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Carlo Nesti: "I pentacampioni della Juve: come aprire un nuovo ciclo, senza chiudere il vecchio"

Intervento su TMWRADIO
26.04.2016 10:30 di Carlo Nesti   articolo letto 25402 volte
Fonte: Intervento su TMWRADIO

E' il giorno dei "pentacampioni", ormai abituati a vincere in poltrona, senza scendere in campo, con le morbide pantofole, ai piedi, di chi se la prende comoda.

Tanto comoda, ad agosto, da non staccarsi dai blocchi di partenza, rosolandosi ancora al sole estivo, fino a cominciare a darsi una mossa solo con 11 punti di distacco dal vertice della classifica.

Un giorno, diventeranno 12 di vantaggio, con un balzo di 23 punti sul resto d'Italia, decollando dopo una sconfitta umiliante contro il Sassuolo, passando attraverso una giacca stracciata da Allegri, e arrivando a 24 vittorie in 25 partite.

La prima "unicità" della nuova impresa è proprio questa, perché sono necessarie quantità massicce di autostima e ottimismo, per credere possibile una rimonta spaziale.

Ma ecco che, quando si inizia a capire che il mercato, in fondo, non è stato poi così deleterio, emerge un altro fatto storico.

Di solito, se non sempre, sono le sconfitte a determinare la fine dei cicli. La Juventus, invece, smentisce la consuetudine, perché ha il coraggio di cambiare (Pirlo, Vidal e Tevez), e aprirne uno nuovo, dopo una vittoria: quella del quarto scudetto.

E mentre i 2 terzi del complesso, centrocampo e attacco, dalla cintola in su, si dimostrano all'altezza dei campioni del passato, ad esempio in Alex Sandro, Cuadrado, Dybala e Mandzukic, lo "zoccolo duro" diventa "cemento armato".

La difesa, che garantisce il record di 973 minuti di imbattibilità di Buffon, è il piedistallo di una "Signora statua", che torna in piedi, marmorea e solenne, a dispetto dei frettolosi "de profundis".

Si: anche io ero fra quelli convinti, che fosse utopia arrampicarsi su una parete verticale, e che potessero scivolare giù, al massimo, 1-2 "alpinisti" rivali, ma non mezza Serie A. E che diavolo! Anzi: e che zebra!

Invece, sfruttando pure la clamorosa involuzione economico-tecnico-ambientale di tutte le avversarie, Allegri perfeziona la macchina, che sa scalare tutte le marce: rallenta, quando è consigliabile frenare, e accelera, quando è consigliabile velocizzare.

Nel 2012, 4 punti di vantaggio sul Milan; nel 2013, 9 sul Napoli; nel 2014, 17 (a quota 102) sulla Roma; nel 2015, 17 sulla Roma; ora, nel 2016, siamo a 12 punti sul Napoli.

Dall'integralismo motivazionale di Conte del primo scudetto, all'eclettismo calcolatore di Allegri del quinto scudetto. In pratica, negli ultimi 4 tornei, mai meno di 9 lunghezze di margine. E, viste le prospettive di mercato, proprie e altrui, sembra non finisca qui...


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