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Botturi: "Tonali? Un'intuizione di Cellino. Quella volta in Primavera..."

Botturi: "Tonali? Un'intuizione di Cellino. Quella volta in Primavera..."TUTTOmercatoWEB.com
© foto di Daniele Buffa/Image Sport
sabato 24 ottobre 2020 08:45La Giovane Italia
di La Giovane Italia
La Giovane Italia vi porta alla scoperta dei nuovi talenti del calcio italiano, raccontandovi ogni giorno, alle 8:45, le storie dei giovani di casa nostra e dei club che scommettono su di loro

Bresciano doc, con alle spalle una carriera che l’ha visto lungamente impegnato a Montichiari, Mantova e Lumezzane (anche come direttore sportivo), con esperienze anche all’estero e all’Inter nella progettualità dei centri di formazione, Christian Botturi nel 2018 è tornato a casa, al Brescia, su chiamata diretta del presidente Cellino, che l’ha fortemente voluto come responsabile del settore giovanile delle Rondinelle. Un viaggio che Botturi ha ripercorso con La Giovane Italia, raccontando il suo presente alla guida del vivaio del club della sua città.

Direttore, com’è arrivata la chiamata del Brescia?
“Mi ha contattato direttamente il presidente Cellino, che aveva la necessità di rifondare la società e ha scelto me come responsabile del settore giovanile, spinto dall’esigenza di avere qualcuno che avesse esperienza del territorio. Non avevo ancora lavorato a Brescia, ma essendo di qui in passato ho anche portato via tanti ragazzi dalla provincia in altre squadre. Ora cerco invece di tenerli nel territorio”.

Come si agisce su un territorio molto grande come la provincia di Brescia?
“Cellino mi ha fatto concepire la cartina di Brescia come una cartina d’Italia: la Val Camonica è la nostra Valle d’Aosta e Montichiari è la nostra Sicilia. Abbiamo potenziato i nostri trasporti e investito sui ragazzi del territorio, ora il 90% del nostro vivaio è composto da bresciani. Abbiamo dato una virata netta: al mio arrivo c’era ancora il convitto e avevamo costi alti per mantenere ragazzi che venivano da fuori, ora invece al massimo abbiamo qualche ragazzo delle province vicine, soprattutto Bergamo, Mantova e Milano. Per certi versi abbiamo una mentalità simile all’Athletic Bilbao nella ricerca di giocatori del territorio, stiamo aumentando il senso di appartenenza e la volontà di vestire la maglia del Brescia, che va portata con orgoglio”.

Quanto estesa è la vostra rete di scout?
“Al momento abbiamo una decina di osservatori. Abbiamo creato un progetto che si chiama “#NoisiamoilBrescia” che racchiude 28 società affiliate, di cui l’unica fuori provincia è la Castellana, in provincia di Mantova, mentre recentemente è entrato nel gruppo il Brescia femminile, con una collaborazione specifica per lo sviluppo del calcio femminile. Il progetto è gratuito, le società che ne fanno parte non sono legate a royalty e a obblighi di vestiario e il lavoro si basa principalmente sull’aggiornamento dei tecnici; inoltre, mettiamo a disposizione a 360 gradi il nostro staff, dagli psicologi al nutrizionista. In cambio riceviamo segnalazioni sui giocatori. Certo, la concorrenza è tanta, quindi bisogna sapersi muovere bene. Bisogna prendere d’anticipo e anche far capire che ora il Brescia ha un’organizzazione diversa dal passato, che ora ha una solidità e una valorizzazione dei giovani completamente diverse”.

Dal vostro vivaio è recentemente uscito Sandro Tonali.
“Sono l’ultima persona a dover parlare del giocatore. Tonali è stata un’intuizione di Cellino, poiché fu lui a capirne le reali potenzialità e ha costruito un discorso intorno al ragazzo. Nel mio piccolo posso dire che prima di arrivare a Brescia ero andato a vedere una partita della Primavera del Brescia in cui Tonali era in panchina. Entrò in campo a 25 minuti dalla fine e mi colpì la sua personalità, molto superiore ai suoi coetanei. Si capiva che era di una caratura diversa come giocatore, sembrava fosse un uomo di trent’anni invece che un ragazzo di venti. Inoltre, ho potuto conoscerlo come un ragazzo molto umile che ha sempre lavorato con serietà”.

Quali sono gli obiettivi che vi ponete come settore giovanile?
“Il primo obiettivo era rifondare nella sua globalità tutto il vivaio, cosa che abbiamo fatto scorporando attività agonistica e di base, fondando la Brescia Academy per un lavoro specifico nell’attività di base. Questo è stato fondamentale perché possiamo differenziare gli obiettivi tecnici tra Academy e attività agonistica. Il punto d’unione di questi due comparti è l’educazione: prima che calciatori stiamo formando uomini. Non tutti sono dei Tonali, Cistana e recentemente dei Papetti e dei Ghezzi: quanti diventeranno professionisti? Stiamo lavorando su principi, anche basilari, come l’importanza del saluto e pulire gli spogliatoi una volta finita la doccia. Inoltre, non diamo a rotazione i ruoli di capitano e vicecapitano: vogliamo valorizzare quei giovani che hanno qualcosa di più da un punto di vista della leadership e mentale, quelli che hanno qualcosa di più nell’extra-campo già a partire dai più piccoli”.

Quali sono i profili che cercate maggiormente quando andate a visionare i ragazzi?
“Cerchiamo di fare in modo che la fisicità non sia l’unico aspetto, anche se in alcuni ruoli ha sicuramente una valenza maggiore: penso ai portieri e ai difensori centrali soprattutto, che hanno bisogno di centimetri. Ma siamo anche una società che sa aspettare; se intravediamo delle qualità tecniche e fisiche attendiamo lo sviluppo dei ragazzi. Non abbiamo parametri fissi, ma cerchiamo quelle qualità sopra la norma: se troviamo ad esempio un ragazzo molto veloce lavoriamo per rendere questa qualità una caratteristica su cui fare leva, quindi ci aggiungiamo la parte tecnica. In questo modo, soprattutto nell’ultimo anno, siamo riusciti a valorizzare tantissimi ragazzi da campionati provinciali e regionali, magari dotati fisicamente, sui quali abbiamo lavorato tecnicamente e tatticamente”.

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