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La Juve di Sarri, la Juve di Cristiano, la Juve di Dybala: i tre volti dei prossimi Campioni d’Italia

La Juve di Sarri, la Juve di Cristiano, la Juve di Dybala: i tre volti dei prossimi Campioni d’ItaliaTUTTOmercatoWEB.com
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martedì 21 luglio 2020 08:00Il corsivo
di Ivan Cardia

Il lockdown ci ha tolto la sfida Scudetto che abbiamo sognato per messi. Juventus-Lazio doveva essere il confronto tra due modi opposti, lontani, diversi di provare a vincere. Con i biancocelesti rattoppati, è stata soprattutto la dimostrazione di forza dei bianconeri. Che hanno vinto perché, in fin dei conti, sono sempre stati più forti e ricchi dell’avversario: anche in una situazione di emergenza, hanno trovato più risorse di tutte le altre. E vanno avanti grazie alle proprie mille facce. Ma con tre protagonisti in vetrina su tutti.

C’è la Juventus di Maurizio Sarri. Che non è, forse non sarà mai, di Maurizio Sarri. Almeno, non nel senso che ci si aspettava a luglio 2019. Segna tanto e subisce pure, ma questo calcio post Covid è un’orgia di gol e rigori: sono numeri che contano il giusto, cioè poco. Non è la Juve di Sarri per chi a un’immagine idealizzata di un presunto bel gioco, che non si capisce mai cosa voglia dire. Lo è per chi ha visto il tecnico adattarsi al materiale umano che ha a disposizione. E avvicinarsi a un traguardo che, quando ha mollato tutto per allenare, poteva solo sognare: è una storia bellissima, da non dimenticare mai. È la Juve di Sarri perché Sarri le è entrato un po’ più dentro. E avrà ragione, perché alla fine ha ragione chi vince.

C’è la Juventus di Cristiano Ronaldo. Pratica, letale. Maschia, se nessuno si offende. Il portoghese stende la Lazio con due gol facili facili. Ma se si sommano agli altri 60 che ha segnato da quando è in Italia, si capisce la grandezza del giocatore e pure della squadra che l’ha portato in Serie A. Mettersi a confronto con i bianconeri, in questo momento e in questo campionato, è pura utopia. Alla fine le pretendenti crollano tutte. E la supremazia marziana di CR7 ne è l’immagine più limpida e lampante: ubi major minor cessat, i latini avevano un modo molto efficace per chiarire il concetto.

C’è la Juventus di Paulo Dybala. Bella, leggiadra. Femmina, inteso come complimento. Alterna incomprensioni e poesia: il 10 argentino che doveva partire dalla panchina e poi è ancora una volta il migliore in campo rappresenta un’altra immagine perfetta per descrivere la Vecchia Signora. Che a volte vince anche suo malgrado. Mica per il mal di schiena, ma perché un anno fa la Joya aveva le valigie in mano: a costo di essere ripetitivi, è sempre bene non dimenticarlo. Oggi è il miglior calciatore della Serie A, uno che illumina anche un calcio mediocre e accaldato come quello di questa estate 2020. È l’emblema, in un certo senso, delle contraddizioni della Continassa.

Individuo e collettivo. Sono i due poli opposti: a un lato c’è la Juventus, all’altro il sarsismo. Forse si stanno incontrando, perché il gruppo migliora anche grazie al singolo. E quest’ultimo brilla nel quadro d’insieme. È la grande domanda a cui Allegri non ha dato una vera risposta nella sua ultima stagione a Torino: qual è l’identità di questa squadra? È questione di sintesi, che serve anche per mettere insieme l’idealismo di Sarri, l’efficacia di Ronaldo, la bellezza di Dybala. La Juve non ci è ancora arrivata, ma forse ci si avvicina. E intanto si mette in tasca un grosso pezzo di Scudetto.

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