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GARBAGE TIME - Hazem Emam, principe cerca... pianti

pubblicato ieri alle ore 22.45
27.11.2012 07:45 di Davide Capogrossi    per lalaziosiamonoi.it   articolo letto 1428 volte
Fonte: Davide Capogrossi - Lalaziosiamonoi.it

Per il re del mercato sudamericano pescare in Nord Africa non è semplice: realtà differenti così come la mentalità. Ci immaginiamo un nostalgico Pierpaolo Marino, in una fresca nottata friulana nell’estate del 1996, immerso in un po’ di relax dopo il tanto lavoro per la sua Udinese. Carrellata di capolavori del Principe De Curtis. È il turno di Totò e Cleopatra. Chi tipi sti egiziani, ma con il pallone se la cavano? Marino visione qualche elemento, in particolar modo nella Champions League africana. Chi è il loro Dio? Si chiama Hazem Emam, lo venerano, sacrificano capretti in suo onore. Gioca nello Zamalek, la Juventus delle Piramidi. Lì ha vinto praticamente tutto, affare fatto. PM se ne torna quatto quatto in Friuli con il suo gioiellino nascosto gelosamente in valiga, come Peruggia con la sua Gioconda. Piccola Volpe, i suoi adulatori inneggiavano a lui. In Italia sarà semplicemente Emam, lo Zico delle Piramidi.

FREE-STYLER– Zico fu pagato quasi 6 miliardi di lire nel 1983, una cifra che rischiava di prosciugare i conti dei friulani, la Figc impose l blocco degli stranieri per salvare le casse dei bianconeri, intervenne persino Pertini. Profilo più basso per Emam, nonostante in patria fosse un mito. La garanzia offerta dagli egiziani era ancora tutta da testare. Marino centra un colpo a basso costo, come solo lui sa fare. Prestito oneroso di 50 milioni di lire con riscatto fissato a 390 per gennaio, una cifra discreta per un 20enne proveniente da un campionato così lontano dal nostro, ma che in ogni caso era già una stella nel suo Paese, da tempo nel giro della Nazionale. Emam è un centrocampista centrale con spiccate dote offensive, tecnica di base eccelsa, uno dei pionieri del free-style che oggi vede proprio i nordafricani come massimi esponenti della disciplina. Nel 2001 Hazem vincerà anche  un contest di calcio funanmbolico, il "Soccer Skills Pepsi Challenge, stracciando campioni del calibro di Veron, Rui Costa, Roberto Carlos e Rivaldo. A fine competizione Dwight Yorke dichiarerà: “Non conoscevo Emam, è stata una vera sorpresa". Zaccheroni ringrazia Marino per la scoperta. Il tecnico di Cesenate lo vede come esterno d’attacco del suo canonico tridente, nonostante il ragazzo abbia sempre giocato al centro. La presenza di numerosi attaccanti validi come Bierhoff, Poggi, Locatelli, Amoroso non lascia spazio all’egiziano. E Zac nelle rare occasioni lo schiera da esterno sinistro, nella terra di nessuno.

MURO DEL PIANTO – Esordio incolore contro il Napoli ad ottobre, dopo un mese di ambientamento controllato. Il 27 ottobre contro il Perugia il mister lo schiera a partita in corso al posto di Amoroso, ma dopo pochi minuti l’Udinese resta in 10 e a farne le spese è proprio Emam che abbandona il campo dopo soli 7 minuti. Esce in lacrime, coprendosi il volto con la maglietta, una scena che commuove l’Italia intera. Un ragazzo semplice, umile, che vuole solo un po’ di spazio per coltivare il suo sogno. La domenica seguente l’egiziano entra nella ripresa e serve un assist al bacio per il gol decisivo per Poggi, nella vittoria al fotofinish contro la Reggiana: “Ringrazio Dio, i tifosi, il mister. Avessi fallito anche questa occasione, probabilmente avrei perso la fiducia nei miei mezzi. All' inizio avevo un po' paura, poi il calore del pubblico mi ha riscaldato”. Dichiarazioni accompagnate da un altro sano pianto stavolta di gioia. Il bizzarro destino di Emam da ricevente e mittente delle preghiere. A gennaio accade il miracolo. Si sveglia una mattina e la sua casa, i viali intorno, le macchine, tutto è coperto di bianco. Non si tratta di Asab, bensì di neve, H2O allo stato solido. Le diavolerie del mondo occidentale.

SOGNANDO ZAC Solo 4 spezzoni di partita in campionato, 7 la stagione seguente con una perla in Coppa Italia contro la Reggina, unica rete in una gara ufficiale. Una realizzazione che mostra le qualità tecniche importanti del ragazzo, ma il calcio non è solo tecnica e giocoleria, ma ben altro. Ne gennaio 1999 si muove in prestito verso l’Olanda al De Graafschap: campionato meno competitivo, spazi più larghi, tanti connazionali. L’Udinese lo saluta definitivamente nel 2000, quando Emam torna in patria nello Zamalek, il club di famiglia (ci giocarono anche padre e nonno). Oltre 100 presenze con i Cavalieri Bianchi fino al 2008, anno del ritiro. Non appena diventa direttore sportivo il suo primo obiettivo è quello di portare il suo mentore Zaccheroni allo Zamalek. Nonostante il tecnico romagnolo non avesse assecondato a pieno i suoi voleri, evidentemente bastò ad entrare nelle sue grazie, a generare sentimenti di riconoscenza. Zac, ovviamente rifiuta. Smacco agli dei.


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