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Fiorentina, Simeone: "All’inizio non volevo lasciare Genova"

Intervista integrale nel nuovo numero di Calcio2000 N.237 lo trovi da lunedì in edicola!
09.11.2018 18:00 di Chiara Biondini  Twitter:    articolo letto 6179 volte
Fonte: Il nuovo numero di Calcio2000 N.237 lo trovi da lunedì in edicola!
© foto di Federico De Luca

L’attaccante della Fiorentina, Giovanni Simeone, in un'intervista rilasciata in esclusiva al bimestrale CALCIO2000, in edicola questo mese, ha parlato della sua scelta di giocare in Serie A e delle sue passioni.
Come mai hai scelto proprio l’Italia e il Genoa per la tua prima avventura fuori dall’Argentina?
“C’era stato anche un interessamento del Pescara ma non è andato in porto. Mia zia mi ha chiamato e mi ha detto che c’era questa opzione del Genoa, una squadra storica, in un campionato molto difficile ma dove si impara tanto. Io ho sempre voluto giocare in Europa, sin da piccolo. Così ho accettato subito”.

Poi la scelta di scelta di venire a Firenze…“All’inizio non volevo lasciare Genova. Per tutta la mia carriera ho sempre cambiato maglia dopo una sola stagione e non volevo ricapitasse. Voleva dire, ancora una volta, ricominciare tutto da zero. Nuova casa, nuovi amici e nuovi compagni. Poi, appena sono arrivato a Firenze, ho incontrato tantissima gente che mi ha aiutato ad integrarmi alla perfezione. Tutti mi hanno sostenuto, compresi i compagni e il mister, e, finalmente, sono riuscito a restare in un club per più di un anno. Era un mio obiettivo…"

Quando sei arrivato al Genoa, a chi ti ha chiesto di presentarti hai risposto: “Io sono Giovanni, Gio in Argentina”. Come mai? “Guarda, sin da piccolo, mi dicevano sempre che giocavo a calcio perché ero il figlio di Diego Simeone. Oppure si diceva che io giocassi, perché ero suo figlio. Per questo non mi piaceva, da ragazzino, essere chiamato Cholito. Io volevo essere Giovanni, non il figlio di Diego Simeone. Per fortuna, quando sono diventato professionista, tutto è cambiato. Se sei il figlio di un giocatore importante, puoi arrivare fino ad un certo punto ma poi sta a te dimostrare di valere davvero”.



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