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Messi, l'addio al Barcellona è davvero un salto nel vuoto? Con Guardiola resta in comfort zone

Messi, l'addio al Barcellona è davvero un salto nel vuoto? Con Guardiola resta in comfort zoneTUTTOmercatoWEB.com
© foto di Getty/Uefa/Image Sport
giovedì 27 agosto 2020 09:20Il corsivo
di Ivan Cardia

Punto primo: Lionel Messi è un grandissimo calciatore. Uno dei migliori nella storia di questo sport. Dei migliori due, tre, cinque? Chi se ne frega, non è questo ciò che importa. Il punto è che nessuno mette in discussione il suo valore, né nel confronto con i suoi contemporanei né nell'inquadrarlo all'interno del percorso ultracentenario del pallone. Semmai, qualche dubbio lo lascia la sua capacità di mettersi davvero in gioco.

Via da Barcellona? È un rischio. Anche su questo non ci sono dubbi: Messi non ha mai vestito altra maglia di club che non sia quella blaugrana, e alla tenera età di 33 anni sembra pronto a spiccare il volo lontano dal nido che l'ha cullato e fatto diventare grande. È il salto che tutti gli hanno sempre imputato di non voler fare, e che sembra pronto a tentare. Come andrà a finire, nessuno può saperlo davvero. Per certi versi, sarebbe ancora più clamoroso se portasse i vertici del Barça a una resa totale alle sue condizioni e restasse all'ombra della Sagrada Familia dimostrando una volta per tutte di essere davvero diventato più grande del suo club, come molti già sostengono. Ma, allo stato dell'arte, tutto fa pensare che sarà addio.

Il Manchester City è un salto verso un'altra comfort zone. Non si tratta di sminuire la scommessa che Messi farebbe su stesso: si confronterebbe con la Premier League, ed è un primo dato. Sfiderebbe il tabù Champions League dei Citizens, e questo è il secondo. Ma poi finiscono qui. Per il resto, scegliendo il City, Messi direbbe sì alle offerte della squadra più ricca e spendacciona del mondo: il più grande alla corte più sfarzosa. Alla faccia della sfida. In più, passerebbe da una comfort zone all'altra, dall'abbraccio di Barcellona a quello altrettanto familiare del suo mentore Pep Guardiola, l'allenatore che più di tutti lo ha capito e valorizzato. E mica solo lui: da Begiristain a Soriano, nella fredda Manchester la Pulce ritroverebbe gran parte del gruppo che ha vissuto gli anni della sua definitiva consacrazione a Barcellona. Più l'amico Aguero.

Le vere scommesse sono altre. E non lo diciamo soltanto perché ci piacerebbe da matti (ri)vedere Messi sfidare Cristiano Ronaldo, ma questa volta in Serie A. Dire sì all'Inter, però, avrebbe un sapore totalmente diverso, quello di una prova di forza a tutto il mondo del calcio. E ben altro fascino rispetto al comodo City, come del resto Milano ne ha (parecchio) più di Manchester. Persino sposare l'eventuale (non ci risulta particolarmente accanita, ma di questi tempi mai dire mai) corte della Juventus, e giocare spalla a spalla con la sua nemesi, sarebbe una sfida senza precedenti. O ancora, provare a riportare in alto il Manchester United, che pure sarebbe uno sgarbo eccessivo verso Pep. E perché non cercare gloria in Argentina, dove Messi è riverito e ammirato, ma grande soltanto per sentito dire? Non parliamo poi di quel testimone lasciato ancora in Italia, ma un po' più a sud di Milano e Torino, da un altro Diez: quella sì, sarebbe l'apoteosi di chi vuole mettersi in gioco, al di là dei soldi e del calcio moderno. Di cui però, in fin dei conti, Messi è pur sempre figlio e prodotto. E allora ben venga la comfort zone. Ma il mondo sarebbe pieno di sfide e scommesse da raccogliere, persino meno rischiose di quelle in cui di primo acchito non sembra ci siano pericoli.

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