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Lo stratega e il comandante

23.08.2019 00:00 di Domenico Fabbricini    per fcinternews.it   articolo letto 1149 volte
Lo stratega e il comandante

Steven Zhang fa sul serio, nel caso non lo si fosse ancora capito. L'intenzione di riportare l'Inter al top è concreta e testimoniata dalle operazioni degli ultimi anni. Partiamo relativamente da lontano: il primo obiettivo è stato immediatamente centrato, seppur col fiatone all'ultima giornata: la qualificazione in Champions è arrivata per due stagioni consecutive con Luciano Spalletti. Ma le ambizioni della società, come quelle dei tifosi, sono a salire e così via al nuovo potenziamento: grazie e arrivederci a Spalletti, per puntare a qualcosa di più di un quarto posto, magari dare fastidio a quelle lassù in alto, e sicuramente provare nel giro di 2-3 anni a tornare a lottare per lo scudetto. Ecco dunque Conte, un tecnico che ha sempre vinto o ha lottato per farlo, successivo all'arrivo di Marotta, un dirigente che per raggiungere gli obiettivi per i quali è stato ingaggiato non guarda in faccia a nessuno: quello che serviva. Dal suo arrivo, infatti, è stata posta la parola fine alle continue richieste di Icardi, soprattutto di aumento salariale, e ai suoi atteggiamenti nello spogliatoio. Per la serie, 'non fai squadra? Nessuno è indispensabile, quella è la porta'. Un cambio radicale che ha lasciato di stucco l'ex capitano e la moglie-agente, abituati forse ad atteggiamenti più accomodanti. Icardi è stato relegato in una posizione di secondo piano per la seconda parte del campionato, privato della fascia di capitano, e durante questa estate escluso dal progetto. Al punto che gli è stata ritirata la maglia numero 9, il suo tratto distintivo, come ulteriore segnale dall'alto. L'Inter con Marotta ha cominciato a mostrare i muscoli, si fa come dice la società, e i giocatori, pagati profumatamente per rappresentare l'Inter in campo, si adeguano. Per guidarli è stato scelto un "sergente di ferro" come Conte: potrebbe sembrare una conformazione militaristica ma io ci vedo ordine, disciplina, serietà. 

Perché è tutto il marchio Inter a volersi rinnovare e riposizionare nell'immaginario collettivo internazionale, una strategia molto "cinese" nel senso di intransigenza e serietà, ma che personalmente era un po' venuta a mancare negli ultimi anni all'Inter, vista un po' come la società 'bonacciona' che aveva caratterizzato le precedenti gestioni. La campagna di branding, i video di Inter Media House, e per finire le decisioni manageriali sono solo alcune delle tante fondamenta di questa ricostruzione, partendo dall'immagine per arrivare ai risultati sul campo.

Perché non dimentichiamo che in campo vanno i calciatori, e allora tra le maggiori 'fatiche' di Marotta per accontentare la famiglia Zhang non possiamo non citare il mercato. Condotto a mio parere fin qui magistralmente, e il 'botto finale' deve ancora arrivare. Anche qui non si sono fatti sconti: Conte adotta il 3-5-2, sergono allora due punte di peso. Ecco quindi il gigante Lukaku, strappato alle condizioni dell'Inter (65 milioni + 13 di bonus spalmati in cinque anni, rispetto ai 75/80 inizialmente richiesti dallo United), corteggiato Dzeko che avrebbe formato con il belga una coppia esplosiva, ma sfumato il bosniaco ecco subito apparecchiato il tavolo per Sanchez, un altro pezzo da novanta. Anche qui le condizioni dovrebbero essere favorevoli per il FFP: prestito con diritto (non obbligo) di riscatto a 15 milioni. Non serve Perisic nel 3-5-2? Ceduto uno dei calciatori piu discussi e infispeindispenelle ultime stagioni. Stesso discorso per Nainggolan. Ora la ciliegina sulla torta sarebbe la cessione di Icardi a una cifra congrua al suo valore, nonostante la svalutazione subita per le note vicende e la consapevolezza da parte dei potenziali acquirenti che il giocatore è sul mercato. Anche qui, arrivando a una cessione al giusto prezzo, si potrebbe assistere a un'altra magistrale operazione di Marotta, ma su questo attendiamo gli eventi.

Certo, dopo aver imposto tutte queste condizioni e aver mostrato come si diceva i muscoli, Conte è chiamato alla prova del fuoco del campo, perché senza risultati il tutto potrebbe scoppiare in una bolla di sapone. Ma in questa sede limitiamoci ad analizzare le operazioni fin qui condotte, che stanno confermando la sagacia di un dirigente che ha sempre fatto bene ovunque è andato, e anche il suo passato juventino deve essere vista sotto un'altra luce: se ha contribuito a ricostruire una società tornata vincente in pochi anni, può solo far bene averlo stavolta dalla nostra parte (lo stesso dicasi per Conte, che nel frattempo ha accumulato anche altre esperienza internazionali).

A poche ore dai nastri di partenza del campionato, dunque, c'è ottimismo per il ruolo che l'Inter potrà recitare. Certo mancano ancora un attaccante, un centrocampista di livello e un esterno sinistro, ma chi ben comincia...

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