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L'Angolo di Calcio2000

Il razzismo spiegato da un ultras… Meglio Lukaku o Icardi?

25.09.2019 06:00 di Fabrizio Ponciroli  Twitter:    articolo letto 10431 volte

Invece che parlare di magie in campo, siamo, nuovamente, incastrati nel “caso razzismo”. Nel 2019, in un mondo sempre più globale, ci ritroviamo a discutere come combattere il razzismo nel calcio (e non solo). Tutti concordi nell’usare il pugno duro, provando ad emarginare quei (presunti) tifosi che non conoscono altro modo di vivere la partita, se non quella di insultare per tutta la durata dell’evento (pure prima e anche dopo). Sarebbe bello emulare l’esempio inglese. Come dice Conte, “… lì ti mettono in prigione e buttano la chiave”. Bello, ma fattibile nel Bel Paese?
Ma da dove viene questa insana necessità di dover rimarcare, in senso negativo, il diverso colore della pelle di un altro essere umano? Me lo sono chiesto migliaia di volte…
Per capirne di più mi sono confrontato con un ultras (ovviamente, non vi dirò il suo nome e neppure la sua fede calcistica). Vive la Curva da sempre, la partita è il suo unico pensiero. Se la sua squadra del cuore perde, sta male (anche fisicamente) e, quando vince, è felice come se avesse fatto una vincita milionaria al Super Enalotto (e lo fa notare a tutti). Questo il suo pensiero (non filtrato), sul razzismo negli stadi: “Fare buuu non è razzismo. Lo fai per innervosirlo, per mandarlo fuori di testa, così sbaglia sicuro. Non interessa che sia nero, giallo o verde, lo fai perché sai che gli dà fastidio e che così sbaglia sicuro perché ci sente, ci sente sicuro. Ho amici neri, in squadra ne abbiamo ma quelli sono nostri, gli altri sono nemici. Sta caz..ta del razzismo è dei media. Noi sosteniamo i nostri e mandiamo a fare in c..o gli altri, non perché sono neri”.
Sul fatto che possano essere emarginati e isolati, la risposta, sempre senza filtri, è la seguente: “Le minacce le fanno sempre, siamo abituati a queste caz..te. Io non sono razzista, non me ne frega un ca..o del razzismo. Fischio chi mi pare, come voglio. Noi ci siamo sempre per la squadra, gli altri dove sono quando le cose vanno male?”.
Lungi da me dare giudizi, indubbiamente c’è da riflettere… E anche tanto! La lotta al razzismo, a mio avviso, sarà lunga e complicata. Il pugno duro è inevitabile ma potrebbe non bastare…
Per fortuna c’è anche altro su cui riflettere. Nei bar dello sport di Milano, ve lo assicuro, c’è un dilemma che aleggia su tutto e tutti: meglio Lukaku o Icardi? Il belga ha fisico, gioca con e per la squadra ma, sotto porta, è meno killer di Icardi. L’argentino era un finalizzatore esemplare ma con limiti a livello di “lavoro con e per la squadra”. Come si sceglie tra due attaccanti così forti ma diametralmente differenti? Semplice, si sceglie Lukaku perché, in questa Inter, serve uno come Lukaku. Conte adora la punta centrale fisica, in grado di giocare, nello stretto, con i compagni e che, quando serve, sia capace di difendere la palla. Pazienza se sbaglia qualche gol di troppo, ci sono altri che possono segnarli… In questa Inter, la punta ideale è Lukaku. Senza discussioni…
Una battuta finale sull’assenza di CR7 al Best Fifa 2019. Non è la prima volta che il portoghese, quando annusa di non essere il vincitore, decide di starsene a casa. Onestamente credo che faccia parte del suo modo di essere… CR7 vuole vincere, sempre e comunque. Se non è in gioco, si fa da parte… Se pensate che, tra i tre votati, come migliori giocatori della passata stagione, dallo stesso Cristiano Ronaldo, non figura Messi… Nel bene e nel male, CR7 è così. Prendere o lasciare…


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