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Juve-Napoli, l'incubo della FIGC era l'unica decisione possibile. Ma la Serie A oggi ha meno paura

Juve-Napoli, l'incubo della FIGC era l'unica decisione possibile. Ma la Serie A oggi ha meno pauraTUTTOmercatoWEB.com
© foto di Alessandro Garofalo/Image Sport
martedì 22 dicembre 2020 20:08Il corsivo
di Ivan Cardia

È finita come quasi tutti si aspettavano che finisse, una volta fuoriusciti dal perimetro della giustizia federale. Juventus-Napoli si dovrà giocare, chissà quando. Il Collegio di Garanzia del CONI ha totalmente sovvertito i verdetti del Giudice Sportivo e della Corte Sportiva d’Appello, demolendo i gradi di giustizia precedenti e riscrivendo, almeno potenzialmente, la storia di un campionato che già sembra una montagna da scalare. E oggi è un po’ più a rischio, perché la sentenza è di quelle che fanno tremare i polsi della Federcalcio. O forse no, andiamo con ordine.

L’unica decisione possibile. La vicenda è sempre stata intricata, perché riguardante diversi ordini di questioni: i rapporti interni alla giustizia sportiva, federale e del CONI. Ma anche le competenze di Stato e Regioni, l’autonomia dell’ordinamento sportivo, il potenziale conflitto di attribuzioni. Leggi, circolari, protocolli: il campionato ai tempi del DPCM e del Covid. A dispetto delle decisioni degli organi di giustizia FIGC, il quadro era abbastanza delineato: impensabile che un provvedimento dell’ASL venisse superato dal fragilissimo protocollo della federcalcio. Bene finché a decidere erano organi interni alla FIGC, per quanto indipendenti. Ma la decisione della Corte Sportiva d’Appello assomigliava sin da subito a un macigno pronto a essere demolito dal primo alito di vento: una sorta di processo alle intenzioni del Napoli, incoerente anche nelle sue conclusioni perché a quel punto persino il 3-0 e il meno uno in classifica erano parsi una carezza rispetto a tante (contestate) nefandezze. E infatti, appena arrivati davanti alla giustizia che quelli bravi chiamano esofederale, è andata esattamente così.

La peggiore per la Federcalcio e la Serie A. Quasi un incubo. Perché non c'è uno spazio libero per giocare la partita che non si era giocata. E perché da oggi il protocollo rischia di essere lettera morta. Basterà l’intervento dell’ASL a disporre il rinvio di una partita, in barba a tutte le regole che UEFA, FIGC e Lega Serie A si sono date. Di fatto era già così: per esempio lo si è visto in più occasioni in Serie C, dove però i margini di tempo sono più ampli e anzi l’arrivo della sanità è anche stato visto come salvifico per la Lega. La decisione di oggi lo certifica. Con contorni potenzialmente preoccupanti: il Napoli, in fin dei conti, aveva appena due giocatori indisponibili perché positivi al Coronavirus. Situazione preoccupante come siamo preoccupati ogni giorno di questo 2020, ma in fin dei conti tutt’altro che drammatica. Ben diversa, per citarne una, da quella del Genoa che pure ha giocato in condizioni più pesanti. Senza tornare indietro su quello che s’è già definito un improbabile processo alle intenzioni, se le cose stanno così è facile immaginare che qualsiasi squadra sia incentivata a chiamare in causa l’autorità locale di riferimento all’emergere di una qualche positività, magari in vista di gare complicate. Non è pensar male, è praticamente scritto nero su bianco. E non stiamo sostenendo che il Napoli l’abbia fatto, ma che chiunque altro avrà la possibilità di farlo. Da domani, occorre ritoccare regole e protocollo: erano fragili, ora sono praticamente carta straccia.

Ma la situazione è cambiata. E la Serie A si può salvare. Tutto da buttare? Fino a un certo punto, perché sono cambiati i tempi. E con essi il loro spirito. Juventus-Napoli è arrivata infatti all’inizio della seconda ondata: lo scenario futuro era pericolante, nel senso che il pericolo che il campionato non potesse concludersi era concreto. Stesso discorso per i momenti in cui sono arrivate le decisioni del Giudice Sportivo e della Corte Sportiva d’Appello: con prospettive terrificanti, si ragionava di cosa fare in caso di possibile stop. E non è da escludere che quelle sentenze, pur ampiamente motivate a livello giuridico, abbiano tenuto in considerazione un contesto nel quale dare ragione al Napoli avrebbe significato mettere una pietra tombale sulla Serie A 2020/2021. La decisione di oggi è arrivata invece mentre siamo a un passo dallo scavallare il giro di boa del campionato, un approdo non da poco perché consente di avere la certezza che almeno un girone si è disputato. E per di più coi tempi è cambiato anche il sentore: al netto delle recente esplosioni di focolai in C (Casertana e Carpi) il calcio professionistico ha vissuto un dicembre fin qui decisamente tranquillo sotto questo aspetto, soprattutto per la Serie A. Il protocollo resta fragile ma è stato comunque aggiornato. Al momento, per farla breve, nessuno pensa più davvero che il campionato possa non terminare la sua corsa. Terza ondata permettendo. E così, se la decisione di oggi è davvero la peggiore possibile per la FIGC, c’è di buono che almeno lo spettro dello stop definitivo fa un po’ meno paura. Da domani, comunque, ci sarà di nuovo da lavorare per mettere in sicurezza il campionato.

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