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Le meteore

De Gregorio, spalla di Cassano

30.06.2008 00:01 di Germano D'Ambrosio   articolo letto 52262 volte
De Gregorio, spalla di Cassano

In Cile, molti appassionati di calcio ancora non si spiegano come Pascual De Gregorio, legnosa prima punta senza piedi, sia riuscito a giocare per due anni nel prestigioso campionato italiano, con la maglia del Bari. Sono i grandi misteri del calciomercato. E' per questo che la storia di questo giocatore, dentro e soprattutto fuori dal campo, merita di essere raccontata...

Pascual Renato De Gregorio Contreras nasce a Coronel il 5 marzo 1972 da una famiglia di origine italiana (suo nonno, Pasquale De Gregorio Sibilica, era nativo di Siracusa). Esattamente 14 anni e sei mesi dopo nascerà suo fratello Diego Andrés, anche lui con il pallino del calcio: ora è un mediocre centrocampista, precipitato nella serie B rumena con il Ramnicu Valcea. Ma non divaghiamo, torniamo al nostro Pascual. Incorporato nelle giovanili dell'Audax Italiano, uno dei principali club della capitale Santiago, riesce a conquistare un posto in prima squadra nel 1990, dunque a soli 18 anni. Fino al 1992, complice anche la situazione disastrosa del team - retrocesso in seconda divisione ed economicamente a pezzi - il giovane attaccante trova un discreto spazio da titolare, tanto da accumulare 43 presenze e 18 gol in due stagioni. Con questi numeri, è ovvio che la cadetteria gli vada stretta: Pascual tenta allora l'avventura con il Deportes Melpilla (1993), in serie A. Ma qui la musica cambia. A fine stagione il suo score dirà zero gol in 19 partite, una media da centrale di difesa. La sua reputazione scricchiola, e anche l'anno successivo al Palestino di Santiago (1994) non va meglio: 9 presenze, nessuna marcatura. Con la coda tra le gambe, Pascual ritorna mesto alla seconda divisione, ed effettivamente ritrova la sua dimensione calcistica. Si accasa al Deportes Santa Cruz (1995), dove la media gol ritorna ad essere incoraggiante - 11 gol in 22 partite -, tanto da convincere i Rangers di Talca (1996) ad acquistarlo. Qui resta due anni, praticamente un record personale, giocando con contunuità e segnando un buon numero di gol. Ma il peregrinare di questo Vieri delle Ande non è ancora terminato: quando lo chiama il Santiago Morning (estate 1998) non può certo rifiutarsi, e come dire di no ad un'entusiasmante avventura con il Coquimbo Unido (gennaio 1998), che peraltro offre la possibilità di confrontarsi di nuovo con la massima serie? Stavolta, per De Gregorio, l'impatto con la Primera A è meno traumatico rispetto alla precedente esperienza, e a fine stagione l'attaccante riesce incredibilmente a farsi acquistare dal blasonato Colo Colo, che però lo lascia in prestito al Coquimbo per un'altra stagione. Dal dicembre del 1998 a quello del 1999, Pascual vive un periodo di straordinaria forma, senz'altro il miglior momento della sua carriera: tra Apertura e Clausura, mette a segno 19 reti il 39 partite, sfiorando quasi la convocazione in Nazionale. E' qui che il suo procuratore Olivos si inventa un colpo di genio: venderlo nel campionato italiano. Un'impresa fantascientifica, dato che il giocatore a soli 27 anni ha già cambiato sette squadre, la maggior parte delle quali militanti nella serie B cilena, e quasi sempre per scarso rendimento. Ma il Bari abbocca, attratto forse dal suo passaporto comunitario (grazie alle sue origini italiane), o dal fatto che il suo cartellino sia di proprietà del Colo Colo, club che generalmente è garanzia di qualità. Il ds Carlo Regalia va personalmente a prenderlo in Cile, come pure il diciottenne Jaime Valdes, che tuttora milita con buoni risultati nel campionato italiano. A inizio dicembre, De Gregorio passa al Bari per 4 miliardi di lire. Contratto di sei mesi, con la possibilità di rinnovarlo a giugno fino al 2003. In realtà - si scoprirà qualche giorno dopo - è solo un ripiego: il vero obiettivo era il bomber Mario Nuñez, capocannoniere del campionato cileno con l'O'Higgins, il quale però costava troppo. Se può suonare come una rassicurazione per i tifosi baresi, il destino è stato avaro di soddisfazioni per entrambi.

