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Berna, ti manca la consacrazione. Dybala non candidato al Pallone d’Oro è un affronto. Non è cambiato Pjanic, è cambiata la Juve

Bernardeschi esaltato dal 4-3-1-2, ma serve più cattiveria. Paulo e un obbligo morale, e poi c'è Miralem: oggi è il miglior regista al mondo?
22.10.2019 00:00 di Ivan Cardia    per tuttojuve.com   articolo letto 481 volte
Berna, ti manca la consacrazione. Dybala non candidato al Pallone d’Oro è un affronto. Non è cambiato Pjanic, è cambiata la Juve

La Juventus si appresta a scendere in campo contro la Lokomotiv Mosca. Una sfida su cui non serve dilungarsi più di tanto, perché deve essere una passeggiata, o quasi. Senza nulla togliere ai russi di Semin, i bianconeri sono semplicemente di un altro livello: a volte non c’è nulla di male nell’ammetterlo. Con questo non vogliamo sminuire le difficoltà di una partita che per 90 minuti si gioca in undici uomini contro undici uomini, e che quindi potrà avere tutte le asperità del caso. Però, se la Vecchia Signora vuole consolidare questo status da big internazionale che ormai si è guadagnata a pieno titolo, non deve fare altro che fare la big e strozzare in una morsa inestricabile un avversario che è, al cospetto della squadra otto volte campione d’Italia, banalmente modesto.

Può essere l’occasione per vedere Federico Bernardeschi consacrato in un ruolo che forse è sempre stato il suo. E non valeva la pena immaginarlo né mezzala offensiva né esterno d’attacco. Da trequartista, se come tutto fa pensare sarà riconfermato in tale veste data la forma non eccezionale di Ramsey, ha tutto per sfondare una volta per tutte e convincere Sarri a tenere questo schema come modulo di riferimento. Gli manca, lo diciamo sottovoce, un pizzico di cattiveria. Soprattutto nella fase che dovrebbe essere più sua. Perché il Bernardeschi di oggi si apprezza, per chi ne ha gli strumenti, soprattutto per il lavoro sporco che fa sugli avversari. Irrita, viceversa, la poca determinazione con cui si approccia al tiro, alla porta che gli sta di fronte. Senza segnare può essere comunque un gran bel giocatore, ma non un grande 10. Come sogna, come gli è stato promesso in estate (discorsi che sembrano ormai lontanissimi nel tempo, con Dybala a trattare il rinnovo). Come meriterebbe, se ci mettesse quel quid in più. 

Mutatis mutandis, perdonate il latinorum, considerazioni più o meno analoghe valgono per Paulo Dybala. Escluso dalla lista dei 30 candidati al Pallone d’Oro, perché non ha fatto assolutamente nulla nella passata stagione per meritarselo. Giusto così, giustissimo così. Eppure è un affronto al calcio, al gioco più bello del mondo. E non perché i colleghi di France Football siano dei cretini, anzi. Hanno fatto benissimo, a scanso di equivoci: il dubbio non era nemmeno da porre, per essere onesti. Il problema è Dybala, che per le qualità donategli da madre natura ha l’obbligo morale di costringere qualsiasi giurato del mondo a inserirlo in quella lista dei 30. In giro per il globo ci sono 4-5 giocatori con le potenzialità della Joya, che s’è seduto, fermato, perso nel tuttocampismo, smarrito sulla strada per diventare uno dei migliori del pianeta. Anche per colpa sua, vederlo lontano da quel premio è un affronto e al contempo uno spreco.

Ci rientrerà, di questo passo, un certo Miralem Pjanic. Valorizzato dal gioco di Sarri, ma andiamoci piano col togliere i meriti a chi ha preceduto il tecnico di Figline. Pjanic regista è anzitutto una grandissima intuizione di un signore che si chiama Massimiliano Allegri, il primo a immaginarlo direttore d’orchestra della sua Juve, più che mezzala ti tanta classe e poca sostanza come l''ex Lione era stato negli anni di Roma. È cambiato Pjanic? No, è cambiata la Juve attorno a lui. È questo il grande merito di Sarri, semmai: aver reso veloce ciò che prima era stantio, verticale quel che troppo spesso diventava orizzontale. Pjanic era già insostituibile prima dell'arrivo dell'ex allenatore del Napoli: soltanto che non lo vedevamo tutti, perché troppo spesso abbiamo la vista annebbiata dai gol. Lo è diventato ancora di più, insostituibile e centrale, compiendo un passo in avanti nella sua carriera, perché la Juve si è modellata attorno a lui, ne ha accettato i ritmi di gioco, ha sposato l'idea  che si possa scattare un secondo prima, che ci si possa muovere in avanti anche quando sembra impensabile che la passa ti possa arrivare. Perché poi, semplicemente, ci pensa Pjanic. Forse il miglior regista al mondo in questo momento. Per meriti di Sarri, e per meriti di Allegri. 


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