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L'Angolo di Calcio2000

C’era una volta il cartellino… Oggi, troppo potere ai calciatori!

10.07.2019 06:00 di Fabrizio Ponciroli  Twitter:    articolo letto 10428 volte

Incontrare Zico non è da tutti… Al Premio fair Play Menarini (ringrazio il mitico Angelo), ho avuto la fortuna di averlo, tutto per me, per una manciata di minuti. Una “one to one” in cui gli avrei voluto porre mille domande e forse non sarebbero neppure bastate per soddisfare curiosità e sete di conoscenza. Sul prossimo numero di Calcio2000, LUI avrà un grande spazio, quindi non posso svelarvi tanto… Ma voglio condividere un aneddoto. Zico non doveva giocare nell’Udinese. Avrebbe dovuto sbarcare a Milano, sponda rossonera (e anche qualche anno prima). Aveva anche già cercato casa nella città meneghina… Con il Diavolo, la trattativa era a buon punto. Parliamo di un Milan in ricostruzione, all’inizio dei favolosi Anni 80… Ma Zico, al Milan, non ci è mai andato. Questione di soldi? NO… Questione di saudade? NO… Quindi? Quindi il cartellino apparteneva al Flamengo e, di conseguenza, era il Flamengo a decidere. “Potevano portare anche un camion di milioni e non mi avrebbero lasciato andare comunque”, le parole di O Galinho… A quei tempi, il volere del calciatore, anche se rispondeva al nome, imponente e celestiale, di Zico, valeva zero. La società aveva il totale controllo sul giocatore!!! Lo poteva trattenere o cedere senza dover parlare con tizio, caio e sempronio… Se puntavi i piedi, finivi per essere accantonato. Se alzavi la voce, ti rimettevano in riga. Se andavi contro al volere del club, eri esiliato… Il club ti pagava, tu avevi firmato un contratto e lo dovevi rispettare. Giusto? Forse un tantino esagerato ma, ammettiamolo, con certi profili odierni, sarebbe servito questo “potere societario in stile Rambo”. Si pensi a gente come Neymar… Ha firmato un contratto multimilionario con il PSG (senza nessuno che lo obbligasse) e, ora, stanco di Parigi, fa il diavolo a quattro per tornare al suo amato Barcellona. Il padre lo difende pure, cercando scuse di ogni tipo… E il PSG? Lo multa, si adira ma, in fin dei conti, ha poche armi per trattenerlo. Assurdo? No, i tempi sono cambiati. Neymar, quando Arthur Antunes Coimbra, detto Zico, giocava, non avrebbe mai potuto comportarsi in questa maniera. Avrebbe dovuto abbassare la cresta (in tutti i sensi) e fare quello che gli intimava la società. Il cartellino aveva un valore negli Anni 80 (e per buona parte anche degli Anni 90), i procuratori non esistevano e i sogni del calciatore erano “condizionati” alle priorità del club…
Chiaro, oggi il giro d’affari attorno al calcio è aumentano in maniera esponenziale. I calciatori sono diventati delle star globali. Neymar è un’azienda, prima che un asso del pallone. Ogni suo capriccio, va assecondato perché lui è O Ney… Stesso discorso per altri “delusi” che non ascoltano nessun rappresentante della società che li paga regolarmente. Higuain vuole solo la Juventus, Icardi vuole l’Inter o solo la Juventus, Griezmann si sente stressato e non vuole allenarsi con Simeone (quello che, fino a pochi mesi fa, definiva il miglior allenatore che avesse mai avuto”. Non tutti sono viziati ma, tanti, lo sono… Zico firma autografi, fa selfie con tutti e non lesina sorrisi… Neymar lo farebbe? O, meglio, lo farà? Non lo so, so solamente che con Zico mi sono sentito un tifoso felice, coccolato e stimato, con diverse star del calcio d’oggi ho avvertito la fastidiosa sensazione di essere “uno da cui liberarsi in fretta”… Riflettiamoci!


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