La conferenza stampa di presentazione è generalmente foriera di spunti comici, per le meteore. Quella di Pascual De Gregorio, datata 17 dicembre 1999, non fa eccezione. "Sono una classica prima punta, ho segnato 11 dei 19 gol di quest'anno di testa. Sono alto 1,85. Riesco a fare da sponda e ci metto tanta forza. Ho conosciuto Salas, ma solamente da avversario, quando era qui in Cile, ma il mio idolo è sempre stato Zamorano. Un giocatore che non ho mai affrontato, ma che a tutti noi ragazzi cileni ha dato la forza per credere che potevamo confrontarci in campionati importanti. Adesso con il nostro arrivo siamo in sei i cileni nella serie A italiana, e non è poco. Una piccola colonia. E io, per Zamorano, sono sempre stato tifoso interista". Sul Bari: "Arrivo in una squadra già formata e quindi mi inserirò a poco a poco, senza pretendere nulla. Il presidente Matarrese mi ha spiegato anche che l'allenatore è una persona severa, ma onesta. E questo mi ha aiutato nella decisione. Mi ha detto che Fascetti punisce l'indisciplina, ma ti dice sempre le cose in faccia. A volte è brusco, ma sempre sincero". L'attaccante porta con sé in Italia sua moglie Paolina e i suoi due figli, Pascual Patricio di 5 anni e Franco Renato di 3 mesi. "Appena possibile, andrò a Siracusa a scoprire se ci sono ancora parenti". De Gregorio incontra i suoi nuovi compagni di squadra a poche ore da Inter-Bari (quella del famoso 2-1 ad opera di Cassano ed Enyinnaya), e si toglie lo sfizio di abbracciare l'idolo Zamorano nel tunnel del San Nicola, poco prima del match. Solo quattro giorni di break per trascorrere il Natale con i suoi parenti in Cile; il 27 dicembre Pascual ha già gli scarpini ai piedi, pronto a scendere in campo nella prima gara utile. "Si vede lontano un miglio che il cileno ha fame - commenta stupefatto Fascetti -. La rabbia giusta di chi vuole imporsi. E poi, sul piano fisico, è proprio una bella bestia. Credo che ci farà molto comodo". L'attaccante, che attende freneticamente il transfert dalla Federazione cilena, scalpita: "La squadra mi ha accolto davvero bene, ora toccherà a me sfruttare questa grande occasione. E' il momento più importante della mia carriera. Mi piacerebbe conquistare subito il cuore dei miei nuovi tifosi, magari con un gol di testa, la mia specialità. So che in Italia sarà più difficile far gol. Dovrò vedermela con i difensori più forti del mondo. Intanto, però, dopo aver visto il Bari contro l'Inter ho già capito che devo impegnarmi al massimo per meritare un posto". Il cileno in effetti va fortissimo in allenamento, ma contro la Roma all'Olimpico mister Fascetti gli preferisce Enyinnaya e lo manda in panchina. Parte invece titolare, al fianco di Cassano, il 9 gennaio contro il Venezia, e finisce 3-0 per i galletti. De Gregorio, in verità, si vede poco, e a parte un assist involontario per il primo gol di Perrotta pare un po' legnoso; del resto Enyinnaya, che lo sostituisce alla fine del primo tempo, ha un altro passo e un'altra età. La staffetta si ripete sette giorni dopo, contro il Bologna, ed è ancora Pascual ad uscire dal campo con la faccia grigia, stavolta anche a causa di un infortunio che lo tiene per qualche settimana lontano dai campi. Si rivede il 13 febbraio, per qualche scampolo di partita contro il Verona, e poi a Udine la settimana successiva, ma Fascetti lo manda in campo solo al 20' della ripresa, quando i friulani sono già sul 4-1. Il cileno, comunque, non si scoraggia: "Ora sento che sta arrivando il mio momento. Sapevo che, all'inizio, avrei sofferto tantissimo i nuovi metodi di allenamento, durissimi rispetto alla preparazione che svolgevo in Cile, però ho superato il periodo più difficile. Contro il Parma voglio lasciare il segno". Poi la gara finisce 1-0 per gli emiliani, e De Gregorio - che pure reclama un rigore ai suoi danni - si busca un bel 5.5 in pagella sulla Gazzetta. Va ancora peggio la settimana dopo contro il Perugia: Fascetti è costretto a toglierlo a fine primo tempo, buttando nella mischia Cassano. Sette giorni dopo, contro la Reggina, entra a un quarto d'ora dalla fine e al 90' in mischia spedisce alle stelle il tiro che avrebbe permesso ai pugliesi di andare sull'1-1. La sua stagione si conclude praticamente qui, fatta eccezione per pochi minuti contro il Cagliari ed un bel gol, a maggio, in un'amichevole contro una rappresentativa libica (con l'immancabile Gheddafi jr).

