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L'avvocato del diavolo

Adesso basta, si tuteli il vivaio italiano. Quali catastrofi per imporre un numero di giocatori italiani in campo? FIGC, intervieni! Calcio alla deriva...

Claudio Pasqualin (Udine, 30 maggio 1944) è un procuratore sportivo e avvocato italiano del Foro di Vicenza, esperto di diritto sportivo. È stato vicepresidente dell'AIC, presidente di AssoProcuratori ed è attualmente presidente di AvvocatiCalcio.
17.10.2015 08:07 di Claudio Pasqualin   articolo letto 108438 volte
© foto di Federico De Luca

Il problema della tutela del nostro vivaio non può essere più trascurato. Continuare a non far nulla sul piano normativo per consentire ai nostri ragazzi di giocare al calcio anche per la speranza di emergere, è vergognoso e intollerabile.

Pare tuttavia che il fatto, per quanto odioso e intollerabile, però non costituisca reato penale. E quindi gli alti papaveri federali che di questo problema dei vivai dovrebbero appunto occuparsi, e non alle delle rogne più o meno personali, possono dormire sonni tranquilli.

La Magistratura non potrà contestar loro quella sorta di "omissione d'atti d'ufficio" che è invece davanti agli occhi di tutti in un calcio sempre più alla deriva e trascinato nel baratro da un numero sempre più imponente di stranieri, spesso dalle dubbie capacità.

Sarà perché ho ancora negli occhi la prova, tutt'altro che esaltante sul piano tecnico, della nostra Under 21 contro l'Irlanda del Nord a Vicenza, ma credo che occorra una sorta di sveglia ai nostri dirigenti perché non continuino a dormire sul problema dei problemi. Il nostro calcio non appassiona più per l'eccesso di manovalanza straniera. I tifosi, fortemente connotati dal senso di appartenenza, non provano alcun trasporto per tutti quei nomi esotici e spesso impronunciabili.

Ma cosa ci vuole, quali ulteriori catastrofi dobbiamo attenderci, per varare una norma che imponga un certo numero di giocatori italiani in campo?

Alla follia dei presidenti (che per i malpensanti è spesso abile tornaconto) bisogna, d'imperio, porre immediato rimedio.

La Federcalcio quindi dica: tu Presidente puoi prendere anche venti stranieri, ma però sappi che in campo devi mandare almeno sette italiani.

Va benissimo poi che invece di sette siano sei o otto. Ma è il concetto che deve imporsi: il calcio italiano non può esser giocato da soli stranieri. E nell'assoluta ignavia federale, passo dopo passo, questa è la deriva.


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