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La Giovane Italia
Il volto nuovo

Nonda, il nuovo bomber giallorosso

Una vita ed una carriera sportiva sempre in salita, dalla fuga dal paese natale in guerra, al gravissimo infortunio subito al Monaco. Ora Shabani vuol rifarsi. Con gli interessi.
30.09.2005 16:34 di Michael Angelici   articolo letto 8978 volte

Dicevano che era finito, dicevano che dopo un infortunio del genere non sarebbe stato più lo stesso, non sarebbe più stato un calciatore. Lui non rispondeva, lasciava parlare, pensava solo a lavorare. Poi in estate il trasferimento alla Roma ed un inizio di stagione sfavillante. Un gol ogni 99 minuti. Tre gol in cinque partite.
Il primo. Domenica 28 agosto 2005, i capitolini sono in trasferta all'Oreste Granillo di Reggio Calabria. Nonda entra in campo ad un quarto d'ora dalla fine della partita al posto di Montella e lascia il segno. Galoppata di capitan Totti, lancio di 30 metri in profondità, Shabani stoppa, dribbla secco De Rosa al limite dell'area e tira una bomba sul primo palo. Pellizzoli battuto.
Gli altri due arrivano al debutto da titolare nella Roma, il 21 settembre all'Olimpico contro il Parma di Beretta. Al 26esimo del primo tempo con una sontuosa giocata, il "pupone" serve Taddei il cui pallonetto scavalca il portiere, Nonda raccoglie e insacca di testa. Il secondo gol del congolese chiude la partita: doppia, prodigiosa, respinta di Lupatelli su Dacourt e Totti, Shabani come un falco si avventa sul pallone e di piatto destro segna il quarto gol dei giallorossi. "Qualcuno credeva che fossi finito dopo l'incidente al ginocchio e invece ho dimostrato che ancora valgo. E' questa la mia più grande soddisfazione".

Shabani Christophe Nonda nasce a Bujumbura, capitale del Burundi, il 6 marzo 1977, in un luogo temporalmemte e geograficamente difficile. La lotta tra le due principali etnie del paese (Tutsi e Hutu), fatta di stragi, attentati e massacri rende la zona un inferno (solo nel 1972 rimangono uccisi 150.000 Hutu, N.d.A.) dal quale chi può, fugge. La famiglia Nonda si rifugia in Zaire (ora Congo, N.d.A.), ma poco alla volta lui e i suoi fratelli si trasferiscono in vari stati africani. Shabani e suo fratello maggiore, Jacob, finiscono a Dar es Salaam in Tanzania e si danno al commercio. Il calcio in quel periodo rivestiva un ruolo di secondo piano nella sua vita, nonostante lo avesse sempre praticato a livello giovanile. Prima nella squadra del quartiere, il Nyarkabinga e, successivamente, nell'Espérance Burundi di Bujumbura. La svolta avviene quando si interessano a lui alcuni osservatori dello Young Africans (12 volte campione di Tanzania): entrato in squadra, sfonda immediatamente e trascina il club alla vittoria del titolo nazionale e della Coppa d'Africa. Il suo nome comincia a circolare in tutto il continente e, non a caso, la stagione successiva si trasferisce al Vaal Professionals di Johannesburg in Sudafrica. L'impatto con la nuova realtà, sportivamente parlando, fu soddisfacente, ma per quanto riguarda il resto, Shabani trovò parecchio da ridire. "Il Sudafrica non è Africa. Niente solidarietà tra la gente, niente complicità tipica delle persone con cui avevo sempre vissuto, con l'allenatore parlavo a cenni, almeno fino a quando non divenni il miglior cannoniere del paese".
1995. Il tempo è maturo per un trasferimento in un club europeo. Un collaboratore di Raimondo Ponte, allenatore dello Zurigo (dal marzo 95, all'aprile 2000) lo vede giocare proprio nella squadra sudafricana e lo consiglia al team svizzero. Detto fatto. Nelle sue prime due stagioni nel club, della più grande città elvetica, il congolese disputa 41 partite realizzando 12 reti. L'inserimento in un ambiente così diverso, sia per il modo di vivere, che per il clima, da quello in cui era cresciuto, però gli provocò non pochi problemi. L'aiuto del mister, italo-svizzero (lo ospitò in casa sua per parecchio tempo), fu per lui fondamentale: al terzo anno esplose definitivamente, diventando capocannoniere del campionato con 24 gol. L'anno successivo un ennesimo salto di qualità: per 23 milioni di franchi passa al Rennes di Paul Le Guen, e in due campionati giocati da titolare realizza oltre 30 reti.
L'approdo nel club del Principato di Monaco, avviene nel 2000. Dopo aver ceduto David Trezeguet alla Juventus i monegaschi pensano di rimpiazzarlo proprio con il bomber di Bujumbura. Le sue prime tre stagioni sono fantastiche. Segna oltre 50 gol (solo in Ligue 1), vincendo il titolo di capocannoniere (stagione 2002/2003, 26 gol), vince la coppa di Francia e un'altra volta arriva in finale.
Ma proprio nel periodo mi massima ascesa e di massimo splendore, un infortunio gravissimo ne mette a repentaglio la carriera. Estate 2003, match in casa del PSG al Parco dei Principi. In un contrasto di gioco, Jose Pierre-Fanfan crolla con tutto il peso del corpo sulla gamba sinistra di Nonda. Il ginocchio fa una torsione impressionante e Shabani crolla a terra contorcendosi per il dolore. Rotula lussata e rottura dei legamenti esterni ed interni. Stagione praticamente finita. Un trauma simile, condiziona il rendimento di Nonda, anche nell'anno seguente in cui fatica moltissimo a trovare spazio nell'undici titolare di Didier Deschamps. Solo 10 presenze in campionato (spesso partendo dalla panchina) e nessun gol.

Quest'anno vuole essere quello della sua rivincita, contro la sfortuna e contro chi lo dava per finito. Dopo aver flirtato con la Juventus, l'accordo con i giallorossi e l'arrivo a Roma. "Ho scelto la Roma perché mi volevano fortemente da tre anni. Dovevo andare alla Juve, ma una volta fatte le visite mediche, non abbiamo trovato l'accordo e così non ho perso l'occasione di vestire la maglia giallorossa." Un acquisto del genere farà molto comodo ai capitolini nella stagione che dovrà essere quella del rilancio. Destro naturale, fisico potente e compatto (182 cm per 77 kg), Nonda è' una prima punta di movimento. Le sue azioni sono spesso in verticale e di sfondamento. Buon senso del gol, sia di piede che di testa, prova spesso la conclusione anche in acrobazia peccando, a volte, di egoismo. Un giocatore con caratteristiche del genere mancava alla Roma, ed è forse per questo che Spalletti ci ha puntato forte, fin da subito. Non se ne pentirà.


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