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Stipendi, fideiussioni, ripresa, stop: il punto sulla giornata. Ma alla fine decide il virus

Stipendi, fideiussioni, ripresa, stop: il punto sulla giornata. Ma alla fine decide il virusTUTTOmercatoWEB.com
© foto di Antonello Sammarco/Image Sport
sabato 04 aprile 2020 00:45Il corsivo
di Ivan Cardia

Nulla di nuovo sul fronte del calcio italiano. L’ennesima giornata di videoconferenze e incontri virtuali consente alla montagna di partorire il classico topolino, o forse anche meno. Fumata grigia un po’ ovunque, perché non è ancora il tempo delle decisioni. Col Paese fermo ormai da giorni, impegnato in una estenuante (per gli eroi al fronte) o alienante (per quelli chiusi in casa) battaglia contro il nemico invisibile che ha bloccato il pianeta, mica solo l’Italia. Si cercano rimedi, cure, misure. Si cerca di immaginare il futuro che nessuno vede.

Si prende atto dell’unico fatto incontrovertibile, almeno finché non avremo qualche arma in più: decide il virus. E questa presa di coscienza, forse, potrebbe anche porre un freno a tutte le frecciate e le stilettate a cui stiamo assistendo. Non fosse che il nostro calcio è arrivato alla crisi senza aver fatto i compiti a casa, gravato dai suoi eterni debiti. E, dato che qui non c’è il ministro Azzolina, dato che qui ci saranno rimandati e persino bocciati, dall’alto cipresso al cespuglio, bosco e sottobosco si agitano spaventati alla vista di un buco che già c’era ed è stato soltanto allargato in potenziale voragine. Dando, per la cronaca, ancora una volta pessima immagine di sé stessi.

Fumata grigia in Lega Serie A. Via Rosellini, intesa in senso metaforico, arriva al massimo al punto e virgola. La fotografia è nel comunicato conclusivo: si continua a fare la conta dei danni, mentre i danni vengono prodotti. Legittimo, ovvio. Prima la salute è il messaggio finale, anche se è chiaro che non tutti la pensino allo stesso modo. E se vogliamo è abbastanza fisiologico, per quanto non encomiabile, che diverse valutazioni siano fatte più sulla base di interessi particolari che guardando al quadro d’insieme. La proposta dei tamponi a tappeto con ritiro extralarge, per ora, rimane nel cassetto.

In Lega Pro è stata l’assemblea delle lacrime. Primo incontro telematico per i sessanta presidenti, alcuni dei quali hanno ascoltato per la prima volta i racconti di chi vive nelle zone dove il Coronavirus ha colpito in maniera più dura. Poi spazio alle diverse posizioni: in una lega molto diversificata a livello territoriale e regionale, è inevitabile che le priorità possano variare in maniera ancora più significativa. Nelle serie minori, peraltro, congelare in via definitiva il campionato avrebbe delle conseguenze abbastanza pesanti su più fronti: lo scudetto, per capirsi, si può anche non assegnare. Promozioni e retrocessioni sono inevitabili. E il timore è che portino a un nuovo codazzo di ricorsi e cause giudiziarie: uno spauracchio da evitare a tutti i costi per difendere la credibilità che il pallone si sta giocando agli occhi del Paese.

Capitolo fideiussioni. Al di là dell’emozione, dalla terza serie è arrivata anche qualche richiesta concreta. Sarà formalizzata a breve quella di sbloccare le fideiussioni depositate a inizio campionato, peraltro condivisa dalla Lega B. In totale, si parla per cadetteria e Serie C di una cifra totale compresa tra i 36 e i 45 milioni di euro. Soldi che i club vorrebbero utilizzare adesso, escutendo le fideiussioni, per far fronte all’emergenza. Dubbi da più parti, anzitutto dall’AIC: non è chiaro come questi club utilizzerebbero questi fondi e soprattutto si teme che cada il muro (efficace) eretto dalla FIGC contro i banditi del calcio. Dalla Lega Pro replicano che i controlli sarebbero in questo caso aumentati, grazie anche all’esperienza fatta (caso Rieti e non solo) in questa stagione.

