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L'umiliante prestazione del Ferencvaros conferma che ha (quasi) ragione Andrea Agnelli

L'umiliante prestazione del Ferencvaros conferma che ha (quasi) ragione Andrea AgnelliTUTTOmercatoWEB.com
© foto di Image Sport
giovedì 05 novembre 2020 06:45Il corsivo
di Marco Conterio

Allargare la quantità non significa aumentare la qualità, sicché dietro alla maschera della democrazia ci sono state sin da subito ragioni politiche per la massima poltrona della UEFA e c'è oggi una mediocrità dilagante in questa Champions League. E non ce ne voglia il tifoso del Ferencvaros, club che Orban sta provando a far diventare il manifesto della sua visione calcistica, dove si costruiscono pure stadi più grandi del numero degli abitanti del paese ungherese. Però la gara di ieri sera tra la Juventus, brava e cinica, chapeau nonostante il perfezionismo di Andrea Pirlo a fine partita, ha messo in luce una differenza di categoria sin troppo evidente tra due squadre di Champions League. Il problema è che Michel Platini allargò il numero della partecipanti per aver più benevolenza e appoggio in fase elettorale, o almeno così han sempre raccontato le malelingue. Un malcostume che è stato ed è consuetudine pure altrove, col Mondiale che s'allarga, con l'ennesima coppetta europea, minuscola nel senso e nel valore.

Il diritto divino della Superlega Sicché il pensiero va lì, a una competizione d'eccellenza, che possa premiare davvero le migliori. Quel che ha stona nell'idea di base della Superlega è che lì ci si vada per diritto e non per virtù. L'Atalanta e il Lipsia hanno dimostrato che ci sono tante strade per raggiungere la gloria, sicché non è giusto e neppure democratico, e qui sì che anche il più conservatore dei trumpisti concorderebbe, tener nel recinto sempre le stesse galline dalle uova d'oro. Però le classifiche della Champions, se ragioniamo delle formazioni che eran considerate di minor lignaggio e con il numero più basso di stelle al momento del sorteggio, cosa raccontano? Lokomotiv Mosca terza, Saliburgo ultimo. Olympiakos terzo ma con due sconfitte su tre. Midtjylland ultimo, tre sconfitte su tre. Krasnodar a un punto, Dinamo Kiev e Ferencvaros pure. Delle altre non c'è una gran sorpresa, perché il 'gladbach s'inserisce nel discorso di cui sopra, di chi in un grande campionato c'è già. Ma tutto, più o meno, va sempre come deve andare, e se c'è qualcosa che stupisce son le delusioni come il Marsiglia, l'Inter e il Real, il PSG e non le cenerentoline. Di scarpette a disposizione per il gran ballo ce ne son poche, e per vestirla c'è bisogno di costanza, soprattutto nel raggio di sei partite.

Le ragioni di Andrea Agnelli Il senso è chiaro, Andrea Agnelli ha ragione se intendiamo che il calcio dal 2024, quando il calendario è ancora vergine, vada rivisto e rivoluzionato. Negli incastri, perché l'alternanza tra Nazionali e club continua ad aver più risvolti negativi che positivi. Nella gestione e nella calendarizzazione dei campionati e delle coppe, ma non certo tout court, non certo all'ultimo tuffo, perché le soluzioni toppa son sempre sbagliate e mai lungimiranti. Serve ora una programmazione e queste gare, diluvio di gol ma di poca concezione tattica, di voti e bandiere e di poco merito concreto, siano da avviso. Non ce ne voglia il tifoso del Ferencvaros, perché una notte da sogno se la meritano tutti. Meritano, però. Che non siano benedizioni, perché altrimenti è lo stesso concetto della Superlega per come è intesa oggi: da una parte il diritto divino per pedigree, dall'altro per urna e democrazia della mediocrità.

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