Comolli e il paragone col Milan: "Non posso dire se una situazione sia comparabile con un'altra..."
Ha mai pensato di poter vivere la stessa situazione che sta vivendo o ha vissuto il Milan? E, più in generale, quando deve essere giudicato il lavoro di chi occupa un ruolo come il suo? Dopo un anno, dopo due anni, dopo un triennio? Nella conferenza fiume con la stampa svoltasi nelle ultime ore, Damien Comolli, amministratore delegato della Juventus, ha risposto anche alle domande che lo coinvolgono anche da un punto di vista personale dopo il fallimento dell'obiettivo Champions (QUI LE DICHIARAZIONI INTEGRALI). "Non posso commentare quello che succede in altri club. Non so cosa stia succedendo al Milan e non so perché abbiano preso determinate decisioni. È molto difficile giudicare dall'esterno. Spesso mi frustra quando le persone commentano ciò che accade all'interno di un club senza avere tutte le informazioni.
"Io non so cosa stia succedendo al Milan - ha continuato Comolli -, quindi non posso dire se una situazione sia comparabile con un'altra. Per quanto riguarda la seconda domanda, da direttore sportivo ho sempre pensato che un ciclo di tre anni fosse un buon ciclo nel calcio. Per esempio, mi piace valutare lo sviluppo di un settore su un arco di tre anni. Come amministratore delegato, presidente o dirigente apicale, penso che tre-cinque anni siano il periodo giusto per vedere i frutti del lavoro, per strutturare, pensare e sviluppare strategie".
Non le chiedevamo un confronto sui risultati o sulle decisioni del Milan. Le chiedevamo se lei abbia mai pensato che la proprietà potesse prendere una decisione simile nei suoi confronti...
"No. La risposta breve è no. Abbiamo sempre lavorato attraverso un dialogo costante e regolare. Abbiamo condiviso i nostri piani con l'azionista di maggioranza e il confronto è continuo. Quindi la risposta è no".
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