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Gli eroi in bianconero: Baldo DEPETRINI

Pionieri, capitani coraggiosi, protagonisti, meteore, delusioni; tutti i calciatori che hanno indossato la nostra gloriosa maglia
12.03.2014 09:40 di Stefano Bedeschi    per tuttojuve.com   articolo letto 1759 volte

Nato a Vercelli il 12 marzo 1913. Mediano. Primi calci nella Veloces di Vercelli (dove prima di lui erano sbocciati Piola e Ferraris II°) poi il passaggio alle gloriose bianche casacche dove, dopo un paio di campionati di serie A, la Juventus lo preleva nel 1933, vincendo un’agguerrita concorrenza.

Di fisico tarchiato, Depetrini è in possesso di una straordinaria vitalità e di altrettanta volontà; dopo un paio di campionati di ambientamento (viene utilizzato in diversi ruoli: all’esordio, ad esempio, sostituisce l’ala destra Sernagiotto e realizza un goal), diventa titolare e nel ruolo di mediano si ferma al servizio della Juventus fino a tutto il 1948/49 per un totale di 15 stagioni nelle quali mette insieme 388 presenze (359 in campionato, 23 in Coppa Italia e 6 nella Coppa dell’Europa Centrale) e 10 goal in campionato. Con la maglia bianconera lega il suo nome agli ultimi due scudetti del favoloso quinquennio (1934 e 1935) ed inoltre alla Coppa Italia nel 1938 e nel 1942.

Nell’estate del 1949 lascia la Juventus ed approda al Torino che Ferruccio Novo sta ricostruendo sulle ceneri di Superga, la sua grande professionalità ne fa ben presto un beniamino anche della tifoseria granata. Nell’arco di un decennio (1936 - 1946) indossa 12 volte la maglia azzurra della Nazionale A, 3 presenze al servizio della rappresentativa B. Al servizio della Juventus veste anche i panni dell’allenatore, nel 1956/57 lascia il Cenisia (squadra dilettantistica torinese) per raggiungere una squadra decisamente mal combinata dove è chiamato a sostituire Puppo e nel 1958/59, ancora una volta a torneo in corso, prende il posto dell’esonerato Brocic.

«Mi sono sempre chiamato Baldo», raccomandava Depetrini, «questa di Teobaldo è inventata, mi sono sempre chiamato Baldo. De poi Petrini, unito, sono stato sempre unito io, ho sempre corso per quattro, dovevo aiutarmi da solo. La Juventus mi aveva preso dalla Pro Vercelli, ero cresciuto nella stessa squadra dove si erano formati Piola e Ferraris II°, cioè la Veloces. Cominciai a giocare proprio piccolo, a dodici anni ero qualcuno. I miei lavoravano sul riso, anche mio nonno. Vercelli vive comunque sul riso. Avevo giocato in A con la Pro Vercelli i campionati dal 1931 al 1933. Mi facevano marcare Orsi ed io gli rendevo la vita difficile. Non mi incantava, quello. Non abboccavo alle sue finte, restavo immobile e lui finiva con l’innervosirsi.
Il primo anno ho giocato 10 partite, ho esordito a Casale, vittoria per 3-0 che festeggiammo a champagne. Sostituii Sernagiotto e giocai ala destra, facendo un goal; non era facile giocare nella Juventus perché i grandi campioni c’erano già e sfondare non era impresa da poco. Alla fine della stagione 1934/35, Bertolini si ritirò e mi lasciò via libera: da quel momento diventai titolare fisso. Mi ricordo un episodio: giocavamo a Bergamo, contro l’Atalanta e stavamo perdendo 2-0. In quella partita, mi sono preso un calcio in faccia che mi ha causato la rottura del setto nasale. Ho continuato a giocare, tutto pieno di tamponi e di cerotti. Alla fine, vincemmo la partita per 4-2. Dopo la partita, mi furono regalati due polsini d’oro, per il mio valore dimostrato in campo.
Una vita ho giocato nella Juventus, sedici anni, dal 1933 al 1949, ho rischiato perfino di retrocedere con la Juventus, dovemmo andare, con Rosetta allenatore, in ritiro a Torre Pellice. Però ho guadagnato così poco! Ho concluso l’attività di calciatore nel Torino, ma devo ammettere che l’unica “mia” squadra è stata la Juventus e questo nome mi ritorna sempre sulle labbra. Per uno che ci ha giocato per sedici anni non è possibile dimenticarlo».


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