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Il Milan è diventato di Pioli solamente quando non c'era più nulla da perdere

Il Milan è diventato di Pioli solamente quando non c'era più nulla da perdereTUTTOmercatoWEB.com
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giovedì 16 luglio 2020 08:00Il corsivo
di Andrea Losapio

Sembrerebbe proprio che il Coronavirus abbia aiutato moltissimo il Milan di Pioli. A ritrovarsi, ad avere nuove certezze, recuperando quell'idea di calcio che l'anno scorso aveva portato al quarto posto. Insomma, più di un allenatore serviva un normalizzatore, come era già successo all'Inter del post De Boer. Pioli lo aveva fatto allora - salvo poi perdere il bandolo della matassa, venendo esonerato alla fine - lo ha fatto ora con una formazione che comunque aveva raccolto 68 punti nella passata, a cui ha aggiunto Ibrahimovic. Potrebbe arrivarci pure ora, agli stessi punti, vincendole tutte da qui alla fine. Impresa possibile sulla carta, un po' meno considerando che di fronte ci sarà anche l'Atalanta.

Sarà un bel banco di prova anche per le ambizioni della prossima stagione. Perché se è vero che Rangnick vuole fare il plenipotenziario, cambiando completamente tutto - e magari mettendosi in panchina e portandosi un dirigente dalla Germania come Heldt - e proponendo un progetto differente a San Siro, dall'altro è complicato digerire l'ennesima rivoluzione, soprattutto quando i punti sono 17 nelle ultime 7 partite. Il Milan però parla tranquillamente di Pioli come un allenatore interinale, come Benitez quando vinse la Europa League con il Chelsea.

La fine sarà la stessa. Pioli, come Benitez, può fare bene finché vuole. Probabilmente i rossoneri sono diventati squadra solamente quando Pioli non ha avuto più nulla da perdere, quando era già un dead man walking. La cosa bella, volendo guardare, è che il Milan non è sparagnino come quello di Gattuso. Ma apre le difese e accetta la contesa. Kessie è tornato a essere dominante in mezzo, Kjaer ha registrato la difesa, Rebic segna, Calhanoglu sembra rinato. Deve cambiare davvero così tanto, Rangnick?

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