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Conte mai così: che succede? Inter quasi fuori. A Napoli c’è squadra e società: non c’era invece il rigore, e un po’ di tifosi... Juventus: contro l’Atletico già decisiva, ecco perché. Atalanta con obbligo di qualificarsi

18.09.2019 07:10 di Tancredi Palmeri    articolo letto 53637 volte
Conte mai così: che succede? Inter quasi fuori. A Napoli c’è squadra e società: non c’era invece il rigore, e un po’ di tifosi... Juventus: contro l’Atletico già decisiva, ecco perché. Atalanta con obbligo di qualificarsi
Non era mai successo di vedere una squadra di Antonio Conte così. Chi scrive segue Conte da vicino da più di una decade, dal suo arrivo a Bari, e certo dalla Juve in poi non è certo un mistero da disvelare. Bene: mai una squadra di Conte aveva giocato in questa maniera, semplicemente non sua. Intendiamoci: si può giocare male, si può essere inconcludenti e lenti, e ovviamente i rivali possono essere semplicemente migliori.
Ma quello che è accaduto in Inter-Slavia Praga, e la concomitanza di fattori, semplicemente non sono un evenienza comune alle squadra di Conte. Parliamo per esempio dei lanci lunghi: l’Inter aveva cercato di attaccare così sin dall’inizio, addirittura quattro palle alte buttate a caso già al 20’. Diicasi: al ventesimo, non a 20 minuti dalla fine. E poi: la difesa bassissima, che nemmeno ci prova a salire, e il centrocampo che pure rimane passivo e basso, e per di più poco mobile, e come se non bastasse disordinato e disarmonico (disordinato e disarmonico un centrocampo di Antonio Conte! Eresia totale!). Per non parlare degli attaccanti piantati avanti senza accorciare, e della mancanza di reazione nel Secondo Tempo, il che è pure peggio dell’approccio sbagliato.

Che succede, Antonio? Troppi elogi, o una sottovalutazione degli step, o una sopravvalutazione di certi elementi (Lazaro deve ancora diventare qualcosa, per esempio)? Ma sta di fatto che l’Inter è già quasi fuori. Esagerati dite? Mica vero. Questa doveva essere la partita più facile del girone, ci sono davanti tutte e tre le trasferte, quelle a Barcellona e Dortmund sono proibitive, e questo pareggio in contemporanea in Borussia-Barcellona significa che l’Inter dovrà battere i tedeschi a San Siro (e passi) ma soprattutto dovrà fare risultato in una delle restanti tre con Dortmund e Barcellona, il che diventa sempre più difficile considerando il pareggio che rallenta i catalani.

Per fortuna che c’è il Napoli. Partita splendida, giocata per larghi tratti alla pari con il Liverpool, per poi esserle superiore. Vittoria meritatissima, e meno male che è arrivato il secondo gol, perché avrebbe avuto un sapore amaro il 2-0 ottenuto con un rigore inventato (furbo Callejon, ma onestamente non è bello vedere lo spagnolo andare a cercarsi l’impatto).
Il Napoli è una realtà magnifica, solo magnifica: forse ci siamo troppo abituati, ma non bisognerebbe mai farlo. Tenete a mente il budget dei partenopei, la lunga serie di acquisti azzeccati prima degli altri - solo in questa squadra i Fabian Ruiz, i Koulibaly, i Ghoulam, i Callejon fatti diventare grandi giocatori grazie alla scienza del Napoli. Una grande squadra. E un grande allenatore, che non importa se vinca o meno, perché nel trionfo finale ci sono tanti fattori che intervengono, ma un tecnico splendido nel giocarsi queste partite. Una grande società, che sa scegliere, costruire, programmare e dare seguito. E allora quando ci saranno dei grandi tifosi? Perché troppo facile parlare di passione smisurata per il Napoli, quando poi non si è capaci di mettere nemmeno 60mila spettatori allo stadio per una partita contro il Liverpool (a San Siro ce n’erano 65mila contro lo Slavia Praga!). I napoletani chiedono e pretendono dalla squadra e dal presidente: ma loro (non i 50mila al San Paolo) quando daranno? Perché così è troppo facile parlare.

Deve dare subito invece la Juventus: a Madrid contro l’Atletico è già decisiva. Ecco perché: il gruppo della Juve propone insidie fastidiose ma ovviamente abbordabili contro Leverkusen e Lokomotiv Mosca. Ovvio che la sfida, non per qualificarsi ma proprio per il primo posto, sia con l’Atletico. E gli scontri diretti decideranno: non perdere al Wanda Metropolitano sarebbe una mezza ipoteca sul primo posto, diversamente tornare sconfitti costringerebbe alla vittoria a Torino, e se la disfatta dovesse essere larga, la stagione della Juventus potrebbe gettare allora a Madrid il seme della discordia. Perché arrivando secondi poi agli Ottavi si potrebbe pescare una inglese o spagnola, inviolabile nel proprio stadio. Può sembrare un discorso affrettato, ma pensate a quando nel 2016 si sottovalutò il secondo posto, e si finì per uscire agli Ottavi contro il Bayern di Guardiola…
A Madrid serve una intensità che la Juve finora non ha mai avuto nelle prime partite: partita di lotta, non di fioretto. E anche se hai le tue caratteristiche, da certe battaglie non puoi sottrarti.

E non si può sottrarre alla responsabilità l’Atalanta. Sì, proprio responsabilità: è vero, è il debutto, ed è tutto rose e fiori. Ma il sorteggio è stato un regalo del destino, una carezza verso gli innocenti della competizione. Tolto il City (che verrà in casa a Milano purtroppo alla quarta giornata, quando ancora non sarà matematicamente qualificato), contro la Dinamo Zagabria e uno Shakhtar indebolito l’Atalanta ha l’obbligo di qualificarsi. Non basta fare bella figura: è una occasione storica ma soprattutto propizia che potrebbe non capitare mai più. Il cielo ha messo le ali nell’urna di Nyon dell’Atalanta: e gli dei si arrabbiano con chi non utilizza le ali che gli sono donate…

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