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Carlitos Tevez, un argentino alla conquista del Brasile

Arrivato in Brasile, tra mille polemiche è riuscito a far ricredere tifosi e critica, trascinando, dopo sei anni, il Timao al successo nel campionato Brasiliano.
20.02.2006 21:22 di Michael Angelici   articolo letto 29056 volte
Carlitos Tevez, un argentino alla conquista del Brasile

Tevez è l'antitesi più riuscita del calciatore moderno, tutto gel, cerchietti e moda.
Carlitos cura pochissimo il look, se ne frega dei rapporti con la stampa (le pochissime interviste che rilascia sono scarne, ruvide e in un portoghese da far rizzare i capelli), il marketing non sa neanche cosa sia.
A lui interessa solo l'affetto dei suoi Gavios da Fiel (i tifosi del Timao), che l'hanno eletto a idolo incontrastato (viene chiamato "o nosso Rei", con chiaro riferimento a Edson Arantes do Nascimento, Pelè) e sono arrivati a sventolare bandiere argentine durante le partite. Al riguardo dice: "Io fino a poco tempo fa stavo dall'altra parte, e morivo dalla voglia di avere un autografo di Román (Riquelme, N.d.A.), quindi li capisco. E' per quel motivo che rimango sempre a firmare tutti gli autografi che mi chiedono. Perché i tifosi ti incoraggiano, ti appoggiano, ti sostengono anche in trasferta facendo tanti sacrifici. Ti danno tutto!".
Calcisticamente è un attaccante dal fisico potente e compatto (170 cm x 77 kg), in grado di giostrare sia da prima sia da seconda punta. Estremamente rapido e dinamico, svaria su tutto il fronte offensivo per dare meno riferimenti possibili ai difensori avversari. Fondamentali eccellenti, buono il controllo in corsa e una capacità aerobica niente male. A tutto ciò aggiunge una raça, fuori del comune per un centravanti, che esprime in maniera incredibile sia in partita sia negli allenamenti.
Carlos Alberto Tevez, nasce il 5 febbraio 1984 a Ciudadela, a ridosso di Buenos Aires nel barrio Ejercito de Los Andes. Detto "Fuerte Apache" (da cui deriva peraltro uno dei soprannomi di Carlitos, "Apache", appunto), è uno dei quartieri più difficili del paese, in cui vivono ufficialmente 60000 persone, ma dove si ipotizza che in realtà gli abitanti siano più di centomila. A chi vuol metter bocca nelle questioni del suo luogo di nascita Tevez risponde "Per parlare del Forte prima devi averci vissuto. Io non parlo del tuo quartiere se non lo conosco". All'inizio il suo cognome è Martinez (quello della madre Adriana) dato che suo padre Segundo Raimundo, lo riconosce solo più tardi. La famiglia è completata dai quattro fratelli di Carlitos, tutti più piccoli: Diego Daniel, Michelangelo, Ricardo Ariel e Débora Gisell. L'infanzia e l'adolescenza trascorrono con la musica (il genere preferito è la cumbia "Musica da favela che parla di droga, prostitute e trafficanti: il mio mondo!", ricorda Carlitos) e le infinite partite a calcio nelle sue prime squadre: Santa Clara, Villareal e All Boys.
Le qualità tecniche e fisiche (già da giovane aveva una struttura atletica decisamente sviluppata), non passano inosservate ed il Boca Juniors non se lo lascia scappare. Oltre ad aggregarlo alla scuola calcio del club, il Boca fece di tutto perché crescesse lontano dalle problematiche del suo quartiere e pensasse solo a giocare. Perciò lui e la famiglia lasciarono via Barragan 214 ed il "Forte", per trasferirsi nel barrio di Versailles, zona est di Buenos Aires. Come segno indelebile dei suoi anni a "Fuerte Apache", gli è rimasta quella grossa cicatrice (che mostra con orgoglio...) che gli pende dall'orecchio destro fino al torace e che si procurò a 10 mesi rovesciandosi addosso una pentola d'acqua bollente.
Nelle giovanili xeneize comincia subito a lasciare il segno. "Era uno di quei giocatori che vincono le partite da soli. Prendeva palla, scartava tutti e segnava. Fenomenale!", ricorda Heber Mastrángelo uno dei suoi ex-allenatori. Anche le rappresentative giovanili della Seleccion argentina vedono la sua presenza. Dopo l'under 15 (con cui disputa nel 1998, il torneo delle Tre Nazioni in Inghilterra), viene selezionato anche per l'under 17 e 20.
Debutta in prima squadra il 21 ottobre 2001 contro il Talleres a Cordoba. Le prime partite lasciano subito intravedere che si tratta di un ragazzo con doti fuori dal comune. L'8 maggio 2002, nell'andata dei quarti di finale della Coppa Libertadores contro i paraguaiani dell'Olimpia Asuncion (che poi vinceranno il trofeo contro il Sao Caetano), la Bombonera poté assistere al primo gioiello del giovane centravanti: la rete del momentaneo vantaggio, poi pareggiato dall'autogol di Traverso.
