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16 luglio 1950, il Maracanazo fa cadere nella disperazione il Brasile

16.07.2019 00:04 di Marco Frattino    articolo letto 10650 volte
16 luglio 1950, il Maracanazo fa cadere nella disperazione il Brasile
Il 16 luglio 1950 è una data che entra nella storia dei Mondiali: al Maracanã di Rio de Janeiro va in scena la partita conclusiva dei Mondiali con Brasile-Uruguay. Non è una vera e propria finale poiché si decide in quell'edizione di decretare il vincitore attraverso un girone all'italiana. Questa è la classifica a una giornata dal termine, con due punti a vittoria: Brasile 4, Uruguay 3, Spagna 1, Svezia 0. Al Brasile padrone di casa basta anche un pareggio e sulla carta il primo titolo iridato per la Seleçao è certo: troppo forte la squadra e del resto lo testimonia il cammino della squadra: due vittorie e un pareggio, 21 gol fatti, 4 subiti. Alla vigilia della sfida con l'Uruguay vennero già stampate e vendute oltre 500mila magliette con la scritta "Brasile campione", la stampa già nel giorno della partita titolava Brasile campione del Mondo, la Federcalcio addirittura consegnò un orologio d'oro ad ogni giocatore con la dedica "Ai campioni del mondo". Anche poco prima della partita fu pronunciato un discorso che acclamava il Brasile campione del mondo, lo stesso Jules Rimet, ideatore del torneo, aveva già scritto un discorso in portoghese per omaggiare a fine partita i brasiliani futuri campioni. Sugli spalti ci sono ufficialmente 174mila tifosi, ma si presume che i presenti reali fossero 200mila. Dopo un primo tempo a reti inviolate Friaça rompe il ghiaccio al 2' del secondo tempo: sembra fatta per il Brasile. L'Uruguay non si scompone e fra il 66' e il 79' ribalta la partita con Schiaffino e Ghiggia. Lo stadio si ammutolisce e man mano che passano i minuti si passa alla vera e propria disperazione, che sfocia al triplice fischio dell'arbitro: l'Uruguay è campione del mondo in un clima surreale. Jules Rimet è costretto a consegnare quasi di nascosto al capitano uruguayano Obdulio Varela la coppa, mentre sugli spalti succede di tutto: muoiono decine di persone fra infarti e suicidi. Non ci sarà nessuna celebrazione per l'Uruguay, non verrà suonato nemmeno l'inno nazionale poiché la banda non aveva con sé lo spartito, non contemplando una vittoria finale della Celeste. Il Brasile arrivò fino a proclamare tre giorni di lutto nazionale. In totale furono certificati 34 suicidi e 56 morti per arresto cardiaco. La peggior tragedia sportiva del Brasile a oggi è stata ribattezzata come Maracanazo.

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