Per la stagione 2000/2001 De Gregorio è confermatissimo, nonostante il ritorno in grande spolvero di Phil Masinga e la volontà di puntare su Cassano. Ancora una volta, nelle amichevoli prestagionali il cileno esalta e sembra partire da titolare inamovibile. Il 28 agosto va pure in gol, e per lui è il primo in gara ufficiale in Italia: lo mette a segno contro il Torino in Coppa Italia (ma finisce 2-1 per i granata). A inizio stagione, Pascual si ri-presenta così: "L'anno scorso ho giocato poco e senza mai riuscire ad esprimermi al meglio: mi sarei potuto abbattere, finendo magari per decidere di rientrare in patria. Avrei perso, però, la scommessa con me stesso, quella più importante per la mia carriera: ho puntato sul mio riscatto e, svolgendo la preparazione con i compagni e conoscendo ormai i metodi dell allenatore, quest'anno sono partito alla grande. Certo, ho trovato subito spazio anche per le concomitanti assenze di Masinga, Osmanovski, Eninnaya e Spinesi: non avrei voluto approfittare dei loro infortuni, ma cercherò di mettermi in evidenza, per creare a Fascetti l'imbarazzo della scelta. D'altra parte, con un tecnico come lui, neppure un campione come Cassano può sentirsi titolare. Ho sempre fatto gol in Cile, sono ambizioso, ho sperato di conquistare un posto per le Olimpiadi e continuo a credere che, prima o poi, il ct Acosta mi premierà con la convocazione nella nazionale maggiore. Quello italiano è il palcoscenico più prestigioso, voglio sfruttare l'occasione della mia vita". L'effetto comico, vi dicevo pocanzi, è sempre assicurato. Inizia il campionato e, manco a dirlo, davanti la coppia titolare è Cassano-Osmanovski. Ma il peggio deve ancora arrivare. L'8 ottobre il giocatore viene aggredito, picchiato e derubato all'uscita da una pizzeria, mentre è in compagnia di Jaime Valdes; riescono a rubargli il fuoristrada, il portafogli e una catenina d'oro. Il cileno si presenta in ospedale con l'occhio sinistro tumefatto, il labbro inferiore visibilmente gonfio e un vasto ematoma alla fronte. Sarà lo choc, sarà l'enorme concorrenza in attacco, ma fatto sta che De Gregorio non vede il campo prima del 19 novembre (pochi minuti contro il Lecce). Poi tanta, tantissima panchina. La seconda presenza stagionale è datata addirittura 28 gennaio, contro l'Inter; contemporaneamente la magistratura indaga su di lui nell'ambito di Passaportopoli. Regalia lavora sottotraccia per rispedirlo in Cile non appena possibile. L'ultima grande occasione è contro il Perugia, il 28 aprile: De Gregorio parte da titolare, per la prima volta dall'inizio della stagione, ma crolla fisicamente dopo soli 45 minuti (conditi da un palo). This is the end. Il Bari, ultimissimo in classifica, retrocede. Regalia salva Pascual dal linciaggio popolare, cedendolo ai messicani del Tigres di Monterrey, a pochi giorni dalla fine del campionato. Resta invece il connazionale Valdes, decisamente più giovane e più forte.

I Tigres, sentendo puzza di fregatura, prendono sì De Gregorio (estate 2001), ma lo cedono subito in prestito ai cileni del Cobreloa, club di prima fascia. L'indole girovaga dell'attaccante torna però a farsi sentire: nel gennaio 2003 firma per i Santiago Wanderers, ma l'anno successivo viene cacciato per motivi comportamentali. Nell'ordine: prima si rende protagonista di un'esultanza spropositata nell'amichevole contro il San Luis de Quillota, poi in agosto litiga furiosamente con il vigilante di un centro commerciale, dopo aver parecheggiato la sua auto in divieto di sosta. Nel settembre del 2004 deve quindi trovarsi un altro club, e si sistema all'Union de San Felipe. Ma il suo rapporto con la legge e le autovetture continua ad essere travagliato: nel luglio 2005 investe un vigile urbano, procurandogli diverse lesioni. Pochi mesi dopo, lo sfortunato giocatore decide di dare ufficialmente addio al calcio giocato, a 33 anni. A tre anni di distanza, non se ne hanno notizie: pare lavori attualmente come allenatore in una scuola calcio pubblica di Santiago. Per gli appassionati di calcio cileni, il suo soprannome è rimasto "el italiano". Suona leggermente canzonatorio, non vi pare?


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