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L'editoriale sulla C - Serie C in crisi. Le seconde squadre un palliativo

Editoriale di Luca Bargellini per TuttoC.com
09.07.2018 12:03 di Luca Bargellini    articolo letto 17003 volte
L'editoriale sulla C - Serie C in crisi. Le seconde squadre un palliativo
© foto di Sebastian Donzella
Bassano, Fidelis Andria, Juve Stabia, Lucchese, Mestre, Reggiana, Trapani e, forse, Ternana. Sono queste le otto società che probabilmente e in alcuni casi a dispetto delle previsioni, non saranno ai nastri di partenza della prossima stagione di Serie C. Chiariamo subito: all’interno di questo gruppo ci sono situazioni molto diverse fra loro. Il Bassano si è unito col Vicenza e ha lasciato libero un posto in griglia per tale motivo, mentre la Ternana è in attesa di capire se sarà ripescata in Serie B al posto di una fra Bari e Cesena. Tutte le altre, ben sei sono in acque nere e agitate. Entro i prossimi giorni per ognuna di queste società dovrà essere chiara la situazione. Esserci o non esserci, questo è il problema. E se non ci saranno, chi prenderà il loro posto? Le regole per la composizione dei campionato indicano nell’alternanza Seconda squadra-Squadra retrocessa-Squadra ripescata dalla Serie D la via per coprire tali falle. Secondo questo schema e prendendo in esame almeno sette posizioni da colmare (la Ternana accantoniamola per un momento), ecco che alla Lega Pro per completare il suo organico servirebbero almeno tre seconde squadre (Juventus e Milan ci sono, la terza può essere la Roma), una retrocessa, ovvero il solo Prato, perché tutte le altre società scese in D al termine della stagione 2017/2018 non sono a norma con i criteri di ripescaggio, e tre formazioni della LND come Cavese, Como e probabilmente Imolese. Una situazione complicatissima, paradossale e che ad un passo dalla metà del mese di luglio pone la Serie C ancora ben lontana da una situazione chiara e definita. Una sorta di puzzle per il quale non si sa quali sono i pezzi da poter utilizzare. Difficile dunque, sia per chi vi scrive che per chiunque altro, fare ipotesi su come potrà assemblarsi il tabellone della prossima Serie C: troppe variabili da conteggiare che possono cambiare di giorno in giorno, di ora in ora. La verità è probabilmente una sola. Questa situazione era assolutamente prevedibile e allora perché non sfruttarla per attuare quella tanto chiacchierata riforma dei campionati con la riduzione dei club della quale ogni dirigente, dalla FIGC fino ad ognuna delle tre leghe professionistiche, parla oramai da vent’anni? Con squadre in crisi profonda sia in B che in C quello attuale sarebbe stato il momento giusto per dare un taglio al numero monstre di squadre e ripartire con una base più omogenea e solida. E invece no, si è pensato all’introduzione delle seconde squadre: una riforma che crea solo confusione nel mezzo ad altra confusione. Dare un taglio al passato sarebbe stata la soluzione migliore, ma il calcio italiano è oramai noto che non sia praticamente mai in grado di risolvere i propri problemi. Piccoli o grandi che siano.

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