo di lungimiranza in una situazione così critica. Allargare le maglie dei controlli solo in una seconda fase se (magari...) tra due mesi il virus sarà alle spalle, altrimenti - per dirla con le parole del Sottosegretario alla Salute Zampa - vivere in questa bolla sterile da cui non si può più uscire fino alla fine della stagione. Una quotidianità fatta solo di allenamenti e di contatti con compagni e staff tecnico o medico. Senza deroghe, senza eccezioni.
Non è una questione di mancanza di fiducia nei confronti dei calciatori. Significa tenere quanto più possibile sotto controllo una situazione che già così sembra ingestibile. Se i club, i presidenti, i giocatori e gli allenatori vogliono ripartire devono accettare questa condizione. L'alternativa? Non esiste nemmeno. Sarebbe solo una presa in giro.

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