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Quanta confusione: dal 4 maggio la Pellegrini in piscina e Cristiano Ronaldo al parchetto

Quanta confusione: dal 4 maggio la Pellegrini in piscina e Cristiano Ronaldo al parchettoTUTTOmercatoWEB.com
© foto di Daniele Buffa/Image Sport
lunedì 27 aprile 2020 16:06Il corsivo
di Ivan Cardia

Mihai Bobocica è un grande atleta italiano. È stato sei volte campione nazionale di tennistavolo (ping pong), ha partecipato a due Olimpiadi, vinto l’argento ai Giochi del Mediterraneo. Ciò non toglie che molti di voi, probabilmente, non lo conosceranno. Ha un account Instagram da 1.189 follower. È un campione, per quanto il ping pong possa appassionare (anche chi scrive, per la cronaca), di uno sport assolutamente di nicchia, che la domenica pomeriggio non vedrete mai in tv e ha un impatto marginale anche a livello economico: il bilancio 2019 della Fitet parla di un valore della produzione vicino ai 5 milioni di euro annui. Da lunedì 4 maggio, Bobocica, come molti altri sportivi (anche più famosi, ovviamente, come Federica Pellegrini in piscina del titolo, per esempio) potrà tornare ad allenarsi presso il suo centro sportivo di riferimento, perché pratica una disciplina sportiva individuale.

Cristiano Ronaldo, su queste pagine, ma in realtà su quelle di qualsiasi media al mondo, non ha certo bisogno di presentazioni. Ha 215 milioni di follower su Instagram. Rappresenta un movimento sportivo che in Italia fa girare circa 5 miliardi di euro all’anno. In questo momento non è in Italia; se lo fosse, non potrebbe comunque andare ad allenarsi presso il suo centro sportivo di riferimento, ma in compenso potrebbe andare a correre al parchetto sotto casa. O, se ci perdonate l’ironia, nel bosco che avrà dentro casa, per carità, ma non è questo il punto. Il calcio non è, infatti, una disciplina sportiva individuale e quindi, a differenza del ping pong, dovrà aspettare il 18 maggio. È il risultato paradossale di una decisione che a livello politico può anche essere rispettabilissima e nel cui merito non possiamo né vogliamo entrare ora. Ma che di sicuro è stata comunicata nel peggiore dei modi.

Allenamenti individuali e di squadra: che caos. Ricostruiamo 12 ore in cui l’Italia non ha capito bene cosa sia la Fase 2 e in quanto si differenzi effettivamente dalla Fase 1. In una conferenza che molti osservatori hanno giudicato quantomeno confusionaria, il premier Giuseppe Conte ha inizialmente fatto intendere che dal 4 maggio sarebbero stati consentiti gli allenamenti individuali. Poi, dopo aver analizzato altre misure previste nel decreto, ha detto che il governo spera di riaprire gli allenamenti per gli sport di squadra dal 18 maggio. La previsione, ovviamente, nel decreto non c’è, perché al momento è una speranza, appunto. Pochi minuti dopo, il ministro Spadafora ha corretto (almeno nella forma, se non nel contenuto) il proprio Presidente del Consiglio. Ha spiegato che l’apertura del 4 maggio fa riferimento non agli allenamenti individuali, ma alle discipline sportive individuali: tennis, nuoto, scherma, equitazione, e via dicendo. Il ping pong sì, il calcio no. Ha tolto il velo del detto/non detto di Conte, riservando poi delle discrete stoccate alla FIGC e alla Lega Serie A.

C’è un piano? Ci sembra di no. Di sicuro manca a livello comunicativo: parlare di sport senza citare il calcio, che è per distacco lo sport principale d’Italia, vuol dire ignorare l’elefante nella stanza. Che il pallone valga da solo, a livello mediatico, economico, partecipativo, sociale, più della somma di tutti gli altri sport messi insieme può piacere o non piacere, ma è un dato di fatto. E quando se ne parla servirebbe chiarezza, se vogliamo anche coraggio nel dare risposte dure. Perché sposta calciatori e palla, ma anche un’ampia fetta di lavoratori e una grossa porzione della nostra identità nazionale, almeno dal secondo dopoguerra in poi. Non è uno sport come gli altri. E, per quanto dal calcio siano arrivate pressioni forse eccessive, per quanto i vertici non siano stati finora più convincenti nel ragionare con serietà e consapevolezza a un piano B (a questo punto con ottime probabilità destinato a diventare A), sentire dal ministro dello Sport, dopo aver corretto il Presidente del Consiglio, che il calcio merita rispetto come tutti gli altri sport sembra l’ennesimo tentativo di declassarlo alla sua realtà ludica. Che per fortuna esiste ancora, ma nel frattempo, ancora una volta piaccia o non piaccia, è stata superata di gran carriera da una dimensione economica e sociale al tennis, al nuoto, all’equitazione, alla scherma e via dicendo. Non fotografa la realtà con veridicità, e non l’affronta con la chiarezza che una grande industria italiana (qualcuno dice la terza, forse esagerando, ma non siamo lontani) meriterebbe. È per questo che da lunedì 4 maggio vi consigliamo di andare al parchetto: potreste incontrare Cristiano Ronaldo, Romelu Lukaku o Ciro Immobile a seconda della città. Mentre i campioni di ping pong si alleneranno in strutture a loro dedicate. Anche se non abbiamo capito bene perché, e non ce l’hanno neanche detto chiaramente.

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