Cassa integrazione? È l’altra richiesta del calcio “minore”. Ma, ricordiamo, pur sempre professionistico. E questa è una caratterizzazione sulla quale sarà forse utile tornare quando l’emergenza sarà alle spalle. Ma restiamo all’attualità. Detto che Lukaku (per fare un esempio eccellente) in cassa integrazione farebbe sorridere e che in Serie A sarà inevitabile arrivare a riduzioni concordate degli stipendi, i club delle categorie inferiori chiedono l’accesso a questo ammortizzatore sociale, che in questi giorni diverse aziende italiane hanno sfruttato. I calciatori, per ora, ne sono esclusi a livello normativo: le leghe spingano affinché la cosa cambi. È una soluzione, comunque limitata a chi guadagna al di sotto di tetti piuttosto “ordinari”, che l’assocalciatori non esclude a priori. Risparmiare sullo stipendio dei calciatori, però, ragiona il sindacato, non può essere l’unica soluzione a una crisi da centinaia di milioni di euro. E che tuttora, e questo è un fatto, nessuno sa ancora dire quando finirà o quantificare nella sua entità.

Trattativa individuale inevitabile. A questo punto, giova anche ricordare il ruolo dell’AIC in tutto questo. Perché, soprattutto in Lega Serie A, si va sempre più verso la trattativa individuale. Uno scenario, tecnicamente, comunque inevitabile: Tommasi e i suoi lavorano per un’intesa collettiva, ma questa andrebbe poi ratificata in ogni caso attraverso un accordo tra i diretti interessati. Cioè calciatore (singolare non casuale) e club di appartenenza. Considerato che un’intesa che possa comprendere tutti, da Lukaku al calciatore che guadagna 1.500 euro al mese, è praticamente impossibile, prima ancora che giuridicamente non vincolante, la soluzione di accedere direttamente a trattative singole sta prendendo sempre più piede, soprattutto tra i presidenti di A, interessati alla sospensione degli stipendi sul modello Juve, oltre che a eventuali tagli.

Il 9 aprile Consiglio Federale. La FIGC, a tal proposito, è pronta ad allungare la scadenza per il pagamento degli emolumenti di marzo, aprile e maggio al 30 giugno. Ultima data utile, almeno finché non si arriverà a una proroga dei termini della stagione a livello globale. Uno spostamento che cambia fino a un certo punto i termini della questione: le scadenze attuali sono infatti il 30 maggio (per marzo) e il 22 giugno (per aprile-maggio). Più incisiva la possibilità di iscriversi al prossimo campionato senza dover adeguare i propri impianti, nell’ambito del sistema di licenze nazionali che dovrebbe intervenire anche sulla questione fideiussioni.

Quando si torna in campo? Decide il virus. E torniamo all’inizio. In questo momento, soltanto l’andamento dell’epidemia, anzi della pandemia, potrà dare una risposta definitiva sulla possibilità di tornare a giocare. Molti sono convinti che in realtà questa eventualità per la stagione in corso sia già sfumata, ma fermare in via definitiva il campionato, al di là dei richiami UEFA-ECA-EL, avrebbe conseguenze devastanti a livello economico e giuridico, su questa e sulla prossima annata. Quanto al piano dei tamponi a tappeto, dalla Serie B in giù non sembra applicabile, a meno di un deciso crollo dei costi (e i nuovi test rapidi potrebbero aiutare): quelli attuali sono insostenibili per club dalle finanze già traballanti. Tutti vorrebbero tornare a giocare, questo è chiaro. Perché significherebbe tornare alla normalità. Quando e come, non lo sa nessuno. Decide il virus. Purtroppo.

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