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La Giovane Italia
Il volto nuovo

Kroos, il Riquelme a sorpresa

25.02.2008 00:00 di Francesco Letizia   articolo letto 28857 volte
Kroos, il Riquelme a sorpresa

Era dai tempi di Lothar Matthäus che la Germania aspettava un nuovo gioiello: dopo anni incentrati sullo strapotere fisico di Micheal Ballack, finalmente la classe ed il talento di Toni Kroos, ragazzino terribile del Bayern Monaco. Scopriamo insieme il WunderKind che incanta l'Allianz Arena, a cui Uli Hoeness ha già riservato la maglia numero 10 dei bavaresi per i prossimi 15 anni.

NATO DA UNA FAMIGLIA DI SPORTIVI
Toni Kroos nasce il 4 Gennaio 1990 a Greifswald, cittadina all'epoca sotto gli ultimi mesi della Germania Est, e che oggi fa parte del Land del Meclemburgo-Pomerania Anteriore: possiamo dunque definirlo curiosamente come il primo campioncino nato in Germania Unificata, dopo decenni in cui le scuole di formazione sportiva della DDR si contrapponevano ai metodi di quelle occidentali. Padre, Ronald, ex calciatore e lottatore di catch dopo, madre, Birgit, campionessa di Badminton per la DDR: il piccolo Toni non può che diventare dunque uno sportivo, iniziando così, all'età di 7 anni, a muovere i primi passi nel Greifswalder SC, club calcistico della sua cittadina. E' il 2002 quando Toni, dopo esser risultato tra i migliori in diversi tornei nazionali per "pulcini", viene notato dagli osservatori dell'Hansa Rostock, che, con abilità rispetto ad altri club di Bundesliga ed offrendo un ruolo di tecnico anche al padre Ronald, se lo assicurano per le proprie giovanili. E' qui che Kroos, fisico normolineo ed in fase di sviluppo, viene impostato in quello che rimarrà fino all'esordio professionistico il suo ruolo: il regista di centrocampo, schierato talvolta davanti alla difesa, altre dietro le punte. Il nome di Toni inizia a circolare per tutto il paese: nazionale under 15, tornei giovanili, l'importante score di 6 gol in 8 partite in Nazionale under16, quello ancor più sorprendente di 18 gol in 36 partite con l'Under17. Per Kroos si spalancano così le porte del grande calcio: Chelsea in primissima fila, Schalke 04 e Werder Brema a rincorrere... Quando a spuntarla è il Bayern Monaco, che con un blitz da 100mila euro mette sotto contratto il ragazzo: è l'estate del 2006 quando il sogno di Toni con la maglia della squadra più prestigiosa di Germania ha inizio.

UN ESORDIO DA PREDESTINATO
La carriera di Toni con il WunderTeam, questa volta Under17, continua ad essere impressionante: dopo un Europeo di categoria un po' fallimentare per la spedizione tedesca ma positivo per lui, è ai Mondiali Koreani che Kroos raggiunge l'olimpo dei migliori. 5 gol in 7 partite, terzo posto collettivo, scarpa di bronzo come terzo miglior marcatore del torneo e soprattutto il Pallone d'Oro come MVP della manifestazione, beffando, tra gli altri, il catalano Bojan Krkic ed il nigeriano Maculley Chrisantus. Al Bayern non aspettavano di certo altro: così, dopo poche settimane di inserimento nella squadra Amatori (7 presenze e 1 gol), il ragazzino tutto pepe è il più giovane esordiente della storia del Club. E' il 26 settembre, e nei 18 minuti dei Bayern-Energie Cottbus in cui viene impiegato, il numero 39 sforna due precisissimi assist per Miro Klose, che prontamente realizza: la partita finisce 5-0, ma finisce in secondo piano di fronte all'entusiasmo dei tifosi dell'Allianz Arena, in quello che può essere ricordato forse come il più clamoroso esordio professionistico di un minorenne nel Calcio degli ultimi anni. Bastano altri 9 minuti di grande scuola, contro la Stella Rossa Belgrado in Coppa Uefa, e Toni va anche in gol: probabilmente per paura di deludere i suoi compagni, il ragazzo terribile non si ferma alla sua gemma, ma manda in gol ancora una volta il solito Klose. La carriera professionistica del piccolo Fenomeno tedesco è riassunta tutta qui: altre 5 presenze (2 da titolare) tra Bundesliga ed Uefa, il poco che basta all'opinione pubblica nazionale per acclamare già la sua convocazione in Nazionale A, in vista degli Europei estivi di Austria e Svizzera.

