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Le (poche) risposte alle (troppe) domande sul futuro del calcio italiano

Le (poche) risposte alle (troppe) domande sul futuro del calcio italianoTUTTOmercatoWEB.com
© foto di Daniele Buffa/Image Sport
mercoledì 25 marzo 2020 17:45Il corsivo
di Marco Conterio

Il calcio è in fermento e non potrebbe essere altrimenti. Perché è una delle prime cinque aziende e indotti del mondo, perché fermarsi equivale a perdite economiche ingenti e a posti di lavoro che andrebbero persi. Non solo chiaramente nei club, con quelli più piccoli comunque da tempo in linea di galleggiamento. Ma anche per tutto quel che circonda il pallone, da chi gestisce i negozi del merchandisign, ai ristoranti attigui agli stadi, dai rivenditori di biglietti e via discorrendo. Il pallone è un macrocosmo che adesso le leghe internazionali stanno cercando di salvaguardare e per questo la Lega Calcio ha presentato un documento a Coni e Governo.

Una perdita monstre La cifra che la Deloitte stima di perdita in caso di annullamento del campionato sarebbe di 720 milioni di euro per le sole società di calcio. Un ammontare enorme che andrebbe a gravare a cascata su tutto ciò che circonda il massimo campionato. Però il prosiego di questa Serie A, e ne sono ben conscie gran parte delle società, è legato alla stretta cronaca e alle priorità sanitarie del paese.

Giorni di riunioni no stop La Lega Calcio, negli ultimi giorni, ha tenuto più di una riunione formale e informale con le varie componenti. Quella coi club, dove c'è stato il noto alterco tra Andrea Agnelli e Claudio Lotito, per discutere proprio del planning e di un documento da presentare al Ministro dello Sport, Spadafora, per iniziare un percorso di lavoro insieme per salvaguardare l'azienda del pallone. Sul tavolo questioni stringenti come la ripresa degli allenamenti, del campionato, gli stadi, le scommesse, i diritti tv, le tassazioni, la nuova calendarizzazione, i rapporti con la UEFA. Tanti summit, l'ultimo che si è tenuto, informale, anche coi rappresentanti della comunicazione delle società proprio nel primo pomeriggio di oggi per avere una linea quanto meno comune.

Quando si riparte? Anzi. Si riparte, in questa stagione? E' la domanda che il mondo del calcio si sta ponendo in queste ore. Il flusso economico che sta perdendo l'azienda pallone è ingente e cresce giorno dopo giorno. Però la linea che al momento prevale è quella di attendere il corso degli eventi. Nel frattempo, c'è un filo diretto anche con la UEFA per proporre all'organismo internazionale delle varie opzioni di calendario.

Il calendario internazionale Già, perché il calendario del calcio italiano non potrà, in caso di ripresa, non tener conto anche degli impegni internazionali. Negli scorsi giorni l'impronta data da Gianni Infantino, numero uno della FIFA, è stata quella di dare una linea comune alle Federazioni continentali e anche nazionali. Un sistema organico, dunque, per avere un calendario in concerto a livello globale. La Lega ha discusso con la UEFA di due proposte. In caso di ripartenza ad aprile con gli allenamenti, è stato allegato anche il parere dei medici sportivi della A: un mese per la riatletizzazione. Dunque, col campionato che ripartirebbe a maggio, il campionato potrebbe finire a metà luglio e prevedere dopo la disputa delle Coppe.

Giovedì una nuova riunione Siamo sul piano delle ipotesi. Tra le certezze, per avere un piano più preciso, c'è una nuova riunione, confermata oggi, fissata per giovedì. Con le società della Lega di A ci saranno anche le altre componenti tecniche e i rappresentanti delle altre leghe, per trovare una quadra e un punto più preciso della situazione. Non solo: in questa data dovrebbe arrivare il feedback da parte del Ministro Spadafora al documento presentato dalla Lega.

Il documento E' il punto focale della discussione. La Lega di A e il calcio italiano che chiedono al Governo di salvaguardare la terza azienda del paese. Un documento presentato che non riguarda meramente allenamenti e partite, ma tutto l'indotto del pallone e un business plan. La specifica è chiara: tutto è figlio degli eventi e in secondo piano rispetto all'emergenza sanitaria. Però è un piano d'emergenza e di contenimento delle perdite che riguarda migliaia di persone che operano nell'industria calcistica.

I diritti tv La questione dei diritti televisivi resta prioritaria ma non è per il momento centrale nella discussione col Governo. La scorsa settimana era comunque una questione all'ordine del giorno e presto lo diventerà nuovamente. Non per altro, è tra i punti del documento presentato. Tra le novità di giornata, c'è il possibile inserimento di nuovi interlocutori per l'acquisizione dei diritti in Italia per il prossimo triennio come Amazon.

Le tasse e le infrastutture Sei punti tra cui la gestione del costo del lavoro, l'introduzione di normative speciali e anche la tassazione. Le società, per salvaguardare il sistema e i club più piccoli (si stima che per la crisi generata a cascata dall'emergenza attuale, una società dilettantistica su tre sia destinata a chiudere), professionistici e non. Il governo del calcio ha chiesto a Stato e Coni, poi, agevolazioni per la costruzioni di nuove infrastrutture che potrebbero rialzare i conti delle società e garantire anche nuovi posti di lavoro nell'indotto.

I contratti Anche questa non è solo una questione interna al mondo del calcio ma che tocca il documento inviato al Governo e al Coni, e che sarà nuovamente oggetto di discussione giovedì tra le parti: quella del calciomercato e dei contratti. Tra le problematiche che necessiteranno di proroghe e deroghe da parte dello stato, c'è quella degli accordi in scadenza a giugno, fine dell'attuale stagione sportiva. Se come pare, in caso di mancato annullamento, la stagione proseguirà oltre, allora serviranno deroghe per far valere i suddetti fino a luglio o oltre (c'è da considerare poi l'inizio della segue stagione sportiva che dovrà chiudersi come quella attuale, vista la concomitanza di Europei e Olimpiadi). Non solo: ci sono i contratti in scadenza. Alcune società hanno già considerato nel planning societario di non farli pesare sulla prossima stagione sportiva e il prolungamento significherebbe ulteriori spese e ulteriori tasse. Questa è un'altra tematica di discussione e di richiesta alle istituzioni.

Il calciomercato A latere c'è anche questa questione. Che è interna al mondo del calcio ma consequenziale di quelle sopra citate. Il Telegraph oggi ha parlato di una possibile istituzione di una nuova finestra estiva, subito dopo la conclusione dell'attuale stagione sportiva, che possa addirittura protrarsi fino all'inverno, a campionati in corso. Sono per adesso ipotesi, tutto è chiaramente figlio della cronaca e della prosecuzione dell'emergenza sanitaria in atto nel mondo. L'azienda calcio, però, rischia un tracollo da quasi 800 milioni di euro, più tutto quello che genererà nel suo indotto. Per questo non si tratta di un salvacalcio, sia per quel che riguarda il documento mandato dalla Lega alle istituzioni, ma di qualcosa di ben più ampio.

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