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Le meteore

Ailton, laterale... a modo suo

10.11.2008 00:01 di Germano D'Ambrosio   articolo letto 22382 volte
Ailton, laterale... a modo suo

Giunto nel disgraziatissimo Bari di Sciannimanico in serie B, Ailton Da Silva non era un brutto giocatore. I piedi, ce li aveva eccome: e ci mancherebbe altro, dato che il fisico - 1.70 per 69 chili di peso - non era proprio il suo pezzo forte. Di sicuro, era un giocatore di grande personalità. Forse troppa. E nella ruvida cadetteria italiana, si sa, certe smanie da primadonna non sono ben tollerate...

José Ailton Da Silva nasce l'8 settembre 1977 nel quartiere Cajueiro di Alagoas, una cittadina che sorge sulla punta nord-orientale del Brasile. Inizia la sua carriera nel Palmeiras, nel 1997; l'anno successivo si trasferisce al FC Paulista di Jundiaì, in serie B, per trovare un maggiore minutaggio. Ma per Ailton - inizialmente attaccante/centrocampista, una sorta di volante all'argentina - gli spazi sono ancora pochi: decide allora di emigrare in Venezuela, precisamente al piccolo ma ambizioso Deportivo Italchao di Caracas. Qui il giocatore coglie i primi successi, vincendo il Campionato di Clausura e accedendo così ai preliminari della Copa Libertadores. La prima buona stagione della sua carriera gli vale una chiamata da parte del più prestigioso Atlas di Guadalajara, con cui disputa la stagione 1999/2000; l'esperienza messicana non parte sotto i migliori auspici, dato che Ailton riesce a segnare solo un gol in 12 presenze. Ma l'anno dopo le cose (di poco) migliorano: si trasferisce al León, club che aveva appena salutato l'ex meteora foggiana Hernan Medford. Il brasiliano riesce quasi a farlo rimpiangere, andando in rete solo 3 volte in 24 partite di campionato, anche se - va detto - viene impiegato prevalentemente come ala sinistra. Quantomeno, però, riesce ad imporsi come titolare inamovibile, cosa che raramente gli era accaduta fino a quel momento. A questo punto la sua carriera subisce un improvviso cambio di passo: a sorpresa si trasferisce addirittura in Italia, esattamente al Bari, appena retrocesso in serie B. Il giocatore si reca di persona a Milano, insieme al suo procuratore e ai dirigenti del León, per incontrare il direttore generale Carlo Regalia in data 16 luglio 2001: il giorno dopo l'affare viene concluso sulla base di 4 miliardi di lire, e il giocatore può firmare un contratto quadriennale da 500 milioni a stagione. Regalia gongola, anche perché il Perugia a poche ore dalla chiusura dell'accordo aveva cercato invano di far saltare tutto, prenotando pure un biglietto aereo per il ragazzo. Giusto così: mica possono prendersele sempre loro, le meteore! E' giusto che ogni tanto soffrano anche gli altri...

