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Milan e Roma hanno dilapidato un miliardo di euro in dieci anni: colpa non solo delle radio

Milan e Roma hanno dilapidato un miliardo di euro in dieci anni: colpa non solo delle radio
© foto di Matteo Gribaudi/Image Sport
venerdì 03 luglio 2020 14:08Il corsivo
di Andrea Losapio

L'attacco di Fabio Capello alle radio romane non è una strumentalizzazione del proprio ruolo di opinionista e vecchia gloria del nostro calcio, sia in campo che in panchina. Quanto un modo per cercare di far uscire Paulo Fonseca da un periodo duro, nerissimo, il più complicato della propria storia in giallorosso. Sarebbe ingeneroso dare la colpa completamente ai giornalisti, come negare ogni rapporto fra l'ambiente e i calciatori. Perché lo stesso Capello, subito dopo, ha spiegato come siano solamente una componente, pur importante e ascoltata, della piazza.

In questo momento la Roma avrebbe bisogno di una società. Non di chi ha cercato di prenderla per poter costruire un nuovo stadio, magari con capitali esterni. L'Olimpico, pur bellissimo e pieno di storia, è tutt'altro che funzionale per una squadra che cerca di fare marketing. Difficile da raggiungere, trovare un taxi dopo la partita è opera impossibile, non c'è una metro, arrivare con i mezzi rischia di diventare un'epopea. La Roma ha bisogno dello stadio ancor più che Milan e Inter, soprattutto per quel che rappresenta nel mondo. Ma non può essere l'unico motivo che spinge qualcuno a investire.

Perché negli anni Pallotta ha ricapitalizzato, ma ha speso sempre tutto il budget. Anche con voci difficili da comprendere fino in fondo, come evidenziato qualche mese fa non solo per commissioni a calciatori, ma anche per consulenze hardware da quasi 2 milioni di euro, più locazioni da quasi 11 milioni. Probabilmente sarebbe arrivato il momento per fare tabula rasa e ricostruire diversamente tutto, ristrutturando le spese e gli sprechi.

Così lontana e così vicina, Milano ha una squadra simile. Non tanto per la condotta societaria, comunque non delle migliori per la gestione economica, quanto per una cervellotica valutazione dagli ultimi anni di Berlusconi in poi. Con Yonghong Li che diventa un possibile mistero da prima Repubblica, il prestito di Elliott diventati padroni per caso, la scelta di affidare a Leonardo prima e la coppia Boban-Maldini poi. Cercando di trovare un incrocio con la storia delle Champions, un punto di continuità che probabilmente non ha più bisogno di esistere.

Al Milan serve un cambio di mentalità. Servirebbe un qualcuno di distaccato dalla questione bandiere. Un manager all'altezza, un direttore sportivo da guardare con neutralità e non con la riverenza del campione, un amministratore delegato forte. I tempi cambiano, dovrebbe farlo anche il Milan. Serve Rangnick. Oppure una società ancora più credibile di Elliott, Arnault. Perché anche la piazza rossonera è complicata, seppur non ci siano le radio romane. La Scala del calcio dà molto ai propri giocatori, ma li fischia al primo pallone toccato. Il bel giuoco di Berlusconi non è passato di moda, sebbene l'ultimo campionato vinto sia di nove anni fa, sembrano passati cento.

Una proprietà forte, una struttura dirigenziale solida, qualche risultato che non fa mai male, pochi proclami. La ricetta è questa, se non vuoi comprare Cristiano Ronaldo oppure Lukaku, ma lavorare per bene e con il giusto quantitativo di denaro. La Lazio, l'Atalanta e il Napoli insegnano. Roma e Milan, negli ultimi dieci anni, hanno dilapidato un miliardo di euro. 715 il Milan, 302 la Roma. Può bastare uno stadio per tornare a vincere?

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