L'anno si conclude con altre 6 reti (una doppietta nel 2 a 2 interno con il San Lorenzo alla quinta giornata) nell'Apertura 2002 e con il Boca che chiude al secondo posto, dietro all'Indipendente campione.
Le stagioni successive sono piene di trionfi sia a livello personale sia di club. Il Boca vince la Libertadores 2003, la Coppa Intercotinetale a Yokohama (vittoria ai rigori sul Milan) ed il Torneo di Apertura 2003. Tevez, oltre a vincere per 3 volte consecutive il pallone d'oro sudamericano, conquista il titolo di capocannoniere e la medaglia d'oro alle Olimpiadi di Atene 2004. In mezzo a tutto ciò debutta (il 30 marzo 2004 contro l'Ecuador) e diventa titolare nella Seleccion dell'allora Ct Bielsa.
I problemi sono però dietro l'angolo. Negli ultimi mesi del 2004 la sua vita a Buenos Aires diventa impossibile. Le fughe e le risse con i paparazzi (che lo pedinavano in continuazione nelle sue scorribande notturne) erano consuetudine e le tribune punitive la conseguenza. A dicembre 2004 dice basta. "In Argentina non rispettano i loro idoli, in Brasile sì: per questo me ne vado". Dopo aver giocato l'ultima partita nella finale di Coppa Sudamericana vinta contro il Bolivar, Carlitos saluta con le lacrime agli occhi e una mano sul cuore i suoi tifosi che sono tutti in piedi ad applaudirlo: "Questo è bellissimo, ma fa male", continuava a ripetere.
Una settimana dopo firma un contratto da quasi due milioni di dollari a stagione con il Timao. A contratto depositato il presidente del Corinthians, Alberto Dualib, è in delirio. "Dopo l'era Pelè e l'era Robinho, si è aperta l'era Tevez: il nostro craque diventerà meglio di Maradona!".
E' stato il trasferimento più costoso della storia del calcio sudamericano. Il Boca Juniors ha, infatti, incassato dal Corinthians, 19,5 milioni di dollari (16 il costo del cartellino, 2 per un opzione su alcuni giovani del club di Baires e 1,5 da parte dello stesso Tevez, che li ha versati al settore giovanile xeneize). Dietro tutta l'operazione ci stava però l'MSI (Media Sport Investment) e Kia Joorabchian, iraniano di 34 anni che è uno dei principali azionisti della società e padrone del club brasiliano dal 2004.
L'ambientamento nel nuovo paese e nella nuova squadra non è stato facile. Le invidie (per lo stipendio) ed i pregiudizi (per la sua nazionalità), le scazzottate con alcuni compagni, la lingua che non riusciva a digerire, la nostalgia di Buenos Aires, sono state tutte cose che ne hanno ritardato l'inserimento. Col tempo però la situazione è migliorata. Ha trovato in Betao (difensore del Corinthians) un amico quasi fraterno, è entrato sempre di più nel cuore dei tifosi (che ne apprezzano oltre ai gol, la raça e la raiva -rabbia- che mette sempre in campo) e, non ultimo, ha trovato un equilibrio a livello sentimentale. Infatti, Vanessa, la sua fidanzata da quando viveva a "Fuerte Apache" si è trasferita a casa Tevez (barrio di Tatuapè), con la piccola Florencia. Quindi la modella Natalia Fassi sembra definitivamente dimenticata.
La stagione 2005 da capitano del Timao è stata un continuo crescendo di prestazioni spettacolari e gol a raffica. Ora della fine si conteranno ben 31 reti (20 nel Brasileirao, 7 nel Paulista e 4 nella Copa do Brasil), che hanno permesso al Corinthians di riconquistare il campionato sei anni dopo l'ultimo successo.
Anno nuovo abitudini vecchie: appena ricominciate le competizioni ufficiali (il Timao sta disputando il campionato dello stato di San Paolo, giunto alla decima giornata), Tevez ha ricominciato a segnare. Nonostante alcuni problemi fisici (è stato ricoverato in ospedale a causa di un virus intestinale) ha già timbrato il cartellino sette volte.
Un talento del genere sarebbe un peccato non calcasse i campi europei, ma ad oggi la cosa appare alquanto difficile. Il costo del cartellino ha raggiunto valori stratosferici (si parla di più di 40 milioni di euro) ed in più appartiene all'MSI che non ha problemi economici tali da doverlo svendere a prezzo ridotto. Ad oggi sembra ci sia una sola squadra nel vecchio continente in grado di esporsi in questa maniera. Gioca a Stamford Bridge ed il suo proprietario ha già monitorato attentamente il passaggio, a fine 2004, di Tevez dal Boca al Corinthians.


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