Un curriculum esiguo, nessuna referenza particolare, e un nome che più banale di così si muore: nonostante ciò, Ailton (meglio conosciuto in Italia come Da Silva) sbarca a Bari accompagnato dal clamore della stampa e della tifoseria. "E' il fluidificante sinistro che ci mancava", spiega il nuovo tecnico Lello Sciannimanico nel primo giorno di ritiro a Norcia, mentre osserva una rosa composta da tanti stranieri ("...ma quel che conta è aver preso gli uomini giusti per centrare il nostro obiettivo") e soprattutto da un cospicuo numero di meteore: Enyinnaya, Lionel Sanchez e Chukwu in attacco, Pizzinat e Markic - oltre al nostro brasiliano - a centrocampo. "Sono tutto mancino - si presenta il giocatore -. Mi piace giocare nella metà campo avversaria. Non so se mi cercavano altri club italiani, so che ho rifiutato il trasferimento all'America di Calì per approdare a Bari. È un sogno che si realizza, e cercherò di non deludere chi mi ha voluto". Arriva il momento dei paragoni: "A chi somiglio? Né a Cafu né a Serginho. Credo piuttosto di avere caratteristiche similari a Junior, del Parma". Umile, almeno, anche se a dire il vero del velocissimo terzino parmense si sono ben presto perse le tracce. Ailton/Da Silva comunque parte a spron battuto: è lui a firmare il primo gol stagionale del Bari nell'amichevole contro la Rappresentativa Norcia del 22 luglio, in Val d'Aosta. Con una botta all'incrocio dei pali da venticinque metri, al 28' del primo tempo, sorprende l'incerto portiere Cioccolini (sostituito due minuti dopo...). "Mi ricorda Evani", azzarda Sciannimanico. Il brasiliano impazza anche nelle gare successive, mandando in delirio i tifosi pugliesi. Gol, assist, giocate di classe e soprattutto tanta corsa: Ailton è un peperino tuttofare, ma ancora poco disciplinato tatticamente. Tradotto: insegue il pallone in tutte le parti del campo, dimenticandosi spesso quale sia il suo ruolo. "Certo, va disciplinato - osserva ai primi di agosto il direttore sportivo dei biancorossi Enrico Alberti -, ma è uno che lascia sempre la sua impronta, segno di spiccata personalità. Ha un sinistro potentissimo. E, quel che conta, 'vede la porta' anche da distanze ragguardevoli". "Bisogna prenderlo così com'è - si rassegna Sciannimanico - con tanto di pregi e difetti. Interpreta il ruolo di laterale in modo tutto suo. Tocca a noi ovviare a qualche lacuna difensiva, proteggergli le spalle, almeno fintanto che non sarà entrato meglio nei nostri meccanismi di gioco. Ma una cosa è certa: quando è in possesso di palla, inventa spesso e volentieri giocate importanti". Ailton, spontaneo come tutti i carioca, spiega: "Mi piace da matti giocare al calcio, mi diverto. Lo so, spesso abbandono la mia fascia di competenza, ma lo faccio per non dare punti di riferimento agli avversari. Sono un istintivo, tutt'altro che un egoista. Preferisco aiutare i miei compagni a trovare la via del gol. Se mi capita l'occasione, però, non mi faccio pregare". Spontaneo e ambizioso: "Io sono venuto a Bari solo con questo obiettivo: vincere e arrivare in serie A, anche per avere l'onore di affrontare i miei connazionali più famosi: Ronaldo, Cafu, Emerson... E poi chissà, se sarò stato bravo potrei anche realizzare il sogno di giocare nella mia Nazionale. Mi concedo due anni di tempo per riuscirci". Ma forse in quest'ultimo passaggio si fa prendere un po' la mano... Intanto le settimane passano e il calcio vero incomincia: la squadra di Sciannimanico stecca subito, perdendo 2-0 a Modena in campionato e 4-0 con il Genoa in Coppa Italia. Ailton è in campo, ma sembra perdersi nelle sue stesse giocate e risulta evanescente; contro l'Empoli Sciannimanico lo schiera come seconda punta al fianco di Chukwu, con pessimi risultati (finisce 2-2). Guarda caso, i pugliesi trovano la prima vittoria (a Cagliari, 1-2) proprio quando il brasiliano è in panchina. Seguono altre apparizioni - quasi sempre spezzoni di partita - in cui il giocatore alterna alti e bassi, prestazioni lontane un miglio rispetto a quelle mostrate in estate. Tornato in Brasile per le festività natalizie, viene fermato in patria da problemi burocratici e tarda di qualche settimana, ma in Puglia pochi se ne accorgono: trascorre la primavera prevalentemente seduto in panchina, mentre i Galletti allenati da Attilio Perotti (che ha sostituito Sciannimanico a novembre) vivacchiano a metà classifica. Il suo nome ricompare in cronaca in occasione del match contro il Messina del 19 maggio, allorché il brasiliano pesca un assist - peraltro molto fortunoso - per il gol di Spinesi. Poi più nulla, anche perché finisce il campionato e il Bari manca l'agognato ritorno in serie A. L'avventura italiana dello svogliato funambolo Ailton è giunta ormai al capolinea: si allena con il Bari per tutta l'estate, ma ad agosto viene ceduto ai messicani del Pumas. L'obiettivo di raggiungere la Nazionale verdeoro in due anni si allontana tremendamente. Ora già raggiungerla, in generale, sembra un miracolo.

Divenuto centrocampista di fascia a tutti gli effetti, Ailton rinasce a Città del Messico: con i Pumas resta per quattro anni ricchi di soddisfazioni. Nel 2004 il club riesce in una storica accoppiata, vincendo sia il campionato di Clausura - battendo ai rigori il Guadalajara, con penalty decisivo proprio di Ailton - sia quello di Apertura. I Pumas si aggiudicano anche la Supercoppa Messicana di quell'anno, nonché il prestigioso Trofeo Santiago Bernabeu, togliendosi lo sfizio di battere il Real Madrid per 1-0. Nel frattempo il giocatore avvia le pratiche per ottenere il passaporto messicano: magari invece di quella brasiliana - pensa - si farà avanti un'altra Nazionale... Nel 2006 Ailton lascia i Pumas (con uno score totale di 150 partite giocate e 13 gol all'attivo) accasandosi al San Luis di Potosì: sarà la sua ultima stagione in Messico, dato che l'anno successivo torna in Brasile con la formula del prestito, quasi dieci anni dopo l'ultima volta. La patria non gli riserva un trattamento coi guanti bianchi: con il Corinthians - la sua squadra del cuore! - non trova spazio, ed è costretto ben presto a cambiare di nuovo aria. Approda allora in Cile, all'Universidad Catolica, sempre in prestito. "Nella mia carriera ho vinto molto (ah sì?), e voglio continuare a vincere con questa squadra - dichiara il giorno della presentazione con il club di Santiago -. Sono un giocatore che sa adattarsi bene al ruolo che gli viene assegnato dal tecnico". Peccato che poi, una volta in campo, del ruolo chissenefrega: resta all'Universidad Catolica soltanto sei mesi. Dopodiché - e siamo ai giorni nostri - si sposta all'O'Higgins, piccolo club cileno che fa capo alla cittadina di Rancagua, stavolta a titolo definitivo. Qui milita tuttora, e con le sue preziose giocate sta contribuendo a far volare la squadra (attuale capolista del girone 2) verso la fase finale dei playoff. A 31 anni, Ailton non ha nessuna intenzione di smettere di correre su ogni pallone, e di sfornare colpi di tacco a ripetizione. La tecnica c'è, c'è sempre stata. Il problema è tutto il resto.


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