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Paulo Fonseca ha ragione (e Marotta pure). Ma la UEFA andrà avanti a dispetto dei santi

Paulo Fonseca ha ragione (e Marotta pure). Ma la UEFA andrà avanti a dispetto dei santiTUTTOmercatoWEB.com
© foto di Daniele Buffa/Image Sport
giovedì 05 novembre 2020 08:00Il corsivo
di Simone Bernabei

“Sono preoccupato per la prossima sosta per le nazionali. Noi qui alla Roma siamo molto rigorosi facendo test tutti i giorni”. Un grido d’allarme, solo l’ultimo in ordine temporale, firmato Paulo Fonseca, tecnico della Roma che dalle stanze di Trigoria ha messo su piazza tutti i propri dubbi verso la prossima sosta per le Nazionali che (ri)porterà in giro per il mondo i giocatori della Roma, della Serie A e più in generale di tutta Europa. Una sorta di appello alla sensibilità della UEFA, soprattutto, ma pure delle varie federazioni degli altri continenti e della FIFA affinché si decida per ciò che tutti sperano: mettere in pausa gli impegni delle rappresentative nazionali. Il tutto vista la contingenza del momento, chiaramente. Con sempre più nazioni che vanno o sono già nel pieno del secondo lockdown, con i contagi che ogni giorno fanno segnare picchi da record qua e là, con gli stati che bloccano la mobilità fra una regione e l’altra e impongono quarantene bisettimanali per chi arriva dall’estero. Il calcio è un mondo a parte, frase fatta ma mai tanto adatta. I protocolli delle varie federazioni hanno dimostrato di funzionare, di reggere l’urto, di poter far proseguire i campionati e conseguentemente di mantenere in piedi il sistema. Ma queste considerazioni sono valide all’interno del microclima di ogni singola federazione, ognuna con i propri standard. Con i propri parametri, i propri limiti e i propri modus operandi. “So che nelle Nazionali si fa lo stesso, ma mi preoccupa perché si riuniscono i giocatori di diversi paesi e continenti. Speriamo non succeda nulla”, ha proseguito Fonseca. Speriamo. Una sorta di meltin pot inverso, in cui persone della stessa nazionalità si ritrovano in patria provenendo però da decine di paesi diversi. Con parametri diversi. Con protocolli diversi. Con test diversi, appunto.

Marotta ha anche un altro motivo per dire no - L’ad dell’Inter Beppe Marotta, oltre che preoccupato per i possibili contagi, teme anche il superutilizzo dei calciatori: “Dobbiamo limitare la situazione almeno sulle gare della Nazionale, si fatica a gestire le squadre così”, diceva a proposito degli affaticamenti, degli acciacchi e dei casi di positività all’interno della rosa di Conte. Un malumore che serpeggia anche fra gli altri club di Serie A (e non solo), che certamente oggi sarà ancora più amplificato vista la compressione dell’alternanza campionato/coppe di queste settimane. E chissà che pure la positività della scorsa tornata di CR7, fra gli altri, non possa aver smosso altre coscienze verso questa idea.

Ceferin ascolta e passa oltre - E arriviamo alla terza parte in causa. Aleksander Ceferin, capo della UEFA, si è già espresso in maniera netta. Senza tergiversare. “E’ una grande competizione, che è iniziata e che arriverà alla fine. Dobbiamo essere ottimisti, io non ho dubbi che proseguiremo con la Nations League”. Punto e a capo. Il numero uno UEFA ha risposto così alle polemiche riguardanti la scorsa sosta per le Nazionali e le richieste fatte (a bassa voce) da club e addetti ai lavori circa la possibilità di interrompere amichevoli e Nations League. Ovviamente per preservare i giocatori da possibili infortuni da sovrautilizzo o da contagio. Insomma, la UEFA non ha alcuna intenzione di scendere a patti. Dopo aver dato assoluta priorità ai club sul finale della scorsa stagione (anche posticipando l’Europeo), oggi è evidentemente finito il tempo dei compromessi. Almeno a pubbliche parole. Per questo l’appello di Fonseca, così come quello di Marotta, rischia di passare per l'ennesima volta in cavalleria.

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