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En plein probabile, chi l'avrebbe mai detto: la Serie A è di nuovo la casa dei grandi difensori. De Laurentiis aveva ragione: Ancelotti vale un top player. Calo Juventus? Non c'è da fidarsi

Nato a Napoli il 10/03/88, laureato in Filosofia e Politica presso l'Università Orientale di Napoli. Lavora per Tuttomercatoweb.com dal 2008, è il vice direttore dal 2012
11.11.2018 09:57 di Raimondo De Magistris    articolo letto 43806 volte
En plein probabile, chi l'avrebbe mai detto: la Serie A è di nuovo la casa dei grandi difensori. De Laurentiis aveva ragione: Ancelotti vale un top player. Calo Juventus? Non c'è da fidarsi
© foto di TUTTOmercatoWEB.com
Kalidou Koulibaly, Milan Skriniar e Kostas Manolas. Poi la difesa della Juventus che può andare ad Harvard per dare lezioni sulla fase difensiva. Sono loro il miglior spot di una Serie A che quest'anno in Champions ha buone possibilità di portare tutte le squadre almeno agli ottavi di finale. Dopo quattro turni è più che possibile, è probabile. Un poker che non s'è mai verificato da quando esiste questa nuova formula e che può concretizzarsi già nella prossima giornata. La scivolata con cui Koulibaly ha fermato un fulmine di guerra come Mbappé nel primo tempo di Napoli-PSG è il manifesto migliore per presentare un difensore che in questo momento ha pochissimi eguali al mondo. Poi c'è Skriniar, e qui c'è poco da aggiungere alle parole di Luciano Spalletti: vale 100 milioni di euro più lauta mancia. Molta lauta. Contro un Barcellona che a San Siro ha chiuso il match con oltre il 60% di possesso palla è stato lui a tenere in piedi la baracca e a disinnescare il pericolo numero uno: Luis Suarez. E cosa dire di Manolas? In una Roma inesperta e talentuosa, che continua a confermare le tesi di chi dice che questa squadra indossa un abito in Champions e un altro in campionato, lui è un punto fermo. Un pilastro difficile da superare in velocità nei 15 metri, tignoso nell'uno contro uno e importante anche in zona offensiva. Un leader a cui Pallotta farebbe bene a eliminare quanto prima la clausola rescissoria dal contratto per evitare di svendere un difensore che vale più di 36 milioni di euro. Non è la rinascita della scuola italiana, a rappresentarla in questa Champions c'è solo la Juventus con la coppia Chiellini-Bonucci, ma il segnale che s'è puntato sugli uomini giusti. Col risultato che dopo quattro turni la somma dei gol subiti dalle squadre italiane è inferiore a quella delle spagnole e delle inglesi. A proposito di scelte giuste: quanto vale un allenatore in una squadra di calcio? Il dibattito è di quelle eterni e sempre attuali. Da salotto tv o da corso per il patentino a Coverciano. Una domanda a cui è difficile dare una risposta univoca e precisa, in cui dare una percentuale è sempre lanciare un numero a caso perché, in fondo, il tecnico è solo la ruota di un ingranaggio che se non funziona nelle altre sue parti è destinato a crollare. Però, la figura resta di primissimo piano. E quando in estate Aurelio De Laurentiis, nelle sue interviste quotidiane, ricordava a tutti che l'ingaggio di Carlo Ancelotti valeva quello di un top player tutti tendevano a snobbarlo. Puntando gli occhi esclusivamente sul fatto che il migliore acquisto della Juve era stato CR7, il migliore del Milan Higuain e il migliore del Napoli 'soltanto' Fabián. Un errore madornale. E' stata sottovalutata la lungimiranza di un presidente discutibile su diversi aspetti, ma pratico e lucido sulle scelte di campo. Sulla scelta di uomini, giocatori e allenatori. A giugno il gruppo Napoli sembrava esausto, esaurito. Tutti si aspettavano l'esodo dopo lo Scudetto sfiorato e l'addio di Sarri. Poi la mossa da consumato produttore cinematografico, l'ingaggio dell'allenatore italiano più vincente in circolazione e il giro di chiamate. Che se te lo fa Ancelotti ha tutt'altro sapore. "Qui c'è ancora tanto da fare. Dove vai?". Domanda che ha convinto i vari Mertens, Hamsik, Albiol e Koulibaly a restare e a farlo con convinzione, con nuova linfa e nuovi stimoli. Il risultato è che una squadra che a maggio sembrava giunta al suo punto più alto oggi, con pochi innesti non sottovalutabili, ha non solo cambiato gioco e acquisito una nuova mentalità europea, ma ha dinanzi a sé margini di miglioramento che pochi mesi fa erano impossibili da intravedere. Non è la squadra monocorde e perfetta di Sarri, ma quella perfettibile e plurale di Ancelotti, che ha potenzialità non solo per esprimersi sui livelli della passata stagione, ma addirittura per andare oltre. Chi l'avrebbe mai detto in estate. Altro quesito: esistono nel calcio le sconfitte salutari? Quelle che fanno bene? In questo caso, le risposte sono molto più univoche. E grossomodo tutti gli addetti ai lavori sono concordi sul fatto che sì, in alcune circostanze, un ko apre la mente più di una vittoria. Nel caso della Juventus, il pareggio interno col Genoa non era bastato per capire che non si può staccare la spina a vantaggio acquisito. Con l'Empoli e col Cagliari il copione è stato quasi identico, solo più fortunato, e ha fatto scattare un allarme che ha poi avuto il suo epilogo nella prima sconfitta stagionale col Manchester United. Immeritata, ingiusta e rocambolesca, per carità, ma che ha subito aperto in casa Juventus un tema di discussione. "E' una sconfitta che ci farà crescere", ha detto nel post-partita un Allegri quantomai sereno. Che ha costruito in questi anni i suoi successi sulle piccole crisi autunnali e sa che il campo è sempre più di lezione del rimbrotto del lunedì dopo una vittoria poco convincente. L'importante è che si perda la battaglia, non la guerra, che a queste sconfitte si possa porre rimedio. E i cali autunnali, che nella Juve di Allegri scattano ogni anno quasi a orologeria, hanno spesso un peso inferiore alle lezioni che riescono a sortire.

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