BALLACK? NO, RIQUELME
Né Micheal Ballack né Lothar Matthaus: chi si aspetta il tipico "tedescone" rimarrà deluso (per modo di dire), visto che Toni Kroos paga dazio in maniera consistente da un punto di vista fisico ai suoi teorici predecessori. 181 centimetri discretamente bilanciati, fisico normolineo, sufficientemente robusto per resistere a marcature toste: a testimonianza di quanto sia fuoriluogo il paragone con il numero 13 del Chelsea, possiamo fare subito riferimento a ciò che è forse la pecca più grossa del repertorio di Kroos, ovvero proprio quel colpo di testa che l'ex Bayer e Bayern ha più volte usato come arma decisiva. Le movenze e i piedi dolci sono quelli, per fermarci agli ultimi tedeschi, di Thomas Haessler e Mehmet Scholl: per uscire dai confini della Bundesliga, qualcuno intravede in Toni Kroos un'eredità che non ti aspetti, quella di essere il nuovo Juan Roman Riquelme. Del fantasista di San Fernando, il numero 39 bavarese ha certamente l'eleganza (pur non raggiungendo, come normale che sia per un 18enne, i livelli di eccellenza incredibili dell'Argentino nel "coccolare la palla"), i piedi dolci (entrambi, ma tendenzialmente il destro), la micidiale capacità di vedere la porta su calcio piazzato (con un tiro però più secco e potente rispetto a quello del 10 Xeneize) e soprattutto la vocazione all'assist: possiamo però definirlo una versione "corretta" di El Mudo, se consideriamo la grande rapidità di Toni che va in contrasto con la leggera macchinosità del Boquense, difetto storicamente rinfacciatogli sin dalla gioventù. Abile negli inserimenti in zona gol, intelligente tatticamente, decisivo sottoporta: un dribbling più concreto che bello a vedersi, Kroos è tatticamente impiegabile come trequartista (decisamente il suo ruolo naturale), esterno, seconda punta, centrocampista centrale. Non disdegna le coperture difensive, lancia i compagni con scioltezza ed altruismo particolari per un ragazzo della sua età: tutto ciò deriva dalla enorme personalità di cui è dotato, affiancata da un carattere mite e modesto, forse frutto della educazione allo sport inculcatagli sin dai primi anni d'età. "Cosa faccio di strano, gioco solo a calcio, che è ciò che mi piace fare" ha dichiarato spaesato Toni in una delle poche esposizioni mediatiche concesse dalla società: una risposta sorprendente quanto significativa dei valori del giocatore, che si rispecchiano puntualmente in allenamento (dove ormai è diventato la mascotte del gruppo) ed in campo, sotto forma di deliziose palle gol offerte con genialità ed eleganza.

BLINDATO DAL BAYERN: PRENDETE IL FRATELLO
Parlando ormai di un simbolo del club, come i vari Messi e Bojan per il Barcellona, dobbiamo constatare ovviamente il suo status di "super-blindato": "La maglia numero 10 è conservata per lui, per i prossimi 15 anni" ha confessato Uli Hoeness, dirigente bavarese e soprattutto un po' il "padre putativo" di Kroos nei primi mesi in squadra. Così, il predestinato Toni in dicembre ha firmato il rinnovo di contratto fino al 2012: una data che sembra dettata unicamente dalle esigenze di dover necessariamente scrivere una cifra, visto che ancora non è possibile stipulare un contratto a vita. Quello però, Kroos sembra averlo firmato moralmente con tutte le componenti della galassia Bayern: dirigenza, compagni, tifosi, fino all'ultimo dei magazzinieri. La sensazione è di trovarsi di fronte ad una stella del Calcio Internazionale del prossimo decennio, sicuramente leader della Nazionale Tedesca (sempre l'ultima a morire, come vuole il luogo comune) delle prossime manifestazioni continentali e mondiali: i complimenti vanno dunque tutti al Bayern, capace di assicurarsi un campioncino al modico costo di una mezza mensilità di ingaggio di tanti mediocri giocatori in giro per l'Europa. Agli altri diesse, beffati da Hoeness e compagnia, riserviamo un consiglio: per prendere il vostro Kroos, siete ancora in tempo. Gioca nell'Hansa Rostock proprio come il Toni del 2006, ma si chiama Felix e gioca in attacco: indovinate un po'? E' il fratello più piccolo, classe 1991, ed ha già vestito le maglie delle selezioni nazionali giovanili: buon sangue non mente, ma occhio a non farlo sapere al Bayern!


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