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Ricordate quel giorno? JUVENTUS-BOLOGNA

La rivisitazione di alcune partite giocate dalla Juventus; storie di vittorie e di sconfitte per riassaporare e rivivere antiche emozioni
19.10.2019 10:30 di Stefano Bedeschi    per tuttojuve.com   articolo letto 189 volte
Ricordate quel giorno? JUVENTUS-BOLOGNA
© foto di Daniele Buffa/Image Sport

18 ottobre 1964 – Stadio Comunale di Torino
JUVENTUS-BOLOGNA 1-0
JUVENTUS: Anzolin; Gori e Sarti; Bercelllino, Castano e Leoncini; Stacchini Da Costa, Combin, Del Sol e Menichelli. Allenatore: Heriberto Herrera.
BOLOGNA: Negri; Furlanis e Pavinato; Muccini, Janich e Fogli; Perani, Bulgarelli, Bui, Haller e Pascutti. Allenatore: Bernardini.
Arbitro: Francescon di Padova.
Marcatore: Bercellino al 22’.


Il risultato finale del campionato 1964-65, per la Juventus, è identico a quello della stagione precedente, ovvero quarto posto alla pari con la Fiorentina. Qualcosa è, invece, profondamente cambiato all’interno del sodalizio bianconero. Dopo anni di anarchia, di polemiche più o meno sopite, la squadra cementa serietà e compattezza attorno al nuovo allenatore, Heriberto Herrera, detto il Ginnasiarca per i suoi durissimi metodi di allenamento. Si gettano proprio le basi di quella che sarà una caratteristica determinante della Juventus e non l’abbandonerà più: serietà, disciplina e impegno. I risultati si vedono immediatamente: con il solo ritocco di Combin, franco-argentino che arriva da Lione, quindi con una squadra buona ma non eccelsa, battere la Juventus, che applica per prima in Italia concetti nuovi, movimento totale e concezione diversa dei ruoli, per qualunque avversario è sempre un’impresa ardua.

Heriberto Herrera, detto HH2 per distinguerlo dall’Helenio Herrera dell’Inter, purtroppo deve ingaggiare, oltre a quella con gli avversari, anche una battaglia interna: Sivori, dopo anni di dominio sull’ambiente, mal sopporta di essere trattato alla pari di tutti gli altri. «Sivori come Coramini», aveva detto. Ma Heriberto non ha paura: Catella e Giordanetti sono andati a scovarlo fino a Elche, in Spagna, dove il paraguagio faceva l’allenatore dopo aver giocato da difensore nell’Atletico Madrid. I dirigenti bianconeri hanno avuto garanzie assolute sulle doti di polso e di serietà di quell’uomo magro e alto, tutto di un pezzo. E, dunque, va avanti per la sua strada, anche se le difficoltà non sono poche, senza farsi condizionare. A fine stagione il Ginnasiarca vincerà la propria partita. Sivori, che non vuole adattarsi al “movimiento”, verrà ceduto al Napoli. Il geniale oriundo argentino ha dato molto alla Juventus ed è l’idolo dei tifosi, ma una società che vuole guardare avanti deve prendere anche questo tipo di decisioni così dolorose.

Dopo uno scivolone a Catania, la Juventus procede a piccoli passi, segnando poco ma incassando meno; conclude l’andata a quota ventitré punti, quarta dietro un lanciatissimo Milan che ha cinque punti di vantaggio sull’Inter. Sivori gioca e non gioca, Heriberto (come abbiamo visto) non esita a lasciarlo fuori. Nel girone di ritorno la Juventus ha una leggera flessione, ma conclude comunque con quarantuno punti, tre in più dell’anno precedente. In testa, intanto, succede l’incredibile: l’Inter che alla diciannovesima giornata aveva sette punti di ritardo sul Milan, compie una rimonta eccezionale e va a coronare la sua grande stagione conquistando campionato, Coppa dei Campioni e Coppa Intercontinentale. Vince tutto o quasi, perché questa Juventus senza paura gli sottrae, nella finale di Roma, la Coppa Italia, con una rete del prezioso Menichelli, goleador bianconero della stagione.

Ed anche in campo internazionale, dopo anni di vacche magre, i bianconeri cominciano ad alzare la testa. Infatti, raggiungono la finale di Coppa delle Fiere (che diverrà, anni più tardi, la Coppa Uefa) e di strettissima misura perdono a Torino lo scontro decisivo contro gli ungheresi del Ferencváros, senza affatto sfigurare. Purtroppo Combin detto la Foudre (la folgore), non è il cecchino tanto atteso. I goal stentano a venire e, con quelli, le soddisfazioni grosse.


Ma qualche sfizio i bianconeri se lo tolgono, come quello di battere il Bologna Campione d’Italia. La squadra felsinea è allenata dal Dottor Fuffo Bernardini che, dopo una splendida partita della propria squadra, non riesce a trattenersi e ammette che «così si gioca solamente in Paradiso». Il Bologna ha conquistato uno storico scudetto (il settimo della sua storia), battendo l’Inter del Mago Herrera nello spareggio di Roma, dopo un campionato molto intenso e dopo aver perso il proprio presidente, il mitico Renato Dall’Ara, a pochi giorni dalla conquista del tricolore.


“HURRÀ JUVENTUS”

Bercellino, uno dei migliori in campo, ha segnato il goal della vittoria bianconera in una contesa accanita, nella quale i giocatori delle due parti hanno profuso tesori di energie. Il Bologna, reduce da Barcellona, ha tentato di tutto per cancellare l’ingiusta sconfitta subita dall’Anderlecht e determinata dalla monetina, ma non ha potuto rimontare lo svantaggio. È stata una partita che ha segnato, come si rileverà dai commenti di tutti i giornali, la ripresa della Juventus. I giocatori bianconeri vanno elogiati in blocco, ma su tutti hanno brillato Gori, Castano, Bercellino, Leoncini, Da Costa e Del Sol. Se per quanto riguarda l’assetto difensivo la squadra ha dimostrato di essere a punto, all’attacco deve ancora migliorare. Herrera pensa che si potrà correre di meno quando gli uomini sapranno manovrare meglio, dove sapranno sfruttare maggiormente le azioni che si creeranno sul fronte offensivo. Nella squadra, è bene rilevarlo, c’è ora un ordine tattico che se non ancora perfetto tuttavia si è manifestato in più di un’occasione. I Campioni d’Italia hanno lamentato l’infortunio di Fogli nel secondo tempo per una distorsione della caviglia, ma occorre anche notare che i bianconeri, fin dal primo tempo, hanno accusato la menomazione di Menichelli per una contrazione muscolare. I rossoblu lamentano inoltre la mancata concessione di un rigore per un fallo di Castano in area nei confronti di Bulgarelli, lo stesso accampano i bianconeri per un fallo di due difensori su Da Costa atterrato in area e per un mani di Fogli, pure in area, ritenuto dall’arbitro involontario. Noi non siamo d’accordo sul criterio delle compensazioni, ma riteniamo che il comportamento di Francescon non abbia influito sul risultato dell’incontro.


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