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The Decision, il silenzio di Lionel Messi e il coraggio di LeBron James

The Decision, il silenzio di Lionel Messi e il coraggio di LeBron JamesTUTTOmercatoWEB.com
© foto di Getty/Uefa/Image Sport
giovedì 03 settembre 2020 14:08Il corsivo
di Marco Conterio

Sono già passati dieci anni da quei secondi, da quello sguardo, da quella camicia bianca a righe viola. Da Lebron James che in diretta televisiva tenne fermo il mondo intero, in quell'8 luglio del 2010. Lasciò casa, il suo Ohio, la sua Cleveland, dove poi sarebbe tornato, per andare a Miami. Agli Heat dove trovò Dwayne Wade e dove arrivò Chris Bosh, uno dei terzetti più celebri della storia della palla a spicchi.

The Decision Dieci anni da un annuncio in diretta televisiva. Anzi di più. The Decision. Nacque da un'idea di un fan, Bill Simmons decise di farne una trasmissione televisiva insieme ai dirigenti di Espn e quegli istanti passeranno per sempre alla storia dell'etere. "Porterò il mio talento a South Beach, Miami", disse Lebron. Nella sua Cleveland i tifosi bruciarono la sua 23, salvo poi riabbracciarlo come un salvatore al ritorno.

Un mondo diverso Le modalità per salutare una franchigia in NBA sono ben differenti: non c'è un cartellino, termina un contratto e se non c'è l'opzione per la squadra, il giocatore è libero di decidere dove andare o se rinnovare in caso di player option. Tutto ovviamente rientrando nel salary cap della franchigia scelta, ma per lui, e per Bosh, gli Heat crearono un vuoto nel monte ingaggi pur di prenderli.

Il silenzio di Messi L'antefatto serve per parlare ora di Lionel Messi. Che in questa lunga vicenda non ha mai parlato. Si è chiuso tra le mura di casa, con la compagna Antonella, coi figli, con l'amico Luis Suarez, ma non ha mai proferito verbo. Così gli hanno consigliato i legali e così ha deciso lui. Nessuna dichiarazione. Solo sillabe dal padre e rappresentante Jorge, poi il cugino Maxi Biancucchi, ma mai Lionel da Rosario.

Ha ragione Kroos? "Messi al Real Madrid? Non credo proprio, dovrebbe avere le palle...". Toni Kroos, che ha sostanza tedesca, non le ha mandate a dire. Al netto dell'impossibile giro di mercato, perché non è più il tempo di Luis Figo e il sogno di Florentino Perez è oramai nel cassetto, è stato notato da molti questo silenzio di Messi. Questo suo trincerarsi dietro le mura amiche e le sillabe familiari. Non ha mai detto di voler andar via. L'ha fatto tramite i media, il parentado, gli amici in Argentina. Ha fatto sapere di considerarsi libero e di aver fatto sua la possibilità di esercitare la clausola rescissoria ma Josep Bartomeu, che non sarà il più amato dei presidenti della storia Culè ma che non è uno sprovveduto, non ha mollato.

Se queda? Sicché adesso siamo al punto in cui Lionel Messi potrebbe non aver mai ammesso la verità e che questo potrebbe pure tornargli comodo. Perché Bartomeu non vuol passare come il numero uno del Barcellona che ha venduto Messi, figuriamoci per 100 milioni ed Eric Garcia, che sarà un giorno il più grande centrale difensivo magari ma che è ora un onesta promessa e lo stesso dicasi per Angelino tra i terzini sinistri. Muro contro muro, andare davanti a un giudice vorrebbe dire poi spostarsi alla FIFA, per due gradi, e poi al CAS. Col rischio di passare una stagione in tribuna, perché i tempi della giustizia sportiva sono lunghi. Per questo le parti stanno cercando un concordato. Per questo Messi non parla. O, forse, perché gli manca quel che tutti gli hanno sempre imputato. Non il talento, ma il carattere di Diego Maradona.

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