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La Giovane Italia
Il volto nuovo

Ritratto di Cejas, l’argentino che vuole convincere Capello

E’ stato preso con un autentico blitz, ed ora è il terzo portiere della Roma Campione d’Italia. Ecco il ritratto di questo numero uno dal grande carattere, che segna e para i rigori, e che non ci sta a fare la riserva.
14.08.2001 13:29 di Germano D'Ambrosio   articolo letto 6335 volte

Christian Sebastian Cejas nasce il 21 Aprile 1975 a Gualeguay, una cittadina della provincia di Entre Rios (400 chilometri da Buenos Aires). Sin da ragazzino sogna di diventare portiere e muove i suoi primi passi a difesa dei pali della Società Sportiva Gualeguay, manco a dirlo la squadra locale. La famiglia ovviamente lo incoraggia, anche perché il padre Jorge e lo zio Miguel sono stati a loro volta portieri nello stesso club, e Sebastian non puo’ deludere le aspettative dei suoi parenti interrompendo la tradizione. E’ proprio lo zio Miguel a dargli il soprannome di “Terremoto”, che lo accompagnerà per tutta la vita: inutile spiegare il motivo di questo nomignolo, se consideriamo che il piccolo Cejas non riesce a star fermo un minuto ed è sempre in movimento. All’età di 15 anni, dopo diversi tentennamenti, si decide a fare un provino per il Newell’s Old Boys di Rosario: viene preso e l’anno successivo (1994) si guadagna un posto della formazione Primavera, gomito a gomito, seppure solo in allenamento, con i “big” della Prima squadra. Cejas fa subito una buona figura, dimostra di avere una grande personalità e colpisce con il suo stile sempre sicuro l’allora allenatore Jorge Castelli, che dice di lui: “Si trova a suo agio nell’area di rigore, esce con velocità e con il suo potentissimo rinvio è in grado sempre di innescare un contropiede. Ha una personalità incredibile”. Già, la personalità. La dote forse principale di Cejas, oltre agli indiscutibili mezzi tecnici e fisici (1.80 metri per 82 kg di peso). Ed una particolarità: l’abilità nel tirare i rigori. Cejas è un cecchino dal dischetto, sette reti segnate su nove tentativi, indizio evidentemente di grande coraggio e grosso carattere. Certo, tirare i rigori è sempre un rischio e puo’ andare bene o andare male. Chiedetelo proprio ai tifosi che hanno seguito il Newell’s (dimenticavo: Sebastian esordisce in prima squadra il 19 Marzo 1995 contro il Lanus) lo scorso anno, i quali sicuramente ricorderanno la partita contro il Chacarita, quando Sebastian nel finale di partita si reca sul dischetto per calciare l’ennesimo rigore. Ma qualcosa va storto, il collega avversaro Vivaldo si butta dalla parte giusta e para, quindi esce in fretta dall’area di rigore permettendo alla sua squadra di insaccare nella porta sguarnita firmando l’1-0. Contraccolpo psicologico per Cejas ?? Niente affatto, perché la Domenica successiva il fatto si ripete: in una “Bombonera” gremita fino all’inverosimile il Newell’s sfida il Boca Juniors neo-campione del Mondo, è il 26 Febbraio 2001, e Cejas decide di riprovarci dal dischetto. Si accomoda la palla e proprio davanti alla curva degli inferociti tifosi del Boca segna sprezzante il gol del 2-1, il suo settimo ed al momento ultimo centro, permettendo alla sua squadra di espugnare Buenos Aires. Ma oltre a calciare rigori, Cejas è anche molto bravo nel pararli, dote senza dubbio piu’ “normale” per un estremo difensore. Da ricordare senza dubbio il penalty bloccato nel 1996 ad un certo Diego Armando Maradona, forse il massimo specialista della storia, quando “El Pibe de Oro” giocava ancora con il Boca Juniors. Uno degli 8 rigori in totale parati nella sua carriera.

Cejas arriva a Roma grazie soprattutto al suo procuratore Eduardo Bermudez (lo stesso di Walter Samuel ed Abel Balbo), il quale venuto a conoscenza che Capello sta cercando un terzo portiere che avesse una certa esperienza, pensa subito al suo assistito, appena svincolatosi dal Newell’s che aveva con lui un debito di circa 1 milione di dollari. Cejas, lasciata a malincuore la sua squadra del cuore, è pronto a trasferirsi a Buenos Aires, dove il Velez ed il River Plate stavano appunto cercando un portiere. Ma Bermudez, di ritorno dall’Italia, lo incontra e gli dice sorridendo: “Sebastian, ti piacerebbe giocare nella Roma ?”. “Mi stai prendendo in giro ? E’ la battuta piu’ divertente che potessi sentire” risponde con una fragorosa risata il Terremoto. E infatti c’è voluto un po’ di tempo per auto-convincersi, solo quando ha posto la sua firma sul contratto si è reso conto davvero che non si trattava di uno scherzo. Ma adesso parla finalmente da giallorosso: “Bermudez mi ha detto che agli italiani non piace che il portiere vada a battere punizioni e rigori, ma non c’è problema, so che per prima cosa sono un portiere e poi, se ne ho la possibilità, mi improvviso bomber! Per me la Roma è una grande sfida personale, non è facile per un portiere arrivare in Serie A, molto piu’ semplice se sei un bomber o un fantasista; ma ho avuto questa possibilità e la voglio sfruttare al massimo. So che sarà un problema trovare un posto in squadra, ma è tutta la vita che lotto per una maglia da titolare. Quando giocavo nel Newell’s sono stati comprati Luis Islas, Sergio Goicoechea (2° portiere della Nazionale), Norberto Scoponi (piu’ di 14 anni di militanza in A con il Newell’s) e Nacho Gonzales (oggi in Spagna, al Las Palmas), ma sono comunque riuscito a giocare con continuità: sono abituato a lottare e mi piace farlo, non ho paura di nessuno. Sono contento piuttosto di ritrovare Walter Samuel, mio vecchio amico, ma anche Balbo e Batistuta (curiosità: tutti e quattro sono nati nelle giovanili del Newell’s sotto le mani del mitico Jorge Griffa, oggi al Boca, ndr). Non so quanto ci vorrà per convincere Capello, forse 15 giorni, forse un anno, forse mai; ma so comunque che il mister si fida molto dei suoi osservatori, quelli che cioè mi hanno portato qui, e d’altra parte anche io mi fido di me stesso e delle mie qualità”. Interessante un dato statistico riguardante i derby: Cejas ha giocato 15 volte la stracittadina Rosario Central-Newell’s Old Boys e non ha mai perso. Pronto per Lazio-Roma ? “Ho visto l’ultimo derby dell’Olimpico in televisione, non chiedermi se mi piacerebbe giocarlo…cosa altro mi mancherebbe, in termini sportivi, nella vita ?” risponde lui sorridente. Buona fortuna, quindi, a Sebastian Cejas, che sempre in tema di statistiche è il quarto portiere nella storia a sbarcare in Serie A. Non fortunatissimi i suoi predecessori: Capuano, che ha giocato poche partite con il Genoa degli anni ’30, poi Cafaro, che ha giocato una partita di Coppa Italia con il Milan, quindi Docabo, una sola gara all’attivo nel Perugia del 1998. Riuscirà Sebastian, quel ragazzo dal look sempre uguale, pantaloni neri lunghi e maglietta a maniche corte, d’inverno e d’estate (cosi’ è sbarcato a Fiumicino), a diventare il primo grande portiere argentino ad affermarsi in Serie A ??

Si ringrazia Federico Lopez Campani


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