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Il dietro le quinte del Golden Foot

13.11.2019 20:18 di Fabrizio Ponciroli    articolo letto 4892 volte
Il dietro le quinte del Golden Foot
Ho sempre accostato la parola “Montecarlo” al Gran Premio di Formula 1. Quando mi hanno confermato che Calcio2000 sarebbe stato partner dell’edizione 2019 del prestigioso Golden Foot mi sono esaltato. Il motivo? Dal 2003, anno di nascita del premio internazionale ideato da Antonio Caliendo, il Golden Foot viene assegnato proprio sul terreno monegasco, in particolare nella città di Montecarlo dove risiede il Principe… Esaltazione raddoppiata alla notizia che Calcio2000 avrebbe soggiornato al famoso Fairmont. Avete presente la “curva più lenta del GP di Monaco”? Bene, è proprio di fronte al Fairmont Hotel. Appena varchi le porte di Montecarlo, capisci di essere “sbarcato” in una città in cui l’aria è speciale, dai riflessi dorati. Lo capisci dai dettagli. Dal caffè a 12 euro (seduti) alla macchinetta che offre, gratuitamente, la carta per raccogliere i bisogni del cane. Se solo ti avvicini alle strisce pedonali, le auto (solitamente Ferrari, Porsche o Bentley) frenano d’impulso e ti lasciano attraversare in totale comodità. Tutto è portato all’eccellenza. Ti diverti a sognare di poterci vivere, anche se sei consapevole che è pura utopia. Lo comprendi nell’inevitabile capatina al Casinò di Monte Carlo (rigorosamente staccato, come dovrebbe essere). Tu sei un visitatore, gli altri giocano e pure pesantemente… Gli altri ci vivono a Montecarlo, tu sei ospite… Un appartamento di 100 mq viaggia sugli otto milioni di euro, si sale a 20 se si cerca il top… Per fortuna la magia del Golden Foot è senza restrizioni e non guarda al conto in banca. Il primo che incontro è José Altafini. Gli mostro una maglia della Juventus, anni ’70, dell’amico Alessandro di RetroFootballClub: “Mannaggia, hai ragione… Devo dare la mia per l’asta di beneficenza. Ora vado a prenderla, mi aspetti per l’intervista?”. José, nonostante le 81 primavere, è inesauribile. Uno showman nato: “In Brasile ero famoso come Mazzola, perché assomigliavo al campione italiano. Sono arrivato qui e mi hanno cambiato il nome. Sono diventato Altafini e ho dovuto ricominciare tutto da zero. E’ come se a Pelé, una volta famoso, gli avessero dato il nome di Edson Arantes do Nascimento…”. Mi racconta del “suo calcio”, di quel Mondiale vinto nel 1958 e di come, per le regole della federazione brasiliana di allora, non abbia potuto vincerne altri con il Brasile… Uno spasso.
Passare da Altafini a Falcao è come passare da una donna dalle forme esplosive, in stile Pamela Anderson, ad una bellezza giunonica come Carol Alt (nomi per gente navigata come il sottoscritto). L’Ottavo Re di Roma è elegante, proprio come lo era in campo. Non rifiuta un’intervista, anche alla radio più sconosciuta del pianeta. Firma autografi e fa foto con chiunque. E poi ti lascia senza parole: “La vanità non deve venire mai prima dell’intelligenza”. Adoro Falcao… Vieira è, invece, figlio di un calcio più moderno. “Intervista per la cover di Calcio2000? Ma no, vieni a farla a Nizza che la facciamo con calma”. Da grande campione, prova a smarcarsi dalla mia asfissiante presenza ma, alla fine, cede (per fortuna). Enorme (fisicamente parlando) e molto concentrato sul suo nuovo mestiere di allenatore. Non aggiungo altro, appuntamento sul prossimo numero di Calcio2000…
Resto sorpreso da Carolina Morace (preparatissima, cordialissima e attentissima) e da lui, il vincitore dell’edizione 2019, ossia Modric. Grazie all’eccellente lavoro dell’organizzazione del Golden Foot, ho il privilegio (per pochi) di poter fare due domande al Pallone d’Oro in carica… Mi portano al sesto piano del Fairmont. Dentro alla stanza c’è poca luce. Modric è seduto su una sedia e parlotta con le persone che lo hanno accompagnato al Golden Foot. “Solo due domande a testa”, ci ordinano (a me e ad un inviato di un noto media francese). Parte il francese, poi tocca a Calcio2000… Luka si alza e mi stringe la mano, guardandomi negli occhi. Una stretta seria, da giocatore vero. Mi basta e avanza… Ora capisco perché un giocatore piuttosto minuto sia riuscito a vincere il Pallone d’Oro. Alla cena di Galà appare Roberto Carlos. Non può parlare (sotto contratto con il Real Madrid) ma una battuta me la regala: “Mi piace parlare con gli italiani, perché capisco quello che mi dicono e non devo rispondere a caso”. Doveva restare più da noi, mai avuto dubbi in proposito. Un brindisi finale ed è ora di archiviare questa esperienza. Mentre lascio il Fairmont, un signore di bell’aspetto dall’accento russo elargisce mance da 50 euro a tutti. Sono tentato di fingermi un parcheggiatore del Fairmont… No, meglio tornare alla vita di tutti i giorni…

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